domenica, novembre 15, 2015

Stati e religioni, sventurati incesti



Lo stato e la religione non dovrebbero mai mescolarsi secondo me, essi dovrebbero rapportarsi tra loro come fratello e sorella, pur rispettandosi dovrebbero occuparsi di ambiti diversi, essi dovrebbero poter seguire le loro specifiche autocratiche norme senza che esse debbano scontrarsi sul terreno improprio dell'altro, altrimenti, mescolandosi, potrebbero verificarsi sventurati incesti, come puntualmente accade.
Negli anni '60 mi chiedevo perché gli stati occidentali permettessero la circolazione sul loro territorio di sceicchi e simili accompagnati da mogli, concubine e altre donne al seguito, velate in modo da celare i loro volti, cosa contraria alle leggi locali dell'epoca.
Secondo me questa "tolleranza" verso costumi diversi serviva a mascherare in realtà la convinzione di una superiorità occidentale nei confronti di culture diverse, che per l'intrinseca progressività della storia sarebbero andate adeguandosi.
Si sarebbe invece dovuto dichiarare con fermezza che il rispetto delle leggi locali non ammette eccezioni.
Si sarebbe dovuto applicare con altrettanta fermezza il principio di reciprocità nel trattamento di cittadini e religioni, nel senso ad esempio che cittadini di Stati che non ammettono il proselitismo di altre religioni nel loro territorio non avrebbero potuto in alcun modo svolgere tale attività negli Stati ospiti, ugualmente con poligamia o poliandria se lo Stato ospite non li contempla e via dicendo.
Ritengo che proprio il proselitismo praticato dalla maggior parte delle confessioni e sette cristiane in tante parti del mondo (non di rado abbracciato, praticando anche conversioni forzate, addirittura dagli stati, estendendo così l'imperialismo dall'ambito politico-economico a quello religioso) abbia contribuito a costituire la coscienza sporca che, insieme alla già citata convinzione di superiorità intrinseca del sistema di vita occidentale, ha permesso l'affermarsi di pratiche illegali tra cui l'uso di indumenti atti a nascondere i lineamenti femminili, la poligamia, l'infibulazione eccetera.
Non ultima tra le altre cause di questo conflitto credo di dover citare la confusione di ruoli tra stato e chiesa, anche in molti paesi occidentali, che si manifesta in diversi modi tra cui: il riconoscimento di festività religiose, il riconoscimento all'obiezione di coscienza per operatori sanitari, l'insegnamento di specifiche religioni nelle scuole (a volte addirittura a carico dello stato ma con scelta dei docenti operata da gerarchie religiose), il riconoscimento di ministri di culto come pubblici ufficiali nei matrimoni in alcuni paesi, la presenza di ministri di culto (retribuiti dagli stati) in molti eserciti ecc.
Purtroppo per interessi a volte economici, a volte d'influenza politico strategica, più spesso per il combinato di entrambi, si è dimenticato che il rispetto è moneta di scambio essenziale tra popoli, paesi e culture, ma appunto come una qualunque moneta ha due facce: il rispetto che si riconosce di dover dare e il rispetto che si deve esigere.
Fino a ora a governare i rapporti tra stati e tra culture si è oscillato tra “imperialismo” e “tolleranza” i risultati dobbiamo riconoscere che non sono stati brillanti, forse è il caso di dimenticare entrambi.

Milano 15 Novembre 2015

giovedì, settembre 03, 2015

La demagogia e la tassa sulla casa.




Il governo Renzi si sta rendendo ridicolo di fronte a tutti i coloro che ragionano e che sono interessati all'Italia, alla sua economia e al suo sviluppo.
A quanto pare Renzi ha con la realtà in cui vivono gli italiani lo stesso rapporto che aveva Berlusconi, un rapporto cioè mediato dalla televisione, dalle adunate di adoratori e dai talk show.
Nessuno di loro due ha dimestichezza con la vita quotidiana di un lavoratore o di un pensionato, fondamentalmente la platea a cui si dovrebbe rivolgere chi si occupa di tassazione sulla casa, ma quello che allarma di più è che, anche nell'entourage di entrambi, nessuno ha ugualmente tale dimestichezza o ha avuto il coraggio, o la riconosciuta autorevolezza, per opporsi alle demagogiche dichiarazioni di questa estate del premier.
Infatti a me sembra che tra le tasse che hanno una loro ragion d'essere quella sulla casa sia forse la principale, il suo destino infatti dovrebbe essere quello di finanziare gli enti locali, che alla casa forniscono i servizi che a quella casa attribuiscono il loro valore d'uso, tra questi servizi elenco brevemente: strade e marciapiedi e loro illuminazione, manutenzione e pulizia, mezzi pubblici di collegamento con scuole, ospedali e altri luoghi d'utilità, servizi di pubblica sicurezza e vigilanza.
Sarebbe quindi opportuno che la tassazione sulle case, anche quella sulla prima casa, fosse proporzionata alla disponibilità ed efficienza di tali servizi, oltre che alla superficie della casa.
Quindi una vera riforma dovrebbe riportare la tassazione sulla casa a tale importante funzione, da cui purtroppo è stata allontanata da troppi governi che hanno semplicemente pensato che essendo la casa difficilmente occultabile (su questo ci sarebbe tanto da dire in merito a catasti, uffici tavolari e ai vari uffici comunali che dovrebbero censirle e controllarne la congruità a piani regolatori ecc.) hanno fatto della casa il primo cespite a cui affidarsi per urgenze di bilancio.
Adesso Matteo Renzi si adombra per le critiche fatte da Corte dei Conti e istituzioni europee in merito alla sua abolizione, sembra proprio un bambino cui la mamma toglie il videogioco per andare a cena.
I saggi cambiano opinione di fronte a contestazioni ragionevoli e motivate, certo per farlo è necessario avere abbastanza sicurezza in sé stessi, nelle proprie forze e chiarezza di obiettivi cui mirare, tutte cose che evidentemente mancano al premier, purtroppo anche il governo e l'intero staff a quanto pare soffre dei medesimi difetti, o per lo meno nessuno di loro ha il coraggio di giocarsi il posto mettendo in discussione le affermazioni fatte da Matteo Renzi a proposito di tasse sulla casa e questo è ancora più triste, in quanto essi sono in qualche modo esponenti, sia pure di una parte soltanto, della classe dirigente disponibile al momento, evidentemente poco diversa nei fatti da quella che dei governi precedenti, quindi il problema che mi pongo è come rinnovare la classe dirigente? Si dice che la classe dirigente di un paese è l'espressione del paese, in questo caso temo che non abbiamo nessuna speranza, salvo una epidemia mortale che colpisca furbi e imbecilli.

