venerdì, luglio 04, 2008

Del mar su queste rive

Del labbro faccio sponda

a questo mare quieto

e piano lo sorbisco.

Il quieto mare freme,

ai baffi sale l'onda

per questo viaggio breve.

Il profumo mi permea

di questo vino dolce,

di mandorla, di sole,

di resina, di sale,

di mirto e di sudore.

Sì mi potrei smarrire,

in perfetta letizia,

del mar su queste rive.

Milano aprile 1997

lunedì, maggio 26, 2008

Nero 8.3

Avevo avuto una esperienza fallimentare con Nero vari anni fa, ma leggendo le recensioni sul WEB ho voluto riprovarlo per una semplice presentazione di slide con musica, evidentemente, dopo la precedente esperienza in cui Nero entrava in conflitto con le due diverse piattaforme che usavo all'epoca, ho scaricato la versione di prova (pesante e macchinosa da installare), purtroppo il risultato è stato penoso: il promesso CD video leggibile da "gran parte dei lettori DVD per TV" è risultato illeggibile da 3 lettori su 3 e solo sul PC può essere visto , ma: i colori risultano spenti e i dettagli non definiti, per delle diapositivi di natura il tutto è semplicemente imperdonabile, ho buttato via circa tre ore tra tutto (compreso il tempo per disinstallarlo) e il CD. Questo dovevo alla comunità del web.

venerdì, marzo 14, 2008

Finalmente finito ecco il :

Menù d’amore

di

Bernardo d’Aleppo

Tutti i diritti sono riservati

Copyright Bernardo d’Aleppo

Milano Marzo 2008


Antipasto: La serenità di Pantelleria

Sopra un terrazzo,

dei mille che a Martingana fanno scala al Libeccio,

sta una vigna antica, pure di piccole viti,

quando i chicchi sono capezzoli duri d’amore e vizzi,

ne cavo un mosto che cuocendo restringo,

indi semi pestati di senape bianca

e aceto di marsala ancora, poco, vi faccio sobbollire,

correggo di sale e spengo.

Quando tu mi dai pensieri anti del pasto,

sul crostino ti pongo: lardo salato e questa senape dolce,

tu non lo sai, ma penso a quei capezzoli di vite,

che ho avuto per le mani e ho stretti,

mentre quel miele acre mi sale le nari e il lardo si scioglie,

colgo l’agro, ma poi mi resta il dolce,

così, rasserenato, anche i tuoi umori quieto.


Primo: L’Inganno

Sbucciate le patate bollenti

Le passo e aspetto

Il tempo che dallo sfiorarti

Si passi al bacio e oltre,

Che da una carezza sul collo

Si scenda al fianco,

Si salga alla nuca,

Ci si perda tra i capelli,

Quando gli umori scesi

Si sono ormai rappresi,

E’ tempo di cominciare ancora,

Poi quando la tenerezza

Di nuovo nell’oblio sconfina

E il primo stordimento

Già svapora, ci giungo la farina

E ben la impasto,

Che tenera si fa con la purea

Questa massa tenerosa

Quanto mi aggrada,

Come il tuo sen mi cede

Quando ti prendo a pecora

E ti piloto attento tra i dirupi,

Qui franare può l’orgasmo mio,

Là forse potrebbe il tuo,

Così quando lo gnocco

Cede alla lingua sul palato,

Ripenso al nostro sesso

E se burro e tartufo

L’hanno accompagnato

Basta chiudere gli occhi

E quasi il membro cade nell’inganno.


Secondo: Il brasato

Stretto al petto l’involto, sobbalzavo,

nell’autobus, passando i dissuasori,

altri intorno a me stanchi tornavano,

Alle pantofole! imploravano gli sguardi.

Io ripassavo gli ingredienti e se li avevo,

ma il fuso elastico e sodo mi pesava,

lo poggiai al fianco e mi confusi,

la tua natica salda mi parve di toccare

e lo riposi al petto, dunque, ripresi:

per questo brasato, rivisitato alla pugliese,

ecco il guanciale, di castrato da lavoro,

le spezie c’eran tutte, anche gli aromi,

il Primitivo in luogo del Barolo…

ma, ecco il cavallo veniva dalla Puglia,

ma dall’enorme testa sembrava …

sì uno di quei giganti del Brabante,

forse meglio sarebbe una birra delle parti sue

una di quelle di lieviti selvatici o dolce…

Intanto mi era sceso l’involto al fianco

e di nuovo ero turbato da quel sentire

la tua natica soda e tenera e gommosa…

Basta! Or mi concentro e sento gli aromi

di questo brasato “in fieri”, no non ancora:

solo in programma. Eppur ecco li sento:

il garofano e la buccia dell’arancio amaro,

il ginepro e la salvia del Gargano

un pizzico di zenzero e del sedano,

carote, cipolle, scalogno e lampascione

poco prezzemolo e l’erba cipollina,

aglio ursino, una grattata d’iris (il rizoma).

No questo non c’entra, è l tuo profumo

che sempre ho nella testa e mi confonde,

ma seppure dovesse andare male,

se questo brasato dovesse mai bruciare

sarà con te una festa cenare a pane e olive

olive e pane.


Contorno: L’arcobaleno

Voglio mettere allegria su questa tavola,

vederti le rughe del sorriso

scavarsi intorno agli occhi,

così ti faccio un’insalata

di gambi di sedano e finocchi,

di carote e di sedano rapa,

di gambi di prezzemolo e lamponi,

di pomodorini secchi, pochi,

di rapanelli e di limoni dolci,

di fiori di borragine e acetosa.

Dopo lo so sarai ritrosa,

terrai la bocca chiusa, tesa,

avrai paura di mostrare cosa?

Il sorriso guarnito di colori?

Ma: Quitame el pan si quieres

quitame el aire, pero no me quites tu risa.

Tanto implorava Neruda, così fò io.


Formaggio: Crema da grissino

Voglio copiare il colore

dei tuoi capezzoli rosa,

ma, essi rosa non sono,

davvero allor mi cimento

acconcio un fondo, la biacca

sarà ricotta, non grassa,

quella, un po' granulosa,

yoghurt, per stenderla bene,

paprica dolce e piccante,

diversi i toni di rosa,

un poco di zafferano,

cumino in polvere, ora,

poi lavoro, a cucchiaio,

ecco il color mi sovviene,

l'assaggio, manca di sale

confronto l'originale,

aggiungo e aggiusto di poco,

mi pongo ancora al confronto

non son soddisfatto, cos'è?

E' un'ombra, un afrore

sottile, che dalle ascelle

travalica il deodorante,

non mi azzardo, a dir che sia.

Ne taglio appena un filetto

colo di linfa una stilla.

Ecco l'inganno è completo.

Torneremo bimbi al seno.

Milano 3 e 4 marzo 2008

venerdì, febbraio 29, 2008

Gli statisti del secolo passato e i salari di operai e impiegati

Hanno scoperto i giornali in questi giorni che i salari di operai e impiegati sono saliti meno dell'inflazione. Di ciò gli siamo grati o meglio di ciò saranno grati gli smemorati e i giovani che non ricordano la gran battaglia che alcuni "statisti" del secolo passato fecero, appoggiati dai loro partiti, dai giornali e dalle organizzazioni padronali.
Parlo di Craxi ovviamente e di chi in quegli anni da bere, e da dimenticare, gli fu vicino e complice.
Parlo di un referendum che si fece sulla scala mobile e sulla sua abolizione.
Parlo di un popolo rincitrullito dalle televisioni di un sodale dello "statista" citato.
Parlo di quel trafficante di aree edificabili e di frequenze che si avviava a prepararsi la strada per prendere il potere in prima persona, dopo essersi destramente sbarazzato del fantoccio dietro cui si nascondeva, essendosi accorto che quest'ultimo aveva guizzi d'indipendenza credendosi lui il burrattinaio.
"Allora cari giornalisti esimi e cari economisti or vi avvedete che se i servi non han di che comprare finirete con il baratto dei vostri bulgari gioielli con il persian caviale.
Pensavate di essere parte della casta, o pennaiuoli arguti, e in molti vi avventaste a cercare di prendere un boccone da quel giornale che più pensaste fosse vicino a quel fuoco del potere dove bruciavano gli scrupoli e gli ideali di una generazione da seppellire in fretta.
Ora pochi son tra voi, sembra, quelli che ancora godono degli antichi privilegi e molti i precari.
Così forse è per questo che si affacciano questi problemi nelle prime pagine o forse soltanto per poterci fare confusione sopra: parlane tu prima che ne parli qualcuno che possa farci chiarezza, rimescola bene tutti gli argomenti e fanne un minestrone così che, quando qualcuno voglia scriverne con qualche concretezza, tutti siano convinti di saper già tutto e non abbiano capito niente, avendone sentito se non il gusto almen l'odore."
Si scrive dunque sui giornali, meravigliandosene, di questo impoverimento delle classi subalterne, dopo avere propugnato l'abolizione della scala mobile e l'indebolimento del sindacato, con la tranquilla impudicizia dell'immemore o del demente; ma per rispetto all'handicap mentale dobbiamo piuttosto pensare alla cattiva fede di chi su questi giornali scrive.