venerdì, agosto 14, 2015

Cacciatori, nazisti e animalisti


Di questi tempi non basta avere la seccatura di non poter frequentare boschi, boscaglie e macchie nella stagione della caccia per paura di finire impallinato, bisogna anche avere l'accortezza di girare con altoparlante e batteria in spalla per avvertire lupi, orsi, cani più o meno rinselvatichiti, motocrossisti e ciclisti di mountan bike e down hill della propria presenza in tutte le stagioni.
Ma che ce lo dicano francamente che gli escursionisti, pedoni e disarmati, devono andare a camminare solo sulla battigia e nelle piste degli impianti o meglio ancora a casa, sui tapis roulant.
Si è infatti aperta la caccia ideologica all'escursionista pedone senza adeguata protezione acustica, se infatti ha la disavventura d'incappare in qualcuno dei soggetti sopraindicati che, nel cagionargli danno, si ferisca, verrà perseguitato, sui media, sui social, finanche nella vita concreta, dai vari integralisti difensori di questa o quella forma di vita che, per diritto divino, ha prevalenza sul pedone il quale ha il gravissimo difetto di non avere ruote né zanne.
Naturalmente è opportuno che il pedone d'altoparlante munito abbia ben presente inizio e fine della stagione della caccia, altrimenti potrebbe finire impallinato dal cacciatore, seccato dal rumore che mette sull'avviso la cacciagione; se la località è inoltre frequentata da bracconieri, in qualunque stagione è raccomandabile l'uso di giubbetto, brache, casco e occhiali antiproiettile.
Il legame che tanti ideologici cacciatori di escursionisti hanno con la natura si concretizza nell'avere in casa cani, gatti, conigli o pesci rossi, nel guardare documentari sugli animali nei quali gli animali carnivori sono nobili e cacciano solo per mangiare, sono esperti nell'uccidere la preda senza farla soffrire o addirittura il commento dice che la preda si offre al predatore.
Sulle uccisioni dei piccoli di leone, praticate ogni volta che un branco di leoni cambia capo, facilmente si glissa, alla lenta morte per soffocamento, che sovente tocca alle vittime di grandi predatori, mentre magari altri partecipanti alla caccia strappano brani di carne alla preda ancora tremante, si premette “le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra sensibillità” permettendo così di evitarle e di continuare a pensare a leoni, tigri, leopardi, ghepardi, lupi, linci eccetera di continuare la loro vita da peluche nell'immaginario del cittadino integralista.
Finalmente mi sembra che stiano diminuendo negli USA le uccisioni da parte degli integralisti antiabortisti dei medici e infermieri che aiutavano le donne in quei difficili frangenti della loro vita, ma presto nel mondo, oltre alle orde di integralisti di una o un'altra religione, avremo orde di antispecisti, animalisti e protezionisti, integralisti anch'essi, che assalteranno chiunque esca dalle città senza altoparlante, macellerie, allevamenti, pastori e boscaioli e svelleranno recinti elettrificati e demoliranno muretti e recinzioni, costoro diverranno i nuovi cacciatori, questa volta della propria specie, anche se essi si sentiranno diversi, così come fecero i nazisti, togliendo questi ai cospecifici la dignità umana e quelli forse l'appartenenza al regno animale.
Viva la lattuga e la sua dignità.


mercoledì, agosto 12, 2015

Nagasaki e Fukushima


Ogni anno le commemorazioni delle vittime delle due bombe atomiche sul Giappone diffondono tristi fotografie che divengono trucidi album quando gli anniversari fanno cifre tonde, dispiace assai per tutte quelle persone che hanno sofferto, ma quanto poche sono le testimonianze che appaiono sui media sugli eccidi e sulle crudeli pratiche di prigionia e lavori forzati che le forze di occupazione giapponese hanno utilizzato in ogni luogo conquistato?
Quante sono state le schiave sessuali dei paesi occupati utilizzate per il “ristoro” dei soldati del sol levante?
I cittadini coreani presenti nelle città oggetto del bombardamento atomico mi risulta siano addirittura stati esclusi dall'accesso alla sanità pubblica.
Quindi io non mi sento di associarmi a tutti coloro che hanno condannato l'uso dell'atomica sul Giappone, se ciò ha abbreviato anche solo di un giorno la guerra, è stato giusto farlo.
Che poi questo abbia generato nel popolo giapponese, e in particolare nei suoi governanti e classe dirigente, un'attrazione per l'energia atomica che nella riapertura di centrali, anche dopo il disastro di Fukushima, come in altre misure, continua a manifestarsi come un amore masochista, questo è argomento di psicoananlisi sociale.

domenica, luglio 26, 2015

Tasse sugli immobili e scuole cattoliche



Le polemiche dei politici sulla sentenza della Corte di Cassazione a proposito delle tasse sugli immobili delle due scuole di Livorno sembrano provenire da un altro pianeta.
A quanto pare, a mio parere, c'è un equivoco di fondo, le tasse sugli immobili devono essere pagate da tutti in quanto corrispondono a un servizio reso da Stato, Regioni, Province e Comuni (che poi questo servizio sia reso più o meno bene e sia migliorabile è un altro discorso).
Infatti ognuno di questi enti per ciò che gli compete produce, o dovrebbe farlo, dei servizi che rendono usufruibile e proteggono l'immobile in questione, si tratti di costruzione e manutenzione delle strade che conducono a quell'immobile, si tratti della illuminazioni di dette strade, si tratti dei servizi di vigilanza e protezione dell'immobile tramite forze di polizia varie o del servizio dei Vigili del Fuoco, o dei servizi di trasporto che a quell'immobile o alle sue vicinanze conducono.
Detto questo qualcuno, per sostenere la necessità di una uguaglianza tra scuola statale e non statale propone di far pagare questa tassa (era ICI, ora IMU, domani chissà) anche alle scuole dello stato, ma si tratterebbe di far uscire danaro da una tasca per farla entrare nell'altra, con il rischio di perderne nel travaso, cioè si tratterebbe di avere personale della scuola che dovrebbe occuparsi di pagare questa tassa e personale della Agenzia delle Entrate che dovrebbe controllare la cosa e personale del Ministero dell'Istruzione che dovrebbe di nuovo redistribuirlo alle scuole per consentir loro questo esborso, un non senso.
Inoltre non dimentichiamo che le scuole paritarie pagano di contratto stipendi inferiori a quelli delle scuole statali (vedi qui) e non di rado anche solo i contributi (vedi qui ) e che, per essere riconosciute paritarie sono soggette ad un accertamento, da parte dell’Ufficio scolastico regionale del possesso dei requisiti di qualità ed efficacia previsti dalla legge, non mi stupirei se qualche indagine scoprisse situazioni simili a quelle scoperte anni addietro negli Uffici della Motorizzazione civile in merito alle patenti facili, ma si tratta solo di una mia sensazione, per ora.
Che poi il discorso debba essere allargato a tutte le ONLUS, più o meno favorite nei trattamenti fiscali, mi sembra parimenti giusto, è troppo facile fare risultare una organizzazione come senza scopo di lucro, facendo sparire i profitti nelle tasche di dirigenti, di fatto padroni di queste organizzazioni.
P.S.
Non dimentichiamoci che il personale delle scuole cattoliche è spesso costituito da sacerdoti che hanno un fondo pensione particolare: il Fondo del Clero, che gestisce l'Inps per la previdenza del clero cattolico secolare e dei ministri delle confessioni diverse dalla cattolica e che è sempre in rosso, i suoi esborsi sono il triplo degli incassi (vedi qui) e indovinate un po' chi ripiana i conti di quel fondo?

venerdì, luglio 24, 2015

Il Paese dei Balocchi ovvero lo voglio, LO VOGLIO, LO VOGLIOO!