giovedì, febbraio 21, 2008

LUI ED IO


di Bernardo d'Aleppo

Verbale della dichiarazione spontanea resa da (omissis) il 1° novembre 1993 al maresciallo (omissis) presso la stazione dei Carabinieri di (omissis).

"Ieri 31 ottobre 1993, verso le diciotto, si sono presentati al campeggio dove lavoro due uomini molto simili, che sembravano gemelli, dell'apparente età di quaranta anni, a bordo di un furgone, chiedendomi di poter pernottare nel campeggio. Alla mia risposta che il campeggio aveva chiuso proprio quel giorno, mi hanno allora chiesto di potersi fermare nel parcheggio esterno, cosa che ho permesso, raccomandandogli solo di non accendere fuochi nel bosco.

Il mattino successivo, poco dopo l'alba, facendo il mio solito giro di perlustrazione dei dintorni, ho visto uno dei due che si muoveva sul greto del torrente; avvicinatomi ho potuto notare che era nudo e che stava raccogliendo vestiti e scarpe che erano sparsi al suolo intorno ai resti di un fuoco. Pensai che si fosse fatto un bagno nel torrente e me ne tornai al lavoro. Stavo sistemando la tettoia della direzione, il furgone era a pochi metri e ho notato, poco dopo, l'uomo del bagno ritornare, vestito ma con altri vestiti in mano; gli ho allora chiesto se stava facendo uno scherzo al suo amico e quello ha cominciato a ridere, che non si teneva più. Io sono rimasto insospettito da tutto quel ridere e dal fatto che prima non avevo visto quell'altro, perciò sono tornato sul torrente e non trovando nessuno, sono tornato di nuovo alla direzione ed ho osservato di nascosto l'uomo, che in poco tempo si è preparato ed è partito da solo. Dato che quella è l'unica strada per risalire dal fondovalle alla provinciale mi sono chiesto che fine avesse fatto l'altro, mi è allora venuto in mente che il tizio era tornato dal bagno con le scarpe ai piedi ed un paio di scarpe in mano, è chiaro che nessuno può girare scalzo in un bosco di castagni in autunno, per questo che sono venuto a fare la presente denuncia di scomparsa."

Dal Verbale dell'interrogatorio del signor (omissis) effettuato dal maresciallo (omissis) presso la stazione dei Carabinieri di (omissis).

Alla richiesta di informazioni sulla persona che il 31 ottobre 1993 si trovava in sua compagnia presso il campeggio (omissis) in località (omissis) e su dove si trovi ora tale individuo il convenuto risponde quanto segue:

" La fine di novembre dell'anno scorso: una mattina (era un po' che mi sentivo male, dentro e fuori ) mi vidi nello specchio come gonfio, cominciai a pensare che forse bevevo troppo e per qualche giorno mi riguardai. Fu solo dopo qualche settimana che notai, pettinandomi, che la fronte mi sembrava si fosse allargata, ma era un periodo in cui i problemi che avevo mi pressavano a tal punto che non avevo tempo per altro; nel giro di poco tempo però cominciai a notare anche altre cose: il naso mi si era allargato, gli occhi si erano forse allontanati. Fu allora che una notte ebbi un flash: mi stavo dividendo in due come un'ameba; mi alzai subito a controllare questa ipotesi come potevo e alla luce della lampada della scrivania mi esaminai per bene il viso con lo specchio concavo e potei vedere i peli del viso che si scontravano in mezzo alla fronte invece di dividersi. Al contrario si vedevano due zone di spartizione mezzo centimetro a destra e a sinistra della linea di scontro, cominciai a controllarmi tutto e potei vedere che il processo sembrava avanzare dall'alto verso il basso, già alla radice del naso la distanza tra le due linee di spartizione era minore, poi sul naso non si poteva più seguire, ma era chiaro che il mio naso si era più allargato alla radice che non in punta.
Capirete Maresciallo che non riuscii a dormire quella notte, dei mille pensieri che mi tennero sveglio vi dirò solo le conclusioni: decisi di parlarne con il mio ex medico di Milano (un amico di vecchia data); avuto conferma che non sapeva che pesci pigliare e mi proponeva pericolose analisi invasive, decisi di nascondermi ad aspettare che questa mia metamorfosi si compisse. Non sapevo cosa mi stesse succedendo in realtà, sapevo che mi stavo allargando ma, anche se ci avevo pensato, non ero ancora pronto a riconoscere che mi stavo dividendo.

Un pensiero mi angustiava: se ciò che mi stava accadendo fosse diventato di pubblico dominio sarei diventato oggetto di inchieste giornalistiche o televisive, di curiosità, sarei forse stato braccato da fotografi e intervistatori! Dove andare a passare il tempo finché la situazione non si fosse stabilizzata? Finché questa mostruosa espansione laterale non si fosse fermata?

Decisi per la casa dei miei al mare, aveva un giardinetto cintato da un alto muro e nel paese io non frequentavo nessuno o quasi.

Dissi ai miei che mi sarei assentato per lavoro e partii; in poco tempo mi organizzai con provviste per qualche mese, per fortuna non faceva caldo e molte cose avrei potuto tenerle al fresco nel sottoscala, mi attrezzai anche di libri e films per la tv e cominciai il mio lungo travaglio, per la verità non sapevo ancora che si sarebbe trattato di un parto, sia pure in senso lato.
Mi presi quel periodo inizialmente come una vacanza, anche se misuravo più o meno empiricamente la mia espansione due volte al giorno. Pensai anche, per qualche giorno di essermi sbagliato dato che i cambiamenti quotidiani erano minimi, ma era chiaro, confrontandomi con la foto della patente, che ero mostruosamente cambiato.

In capo a dieci giorni dal mio arrivo avevo un solco sulla sommità della testa e lungo il naso. Avevo anche difficoltà a valutare le distanze degli oggetti, tutto mi sembrava più vicino di quanto non fosse. Il processo a questo punto si accelerò in misura sconvolgente: avevo una fame formidabile, aumentavo di quasi un chilo al giorno, temevo che la provviste finissero prima del previsto.
Poco tempo dopo anche sul petto l'andamento dei peli mi evidenziò un allargamento e cominciai a misurarmi quotidianamente il torace. Avevo problemi di equilibrio ed il camminare mi costava uno sforzo di concentrazione e di volontà, quindi mi attrezzai, in vista di un peggioramento, trasferendo in bagno il letto ed il frigorifero. Mi era sempre sembrato così assurdo quel bagno: più grande della cucina, con lo scalda-acqua a legna, la stufa di cotto, la madia della bisnonna, il guardabiancheria, la vasca di ghisa con i piedi ferini e in mezzo lo spazio per un tango; ora invece era provvidenziale.
Riuscii anche a vedere la tv riflessa in uno specchio strategicamente collocato, ma devo dire che oramai non mi interessava più tanto: i cambiamenti erano così veloci che le misure che facevo al mattino già dopo sei ore erano inesatte, intanto io cominciavo a sentirmi confuso e non riuscivo a coordinare le due mani, anche mangiare era un problema.

Oramai mi spiavo nello specchio con un misto di ripugnanza e di fascinazione: mi si stava creando tra i due nasi il terzo occhio, la bocca era spaventosa: a doppia v, dovevo ad ogni boccone decidere in quale esofago mandarlo, anche se non capivo bene questa cosa, dato che avevo ancora un solo ano, sia pure allargato.

Che fatica era cagare! Non riuscivo più ad alzarmi dal letto e infilare, togliere, svuotare la padella era un'impresa. Fu proprio durante una di queste incombenze che mi accorsi che anche il pisello mi si stava dividendo, oramai aveva già due buchini ed una specie di terzo testicolo mi stava crescendo tra i soliti due.