Qui sul sito di Essere Animali, il 10 Ottobre 2014, l'avv. Alessandro Ricciuti si esprimeva in merito alla soppressione di Excalibur, il cane dell’infermiera spagnola malata di Ebola.
Ho aspettato tanto a commentare sperando che l'autore si rendesse conto di alcune aporie nel suo post, ma a questo punto non credo che le emenderà più.
Nel post Ricciuti scrive che il timore che il cane potesse essere stato infettato era assurdo e immotivato, argomentando cita uno studio del 2005, secondo il quale i cani possono essere contagiati dal virus senza però manifestare sintomi della malattia.
Evidentemente Ricciuti non prende neppure in considerazione i casi non infrequenti di animali che sono portatori sani di malattie, cioè che ospitano virus e/o batteri patogeni che però in essi non causano alcun sintomo, uno per tutti: l'armadillo e la lebbra.
Di seguito Ricciuti aggiunge che sarebbe stato sufficiente mettere l'animale in isolamento e monitorarlo, evidentemente egli non ha ben presente quale sia il livello di isolamento per patologie tanto gravi e tanto facilmente infettive, né il fatto che per gli umani sono già pronti locali di isolamento a pressione negativa in appositi centri di massima sicurezza, ma sarebbe difficile approntare locali idonei ad ospitare tutti i tipi di animali domestici che eventualmente si dovesse isolare, inoltre i costi per mantenere in efficienza tali centri e pronto ad intervenire il personale necessario sono ingenti.
Ma la cosa che effettivamente alla fine fa sorridere, o meglio farebbe sorridere se a scrivere questo post fosse un bambino, è la frase “che alla vita viene attribuito un valore economico, che rientra nei calcoli costi/benefici”, caro Ricciuti a cosa pensa sia dovuto l'obbligo di assicurazione responsabilità civile? Le svelo l'arcano: proprio al fatto che alla vita viene attribuito un valore economico.
Ma voglio dirle un altro segreto: i soldi disponibili nei bilanci dello stato non sono infiniti, non è proprio che quando un ministero ha bisogno di fondi si rivolge alla zecca e questa stampa il fabbisogno.
Quindi caro Ricciuti le auguro di non avere mai bisogno di dover scegliere se utilizzare i risparmi per fare un intervento di cardioplastica a suo figlio o al suo cane, ma provi a pensarci: cosa sceglierebbe?
Gli stati spesso devono scegliere se fare interventi per l'assistenza a portatori di una disabilità o di un'altra, se finanziare la ricerca su una patologia o un'altra, le case farmaceutiche fanno ragionamenti di ritorno economico nel finanziare una o un'altra ricerca di farmaci, proprio per finanziare la ricerca su malattie rare ci sono state recentemente mobilitazioni di star e spettacoli per raccogliere fondi, ci aveva fatto caso?
Non viviamo esattamente nel Paese dei Balocchi altrimenti probabilmente non avremmo neppure avvocati e non credo sarebbe un gran danno.


mercoledì, luglio 22, 2015

Orsi del Trentino. Signorile quel post?


Che sia antropocentrismo anche quel che si maschera come suo contrario? Il tentativo di proporre una situazione ambientale che prescinda dalla presenza umana, un ritenere come questa presenza, oltre che ostile alla naturalezza dell'ambiente, sia un inutile surplus, di più: il vero ostacolo alla vera vita naturale; con ciò evidenziandosi come, nel bene o nel male, sempre l'uomo venga messo al centro, deus ex machina, per lo meno di questo povero pianeta.
Si possono leggere a questo proposito i numerosi articoli e post (ad es. qui Lisa Signorile) con corollario di innumerevoli commenti, a proposito di orsi in Trentino, in essi, a volte con arroganza, a volte con supponenza, a volte con sarcasmo, qualche volta con ironia, spesso aggressivamente, viene trattato il disagio di chi, dopo molti anni, si trova improvvisamente a dover condividere la casa con un ospite, conoscente del nonno, ma non mai amico.
La presunzione con cui cittadini amanti degli animali, ma non dei topi in casa propria, guide naturalistiche professionali, abituate a trascorrere settimane all'erta, zoologi che trascorrono 15 giorni ogni sei mesi nella natura, magari con le guide di cui sopra all'erta anche per loro, dicevo: la presunzione con cui costoro pretendono di dare giudizi e indicare la strada a chi vive i luoghi abitati dagli orsi e, fino a poco tempo fa, lasciava giocare i bambini intorno casa, tanto i cinghiali arrivano solo la notte a grufolare nell'orto, bene, questa presunzione sarebbe irritante se non fosse disarmante per la superficialità con cui tratta della vita quotidiana di tante persone.
A questo punto viene da chiedersi come mai gli stessi (biologi, naturalisti, divulgatori) che criticano il disagio manifestato dai trentini, o da altre popolazioni coinvolte in codeste reintroduzioni, insistano nel propugnare le vaccinazioni contro le più diverse malattie, non sono forse virus e batteri espressioni della natura e non contribuiscono, o meglio non contribuirebbero, al mantenimento di un equilibrio anche della popolazione umana rispetto alle popolazioni delle altre specie?
Viene allora da interrogarsi, forse, senza vaccinazioni, anche codesti propugnatori della natura libera e selvaggia, sotto forma di orsi e lupi intorno casa, anche essi si sentirebbero in pericolo, loro e i loro figli?

domenica, luglio 19, 2015

evoluzione ed estinzione delle tasse

Gli annunci dell'attuale Presidente del Consiglio in merito alla estinzione di massa delle tasse di questo secolo sta preoccupando non poco quanti si occupano di sistematica fiscale.
Si tratterà di una effettiva estinzione di massa che ridurrà i phila a due o tre con un paio di specie ciascuno o si darà il via a un nuovo sistema di classificazione con ridenominazione di ogni phila e una nuova suddivisione di ciascuno con innumerevoli ordini, generi, specie e sottospecie come già avvenne in passato?
Ovviamente burocrati, commissioni tributarie, tributaristi, commercialisti, CAF e personale dipendente, temporaneo, avventizio, a termine e via discorrendo, sperano nella riclassificazione, che inevitabilmente avverrà se codesta riforma sarà “pianificata” dai soliti dirigenti pasticcioni agli ordini di politici miopi ed avventati.
I comuni cittadini, proprietari o meno di prima casa, sperano, più che nella eliminazione delle tasse preannunciata (che come al solito sarebbe prodromo ad una loro proliferazione, suddivisione, speciazione e ridenominazione) in una unificazione con criteri e aliquote unici nazionali, che possibilmente porti ad una riduzione del loro ammontare, anche se forse basterebbe semplificarla in modo da non doversi rivolgere a commercialisti e CAF per ridurne il peso sui cittadini, se poi le aliquote fossero decise con ampio anticipo con ampi termini di pagamento i pensionati e i meno abbienti potrebbero andare in vacanza in periodo non di punta, risparmiando non poco e aiutando anche il settore turistico.
La domanda allora è: siamo alla vigilia di una estinzione di massa o all'antivigilia di una radiazione adattativa?

giovedì, luglio 16, 2015

FMI fuori tempo e strada in discesa, un default tira l'altro



Sui giornali di ieri è comparsa la notizia che, secondo una nota del FMI il debito greco è insostenibile vedi qui su corriere.it.
Viene da chiedersi se un principe azzurro abbia svegliato qualche bell'addormentato/a, probabilmente ben retribuito, tra il personale del FMI.
Da molto tempo si sa che il debito pubblico greco è insostenibile, ma il FMI avrebbe dovuto lanciare allarmi forti e chiari ben prima d'ora. Quindi a mio modo di sentire qualcuno ha parlato fuori tempo massimo,, ma forse sono io che non ho sentito.
Da un altro punto di vista invece non è il momento di parlare di revisione del debito, se mai lo fosse, in quanto:
- è evidentemente prima necessario che la Grecia metta mano fattivamente a quelle riforme di cui hanno parlato vari governi senza mai attuarle compiutamente,
- il piano di aiuti deve ancora avere il via libera di vari parlamenti europei e si tratta di aiuti che pongono problemi di opinioni pubbliche in quasi tutti gli stati e problemi di coesione delle maggioranze di governo.
Quindi è troppo presto per parlare di revisione o ristrutturazione del debito greco.
Da quel che leggo la Grecia risulta destinataria di uno dei più ingenti aiuti economici (30 mld di $) da parte del FMI, nonostante la sua partecipazione a tale fondo sia assai esigua circa lo 0,46%.
Per concludere: la Grecia ha assoluta necessità di guadagnarsi credibilità internazionale in riferimento alla sua classe politica e alla sua capacità di rinnovarsi, senza questa credibilità un'eventuale ristrutturazione del debito greco renderebbe non solo impossibile un finanziamento da parte della BCE e di altri organismi internazionali, ma i mercati chiederebbero interessi a due cifre per decidersi a comprare eventuali future emissioni dello stato greco.
Chi vuole può leggere una breve storia della crisi economica e del default dell'Argentina qui e qualche notizia sul nuove difficoltà della stessa qui. Sembra una banalità, ma guadagnare credibilità è molto più difficle che non perderla.
Si leggono tanti commenti su guadagni del 1600% fatti ( o meglio, forse fattibili) da parte di fondi speculativi su titoli argentini e di cifre poco differenti su titoli greci, ma nessuno tiene conto che, se questi fondi hanno comprato a sconto estremo i titoli in questione, è perché risparmiatori e pensionati, oltre che fondi pensione ecc, hanno comprato in emissione, o vicino alla pari, quei titoli, per poi venderli perdendoci assai pur di portare a casa qualcosa, proprio perché si trattava non di fondi speculativi, ma spesso di privati che non potevano permettersi di pagare avvocati o di aspettare decenni, quindi cari commentatori pensate prima di scrivere e, come dice un vecchio che conosco: "Son capaci tutti a essere gay col culo degli altri" (non dice "gay"...) o per essere meno sboccati, "facile essere generosi col portafoglio degli altri" ma mi sembra così meno efficace!

mercoledì, luglio 15, 2015

Dopo la Grecia tocca all'Italia darsi da fare




Le riforme strutturali che la Grecia, forse, sta affrontando devono essere lo stimolo ad affrontare le riforme in Italia, non c'è più tempo da perdere.
Provo ad elencarne alcune senza un ordine preciso, ma tutte indispensabili secondo me.
- Snellimento dei processi civili, eliminazione di ogni possibilità di partecipazione dei giudici ad arbitrati.
- Responsabilità civile dei pubblici dipendenti.
- Unificazione di catasto e uffici tavolari e altri eventuali enti che si occupino di proprietà immobiliari, accelerazione dell'informatizzazione degli stessi e interconnessione diretta con gli uffici tecnici comunali, nonché completa accessibilità al pubblico per via informatica dei dati in essi custoditi.
- Semplificazione o abolizione del PRA (Pubblico Registro Automobilistico), i trapassi di autoveicoli potrebbero essere semplificati sul modello inglese ad es.
- Semplificazione e detassazione delle compravendite immobiliari in modo da non avere necessità di rivolgersi a notai per le compravendite per uso personale (prima e seconda casa ad es.) ciò faciliterebbe anche la mobilità per lavoro e/o studio diminuendo la necessità del pendolarismo.
- Eliminazione di tutti i cosiddetti enti inutili, già censiti da apposite autorità e/o commissioni nel passato.
- Divieto assoluto di svolgere qualunque attività professionale, artistica, di spettacolo o liberale che sia retribuita, anche se solo sotto forma di rimborso spese o di partecipazione agli utili, per qualunque parlamentare, senatore, giudice, pubblico ministero, ministro e sottosegretario.
- Aumento del 2% delle imposte sul reddito d'impresa per quelle aziende che facciano ricorso a manodopera in appalto in misura superiore al 5% della forza lavoro dipendente a tempo indeterminato.
- Aumento del 5% delle imposte sul reddito d'impresa per quelle aziende che retribuiscano i dirigenti con stock option il cui valore sia superiore al 10% della retribuzione lorda del dirigente.
- Aumento del 3% delle imposte sul reddito d'impresa per quelle aziende in cui il reddito lordo del dirigente o del presidente o dell'amministratore delegato meglio retribuito sia superiore a trenta volte il reddito lordo del dipendente meno retribuito.
- Aumento del 6% delle imposte sul reddito d'impresa per quelle aziende in cui il reddito lordo del dirigente o del presidente o dell'amministratore delegato meglio retribuito sia superiore a cinquanta volte il reddito lordo del dipendente meno retribuito.
- Aumento del 9% delle imposte sul reddito d'impresa per quelle aziende in cui il reddito lordo del dirigente o del presidente o dell'amministratore delegato meglio retribuito sia superiore a settanta volte il reddito lordo del dipendente meno retribuito.
- Aumento del 12% delle imposte sul reddito d'impresa per quelle aziende in cui il reddito lordo del dirigente o del presidente o dell'amministratore delegato meglio retribuito sia superiore a cento volte il reddito lordo del dipendente meno retribuito.
- Divieto di assunzione presso la medesima università di parenti di rettori, presidi e docenti fino al terzo grado.
- Ridimensionamento del campo d'intervento dei TAR.
- Introduzione del principio per cui nessuna nuova legge possa essere introdotta se non contiene esplicitamente l'abrogazione di almeno tre leggi preesistenti.
- Introduzione del principio per cui nessuna nuova legge che contenga più di 500 parole possa essere approvata.
- Abrogazione di tutte le leggi emanate prima del 1950 ad eccezione della costituzione.
Ho senz'altro dimenticato qualcosa ed evidentemente l'ultimo punto va affrontato dopo avere approntato nuovi codici penali, civili e di procedura civile e penale.
Si tratta di un lavoro immane ma urgentissimo e non necessario, indispensabile!

martedì, luglio 14, 2015

Capraia Isola


Questo post è di alcuni anni fa ed era rimasto nelle bozze per errore, lo pubblico oggi tanto per distrarmi dalla situazione politica che mi pare tanto piena di parole vuote.
Ci sono modi peggiori di spendere tempo e danaro che andare a Capraia in estate se non siete subacquei, ma non sono molti.
Io sono tornato da una settimana e pur essendo un discreto nuotatore, di solito nuoto due o tre ore, non ho potuto nuotare che per venti minuti alla volta a causa delle acque fredde e del gran numero di meduse che costringono ad una vigilanza continua; se a questo aggiungiamo che esiste una sola spiaggia (raggiungibile solo in barca o con una nuotata di circa due km dal porto) e che le coste hanno limitatissime zone su cui sedersi sull'asciugamano e quasi nessuna possibilità di sdraiarsi ecco il panorama balneare è completo.
C'è un via vai di barche di sub nel porto, immagino che i fondali siano belli, ma nuotando con maschera e boccaglio, in tre località sul lato est, la maggiore densità di pesci l'ho trovata nell'antiporto la sera dopo che da due TIR avevano scaricato orate giovani da crescere negli stabulari posti nell'insenatura del porto vecchio.
Per quanto riguarda le passeggiate ne ho fatta una di 5h e1/2 e altre 2 di circa 2h ciascuna e tranne una decina di conigli, al mattino presto e verso sera, due mufloni verso le 19.15, qualche corvo e numerosi gabbiani non ho visto altro. Invece andando al porto al momento dell'imbarco della nave alle 18.30 e guardando la collina sopra ai cassonetti alla base del molo, a poche decine di metri dalla gente che si chiama e si imbarca, si vedono ogni sera vari esemplari di muflone di diversa età che guardano distratti i turisti che se ne vanno e brucano come soprappensiero.
Non metto in dubbio che in primavera o in autunno ci sia ben altro, ma in giugno-luglio io ho visto solo questo e qualche marangone dal ciuffo, al mare.

Autorevoli commentatori del compromesso su debito greco


Così siamo giunti a un compromesso, tra le posizioni delle varie nazioni europee in merito alla situazione greca.
Ognuno a casa propria, o meglio ai propri elettori, cercherà di evidenziare quelle parti dell'accordo che gli sembreranno più “digeribili” cercando al contempo di sminuire l'importanza e il peso di quelle che potrebbero sembrare contrarie agli interessi nazionali, o di quella parte dell'elettorato cui fa riferimento il proprio partito.
Chissà se la negoziazione avrebbe potuto avvenire in modo meno dirompente, se avrebbe potuto prestarsi meno alle critiche, anche più che giustificate, che hanno coinvolto e diviso partiti di governo e opposizione in buona parte d'Europa?
Di sicuro, a mio parere, il concetto di democrazia e in particolare una delle sue espressioni più dirette, il referendum, ne sono usciti sminuiti, la sua convocazione da parte del governo Tsipras, con la richiesta del governo di esprimersi per il no, ben avendo presente le scelte che la Grecia aveva davanti e la storia del debito greco almeno degli ultimi 10 anni e quindi la difficoltà che gli altri governi avrebbero avuto a far approvare dai loro parlamenti, ammesso che lo volessero, condizioni di maggior favore, ebbene dicevo questo referendum convocato improvvidamente, ha posto le condizioni per una frantumazione del maggior partito di governo, oltre che della sua maggioranza (in nome forse di un plebiscito per il primo ministro greco? Ma tutto ciò sembra avere più senso in un paese a vocazione dittatoriale che non in una democrazia matura, o sono io che m'inganno?)
Mi piacerebbe sapere cosa si aspettava Tsipras da questo referendum, forse qualcuno gli ha sussurrato all'orecchio che, di fronte ad un plebiscito dei greci, i politici d'Europa si sarebbero dimenticati dei propri elettori, della propria opinione pubblica, dei partiti di opposizione dei propri paesi e delle minoranze interne ai propri partiti?
Io non credo che se chiedessi a mia moglie e ai miei figli l'autorizzazione ad avere una relazione con la mia vicina di casa e loro mi autorizzassero, ciò comporterebbe che la vicina e il marito siano d'accordo, eppure mi sembra sia ciò che in Grecia hanno pensato ricorrendo al referendum.
Leggo spesso “autorevoli commentatori” sui giornali che rimproverano la mancanza di visione politica dei leader europei, essi rimproverano a questi un eccesso di economicismo, vorrebbero un salto di qualità nella costruzione di una Europa unita, si commuovono, e ci commuovono, citando le sofferenze dei greci meno abbienti, l'aumento di mortalità infantile e senile e altri non meno gravi problemi. Peccato che questi autorevoli commentatori non traggano le conseguenze da queste loro emozioni, a me sembra che dovrebbero avere il coraggio di reclamare una rivoluzione che sovverta le basi delle nostre società con una redistribuzione della ricchezza e delle risorse, altrimenti non si fa altro che populismo, secondo il quale non bisogna curarsi dell'economia di mercato, i danari basta stamparli e distribuirli a chi ne ha bisogno, ma non è questo uno scenario inflazionistico che potrebbe in poco divenire iper-inflazionistico? A cosa pensano in Germania di fronte a una prospettiva del genere? Non forse all'inflazione degli anni '30 del secolo passato e alle sue conseguenze?
Non esiste altro modo per azzerare il passato, e con esso debiti e crediti, che una rivoluzione, la forma “civilizzata” di una rivoluzione economica si chiama fallimento o default, chiamatelo come volete, quindi per favore siate conseguenti cari “autorevoli commentatori”, quindi chiedete alla Grecia se i suoi cittadini sono pronti a una rivoluzione o a un default con tutte le conseguenze che queste scelte comportano.
Altrimenti chiedere ai cittadini europei, che hanno faticosamente costruito patti sociali più o meno coerenti, che hanno affrontato nel passato recente importanti sacrifici, per evitare di dover ricorrere a rivoluzioni o fallimenti, di fare altri sacrifici per un paese che, nel recente passato, si è mostrato, diciamo prudentemente, “incauto” o “improvvido” nella scelta dei suoi governanti e con poco senso
della collettività (vedi evasione fiscale e economia sommersa) sarà cosa anche cristiana (porgi l'altra guancia...) ma poco realistica.
Un ultimo appunto a quei politici che sono corsi in Grecia a festeggiare il No al referendum, che si tratti di persone con poco senso della realtà e più interessate a una comparsata in televisione che a una risoluzione dei problemi della Grecia e dell'Europa mi pare indiscutibile, alcuni, che si erano fatti una qualche reputazione di credibilità, sono riusciti a giocarsela con poche parole.
Avevo destinato il 2 per mille della mia dichiarazione dei redditi a SEL, tanto per non darla a altri partiti che mi sembrava ancor meno mi rappresentassero, a questo punto mi sembra di aver fatto una scelta come l'ho fatta per l'8 per mille, semplicemente destinandolo a chi ne avrebbe avuto meno, infatti l'ho destinato all'Unione induista, ma solo per non darla ai valdesi, come avevo fatto in passato, visto che fanno una pubblicità invasiva, o allo stato che avrebbe potuto spenderlo in armamenti. Non so cosa farò in futuro.

domenica, giugno 28, 2015

La strategia di Tsipras sarà questa?


Già da qualche tempo ho sentito la necessità di scrivere della crisi greca, mi tratteneva il fatto di essere l'unico a pensare che il problema non fosse il prestito alla Grecia sì o no, e d'altra parte neppure Europa sì o no, oppure euro sì o no.
Finalmente da qualche giorno ho letto qualche opinione che mi ha confortato e mi decido a fare una sintesi di quelli che mi paiono i problemi che riguardano la Grecia, in primo luogo, ma anche l'Italia e altri paesi dell'area euro.
In primo luogo, anche se il prestito alla Grecia avesse caratteristiche di regalo o, se volete, di finanziamento a fondo perduto, i problemi della Grecia si ripresenterebbero in capo a meno di 15 anni e sarebbero non solo disgreganti, ma letali per l'Unione Europea.
Ciò che serve oggi alla Grecia, finalmente qualche osservatore lo scrive, è una riscrittura delle regole generali che governano i rapporti tra politica, burocrazia, finanza, lobby economiche (ad es. degli armatori), polizia, esercito e cittadini (nonché tra cittadini continentali e insulari).
(A questo indirizzo potete trovare una sintesi del libro “L’Odissea del debito, Le crisi finanziarie in Grecia dal 1821 a oggi” (In Edibus, 2015), di Alessandro Albanese Ginammi e Giampaolo Conte, dottorandi in Storia contemporanea e cultori della materia presso la cattedra di Storia economica di Roma Tre.)
Nessun governo in Grecia (come d'altronde in Italia) ha fin'ora avuto un governo di ministri, parlamentari e partiti tanto coraggiosi e disinteressati da sfiorare il suicidio, da avere il coraggio di affrontare una riscrittura di tali regole su basi più eque e adeguate al momento storico, esse si sono sedimentate negli anni, proteggendo man mano questa o quella parte della società più utile al mantenimento del potere da parte del governo del momento.
Oggi Tsipras potrebbe avere questa possibilità, se ha il fiuto politico e l'animo dello statista disinteressato dovrebbe cogliere al volo la possibilità di fare una riforma generale dello stato ellenico approfittando di un referendum che, contro il suo parere formale, lo costringesse a restare nell'euro. Se, approfittando di un forte mandato datogli da un referendum, avesse la capacità di sferrare attacchi alle rendite di posizione e ai vari gruppi di potere economico, burocratico e militare in modo che le loro istanze conservatrici non si saldino contro di lui e contro il suo progetto potrebbe essere il salvatore dell'Europa come progetto.
Si tratterebbe fondamentalmente di prendere misure capaci di eliminare rendite di posizione e di semplificare in modo estremo la burocrazia, praticamente le stesse cose che da anni sono necessarie in Italia e che nessun governo ha mai avuto il coraggio di fare fino in fondo.
Se queste cose fossero realizzate da Portogallo, Spagna, Italia e Grecia e se questi stati si impegnassero per una analoga politica dell'Unione Europea, la vita quotidiana dei cittadini europei sarebbe forse non “felice” ma assai più semplice.
Il passo successivo dovrebbe essere, oltre all'unificazione delle aliquote fiscali, una tassazione dei derivati e dei future tale da riportarli alla mera funzione di assicurazione originaria.
Se Tsipras riuscirà a rifondare i rapporti economici e sociali della Grecia abbiamo speranza che ciò possa succedere anche in Italia e negli altri paesi europei che ne hanno maggiore necessità, forse allora l'Unione Europea avrà un senso compiuto e le innumerevoli vittime delle guerre che devastarono il continente potranno riposare in pace.
Cominciamo dunque a cercare quale sia tra i soggetti politici italiani quello che potrebbe portare a termine un simile progetto. Si accettano candidature.



domenica, marzo 15, 2015

Perché la Regione Lombardia paga i trattamenti con onde d'urto più di un privato?

Recentemente mi sono trovato nelle condizioni di dover ricevere 3 trattamenti con onde d'urto focalizzate a una articolazione, il centro a cui mi sono rivolto per la visita fisiatrica mi ha proposto di fare i trattamenti dopo 3 mesi con il Servizio Sanitario Regionale (d'ora in poi SSR) e dopo una settimana privatamente, "tra l'altro - mi ha detto l'impiegata - c'è poca differenza di costo: 66€ con il SSR e 100€ privatamente".
Seccato per quella che mi è sembrata una "furbata" di quel centro mi sono rivolto altrove e ho avuto un appuntamento, in convenzione con il SSN, alla stessa data propostami privatamente dal primo centro.
Dopo aver pagato mi è stato consegnata una "Comunicazione del valore di rimborso delle prestazioni" che certificava:
a) La quota di ticket che avevo pagata: 36€
b) La quota fissa per ricetta: 30€
c) La quota riconosciuta dal SSR all'ambulatorio a saldo di quanto da me pagato come ticket: 123,99€
Se non sbaglio il valore totale di questa prestazione che la Regione Lombardia riconosce all'ambulatorio è quindi pari a 36+30+123,99 =169,99€.
Io mi chiedo se nella valutazione del prezzo da riconoscere a codesto ambulatorio da parte della Regione Lombardia sia intervenuto qualche fattore sconosciuto e misterioso, visto che il prezzo che mi hanno comunicato nel primo centro era di 100€ totali, si trattava di un trattamento di favore dovuto al mio indubitabile fascino? Mi piacerebbe conoscere quali parametri utilizzano i funzionari e dirigenti della Regione Lombardia per fissare il prezziario dei rimborsi.
Ho l'impressione che la sanità in Lombardia sia ancora un grande affare, per pochi però, visto che i ragazzi che operano come fisioterapisti o logopedisti o tecnici di laboratorio, normalmente non sono assunti, ma operano come partite IVA, le solite partite IVA farlocche che coprono lavori in realtà da dipendenti con i disagi di entrambi i tipi di rapporto e nessun vantaggio.

martedì, gennaio 20, 2015

I buoni sentimenti e il giornalismo

Su "http://27esimaora.corriere.it/" Camilla Baresani esprime il suo orgoglio per l'essere europea prendendo spunto dalla vicenda delle due giovani donne tornate dalla Siria dopo mesi di prigionia, anche Roberto Saviano e Natalia Aspesi hanno scritto su di loro, la più parte delle cose scritte sono semplicemente a difesa delle due giovani contro il linciaggio scritto e verbale sui diversi mezzi di comunicazione che pare si sia scatenato contro di loro, scrivo "pare" in quanto io evidentemente evito, consciamente o meno non so, di vedere e quindi di leggere, articoli e opinioni carichi di odio insano, tutto ciò mi pare condivisibile, ma in buona parte di questi interventi si da per indifferente se si sia pagato o meno un riscatto e su questo io mi permetto di avanzare qualche perplessità.
Probabilmente Saviano e Baresani sono troppo giovani per ricordare la lunga e drammatica stagione dei sequestri a scopo di estorsione che si estese per vari decenni: 184 nella sola Sardegna (dagli anni '60 del secolo scorso)  e oltre 400 nel resto d'Italia (dagli anni '70); quanti furono in realtà è impossibile sapere in quanto non pochi non furono denunciati e si risolsero, in un modo o nell'altro, senza l'intervento delle forze dell'ordine e della magistratura.
Chi, come me, ha una ventina d'anni più di Saviano (che è nato nel 1979) ricorda periodi in cui giungeva notizia di almeno un sequestro ogni quindici giorni, ricorda che un buon numero di sequestrati non sopravvissero al sequestro, che più d'uno venne restituito ai parenti un po' alla volta, che finanche dei bambini vennero tenuti sequestrati per molti mesi in condizioni pietose.
Chi ricorda le polemiche che ci furono quando venne approvata la legge che prevedeva il blocco dei beni dei parenti dei sequestrati?
Eppure quella misura diede un colpo forte all'industria dei sequestri, certo insieme a progressi della tecnologia e delle tecniche investigative, ma il deterrente della difficoltà di trarre un utile fu essenziale per il rarefarsi estremo del fenomeno.
Quante persone furono salvate da quel provvedimento non è dato sapere, ma forse sarebbe il caso di non dimenticare il passato, qualcuno obietterà che questo caso è diverso: la molla ideologico-politico-religiosa diversa dal guadagno puro e semplice, ma i frequenti passaggi di "proprietà" dei sequestrati da un gruppo all'altro, da una banda all'altra, pare siano accertati in molti casi, se non la più parte.
Ovviamente all'epoca in cui la misura del blocco dei beni fu varata i parenti si sentirono violati e disperati e cercarono in ogni modo di aggirarla, i giudici che dovettero applicarla a volte lo fecero con sofferenza, pure lo fecero, e quella stagione passò.
Allora la sola cosa che io contesto ai summenzionati giornalisti non è certo la letizia per la liberazione delle due donne, ma il fatto di giudicare ininfluente il pagare un riscatto per tale liberazione.

venerdì, gennaio 02, 2015

Magdi Allam il 4 luglio 2006 sul Corriere della Sera
critica giustamente, credo, un certo nascondersi dei media nel commentare le notizie dal medio oriente, ma in questa condivisibile critica commette un errore che può sfuggire a una prima lettura frettolosa cito testualmente: “… i nostri media hanno addossato la responsabilità della nuova «spirale dell’odio» alla «invasione» e «occupazione» nonché al «massacro» imputato a Israele, nel momento in cui ha adottato le misure necessarie per salvare la vita del suo soldato.”
Se bombardare la popolazione civile viene considerato una “misura necessaria per salvare la vita al suo soldato” onde rendere invisi alla popolazione i militanti di Hesbollah e tagliare quella rete di complicità e protezione che ne rende possibile l’azione, chi ha memoria della lotta di resistenza in Italia sente un inquietante già vissuto: quando i massacri di civili nelle campagne italiane avvenivano con mezzi diversi, ma ugualmente "giustificati".
Questo tipo di problemi si pone ogni volta che un esercito regolare di uno stato si scontra con formazioni militari espressione invece di una frazione della popolazione. Purtroppo non mi vengono in mente soluzioni, che la storia abbia proposto a questi conflitti, diverse dalla capitolazione e dal ritiro dal territorio dell’esercito statale o dallo sterminio pressoché totale della popolazione contrapposta.
Quando due stati tramite i loro eserciti si scontrano la popolazione civile ha dovuto sempre patire per la sua vicinanza o interposizione tra i fronti, questo era sempre vero nelle antiche guerre di movimento con cavallerie e fanterie che si scontravano in campo aperto, le armate in movimento razziavano e uccidevano, stupravano e mutilavano; una breve pausa ci fu con l’affermarsi della guerra di trincea durante la prima guerra mondiale, ma subito la tecnologia bellica si incaricò di portare la morte nelle retrovie e più a fondo ancora nei centri nevralgici dello stato avversario: le città e le industrie che all’esercito nemico fornivano di che battersi.
Allora per piacere smettiamo di parlare di guerra come di uno scontro di eserciti, di uomini in armi, essa non è altro, oggi come sempre, che un massacro reciproco di popoli per tramite dei suoi boia, nobilitati da divise o meno, con una menzogna etica codificata o meno, con alibi religiosi o ideologici o meno.
Cosa ci dice la storia in specifico di conflitti come quello israelo-palestinese mai ufficialmente dichiarati? Che poche volte sono finiti con un accordo duraturo, mi sembra di poter dire, ma non sono uno storico, chi può mi smentisca.
Solo vorrei che smettessimo l’ipocrisia di dirci diversi dai nemici, di giustificare la nostra guerra con valori che poi smentiamo nella sua conduzione ogni giorno e non potrebbe essere altrimenti.
BdA

A tavola con lo squalo, niente paura, non mi riferisco alla suocera.

Dopo averlo lavato e sventrato e di nuovo lavato, mettete da parte le pinne per le specifiche preparazioni cinesi e la testa per la gelatina, con il resto potete farne delle fette di circa 12-16 mm di spessore che potrete cucinare come bistecche avendo l'accortezza di non cucinarle troppo.
La ricetta che voglio suggerire oggi è "Squalo allo zenzero".
Ponete uno spicchio di aglio in olio e.v. di oliva e, a fuoco vivo, appoggiatevi un trancio di squalo, coprite e, mentre va, lavate dei capperi in acqua corrente, tagliate due fettine sottili di zenzero fresco e due dischetti di buccia di limone. Girate il trancio di squalo e ponetevi sopra i capperi, lo zenzero e il limone, coprite ancora per qualche minuto poi girate di nuovo il trancio e cucinate ancora a fuoco vivo aggiungendo qualche cucchiaio di vino bianco leggero.
A seconda del tipo di padella, dello spessore del trancio e dell'intensità del fuoco i tempi di cottura variano, in ogni caso quando a pelle sarà facilmente staccabile dalla carne con un coltello da tavola la cottura sarà ultimata, non superando in genere i dodici minuti.
Un eccellente contorno sarà una insalatina di rucola, portulaca e foglioline di rapanello.
I vini potranno essere bianchi o rosati a leggera acidità è inutile ricorrere a vini particolarmente costosi il cui bouquet comunque verrebbe soffocato dagli aromi intensi dei piatti suggeriti.
Una buona alternativa può essere una weissebier, oppure una tisana di menta e germogli di agrumi (senza zucchero) o un brodo di asparagi e spinaci leggermente salato.

In morte del padre

In morte del padre

Mentre l’alba trionfa sulla notte ti vengo a cercare,
so che non giungerò in tempo,
soltanto spero di vederti sereno,
spero che il dolore non ti abbia sconciato
e sono esaudito.
Tra le lacrime mi consola una serenità,
profonda, che nuota per venire a galla,
come un sughero non può stare sommerso,
così tu non potevi fare a meno di lottare,
mandasti a casa i miei fratelli una volta ancora,
come tante volte facesti anche con me,
quanto mi pesa avere mancato quell’ultimo saluto.

Quante volte ci contrastammo,
quante volte mi offristi cose che non amavo,
quanto tempo impiegasti a imparare ad ascoltare,
un poco,
e fu crescita la tua o resa al tempo?
A che età imparasti ad avere stima delle mie scelte, non so.
Certo fu tardi.
Solo a momenti, a frammenti, a sprazzi
potei infine capire che di me eri orgoglioso,
ma fu un po’ una resa la tua, alla vecchiaia forse,
al tuo bisogno,
ché di poco venni incontro ai desideri tuoi per me.
E d’altro canto ero più figlio di mia madre che di te.
Solo, forse, soccorrendoti ti ho infine trovato
e con te mi sono conciliato.
Ecco ora sento in me come un amore,
Vi sento, Madre e Padre, insieme finalmente.
Lunga fu l’assistenza che vi diedi e poi l’ascolto.
Ora vi sento in me come se voi foste i miei figli
E io pregno di voi, ma non ci sarà mai parto.
Diventerete sempre più piccini e più vicini
E piano ci confonderemo…

L’alba del tuo ultimo giorno tu non vedesti, padre.
Pure, anche quel giorno le seguì l’aurora.
La pace ti conquistasti con fatica.
Dopo battaglie durate una vita,
anche nella casa di riposo, tu non riposasti,
formasti un comitato di degenti,
rivendicaste i vostri diritti
confrontandovi con i dirigenti…
La tua lotta non fu inutile se ci insegnasti a lottare.

Milano 26 marzo 2007

Norman Atlantic e dollari falsi?



  La tragedia della Norman Atlantic può insegnare qualcosa anche a chi non era a bordo, io da molti anni ho preso l'abitudine di fare viaggi per mare portandomi il salvagente personale, nel caso di viaggi fuori dall'estate o in mari freddi porto anche una muta subacquea. Quando ero più giovane, inoltre, preferivo il passaggio ponte alla sistemazione in cabina, ora l'età non me lo permette più, ma cerco comunque di stare all'aperto o comunque nei ponti superiori per la più parte del tempo.
 Fissazioni?
  Può darsi, ma queste abitudini mi sono venute dopo vari viaggi in mare, in cui ho visto le innumerevoli mani di vernice che coprono carrucole, meccanismi vari e, non di rado, anche tratti delle corde che permettono l'ammaraggio delle scialuppe di salvataggio, ho visto la scarsa attenzione del personale all'imbarco (una volta ad es. mi imbarcai da Bastia con un biglietto per Livorno ed ebbi la sorpresa di arrivare a Genova, tanto erano state chiare le indicazioni ai passeggeri) e ho avuto qualche esperienza di scarsa professionalità del personale nel trattare i passeggeri (aggressioni e minacce) ma inoltre e soprattutto, ho verificato quanto facilmente un mare, quasi affettuoso nel suo cullarsi, possa incapricciarsi del cielo e tentare di raggiungerlo in un impeto folle.
  In tante occasioni quando insegnavo mi sono dovuto scontrare con la pigrizia, mentale e fattuale, di colleghi e dirigenti nei confronti della prevenzione dei danni evitabili in caso di emergenza (incendi, alluvioni, terremoti ecc); le esercitazioni sui comportamenti da tenere in tali emergenze sono viste e vissute dalla maggior parte del personale come adempimenti formali, inutili seccature che interrompono le consolidate abitudini in cui si riesce a muoversi anche in trance, in situazioni di questo tipo la maggior parte dei dirigenti si eclissa, di solito hanno incontri con alti dirigenti in altra sede.
  La preparazione alla vita che la scuola dovrebbe fornire non dovrebbe riguardare anche una preparazione almeno generica a fronteggiare una emergenza?
  Con l'aumento della popolazione mondiale e l'aumento della concentrazione della popolazione nelle metropoli le occasioni in cui ci troviamo a essere parte di una folla sono sempre più frequenti, spesso si tratta di folle neutre dal punto di vista emozionale o al peggio frettolose, in altre occasioni si tratta di folle festose, concerti o altri spettacoli o “eventi”, un altro caso tratto dalla cronaca di questi giorni ci mostra come una folla festosa possa essere pericolosa, le decine di morti durante il festeggiamento del Capodanno in Cina, forse per una distribuzione di dollari falsi, sono esemplari, sia ben chiaro che stiamo parlando di folle che non hanno paura.

  Se poi, a qualcuno di voi, è capitato di trovarsi in una folla presa dal panico sa quanto crollino la capacità di discernimento e il senso etico della gran parte dei componenti di tale folla.
 A maggior ragione la scuola dovrebbe aiutare i giovani a imparare a gestire le situazioni di pericolo collettivo.

2 Gennaio 2015 Milano