I cambiamenti si facevano sempre più veloci, ma la mia fretta di finire questa metamorfosi si faceva sempre maggiore quanto più essa andava avanti; infatti dovetti rendermi conto ad un certo punto che non ero più solo, eravamo due e questa sovranità limitata sul mio corpo mi faceva, a volte, sentire legato come una mummia. Man mano perdevo il controllo automatico degli organi del lato destro del corpo, che stavano passando sotto la Sua giurisdizione, mentre il lato destro del mio cervello, che doveva controllare il lato sinistro, era ancora in formazione ed aveva collegamenti che spesso andavano in corto: ero un po' come un neonato, una parte del mio cervello doveva ancora completare e organizzare le connessioni con gli organi di competenza.

La mia testa aveva tre occhi e allo specchio riconoscevo il suo occhio come "un estraneo", ma a volte vedevo con un solo occhio e in questi momenti allo specchio Lui aveva un viso intero ed io un solo occhio: ero io che stavo nascendo nel suo corpo, ero l'ospite.

Fare delle cose era difficile, come le stavo dicendo, perché, per comandare gli organi ancora collegati ad ambedue, c'era competizione tra i nostri nervi, fu allora, credo, che cominciai ad avere attriti con Lui, cercava di avere il sopravvento solo per mangiare e per schiacciare il telecomando, poi quando c'era da lavarsi, pulirsi intorno o cucinare, quel poco che riuscivo a fare dal letto, Lui dormiva e faceva fare a me, salvo poi appunto svegliarsi, quando era pronto e ben riposato e fare di tutto per cacciarsi in bocca il cibo dalla sua parte. Per fortuna il processo stava sempre più accelerando e questa condivisione del viso terminò in meno di un mese e mezzo dall'inizio del mio ritiro.
Fu estremamente imbarazzante quando le mascelle si separarono lasciandoci attaccati per le guance... Ma vedo Maresciallo che queste vicende non la interessano, no la prego non si scusi, ha ragione: cercherò di attenermi più ai fatti che alle sensazioni.

Quando potemmo parlare liberamente decidemmo i turni per l'uso degli organi ancora comuni e, a parte il periodo estremamente delicato della separazione dei bacini, la cosa più pesante fu che nessuno di noi ne poteva più di stare chiuso in bagno, con tutta la spazzatura che attirava le formiche dal giardino e con gli scarafaggi che giravano impuniti. La nostra forzata immobilità era dovuta alla difficoltà di muoverci insieme per non farci del male nelle parti comuni; era già così difficile e faticoso rotolarsi periodicamente a destra e a sinistra per evitare l'insorgere di piaghe da decubito che non avevamo la forza di fare altro.

Fu meraviglioso, quando potemmo parlare, il nostro scoprirci; passammo ore ed ore...Mi scusi divago ancora.

Dopo la divisione della testa, che aveva impiegato circa due mesi e mezzo a completarsi, il processo accelerò fino a raddoppiare il ritmo di accrescimento ed in capo a un altro mese eravamo uniti solo dall'anca in giù, pur avendo ormai quasi due gambe a testa. Ecco, quell'ultima settimana che ci portò all'indipendenza fu di estrema insofferenza reciproca, ormai anche la curiosità si era acquietata ed il desiderio di provare i nostri nuovi corpi era faticoso da tenere a bada.

Ci staccammo di notte, involontariamente, oramai eravamo uniti solo per i malleoli ed evidentemente uno di noi fece qualche brusco movimento nel sonno e ci svegliammo con ancora un brandello di pelle che ci univa e la carne viva malamente strappata e dolorante; completammo la divisione con delle forbicine ed era questa cicatrice, che avevamo su due caviglie diverse, l'unica differenza che si poteva notare tra noi, a parte lo sguardo.

Cercammo di alzarci subito, volevamo uscire da quel porcaio, ma non riuscimmo stare in piedi senza appoggiarci, ci limitammo così a percorrere sottobraccio il corridoio due o tre volte e poi esausti ci coricammo nella camera dei miei (nostri?) genitori, su due letti distinti, godendo della libertà di girarci a piacimento; praticamente quella notte non chiusi occhio.

Grazie maresciallo ma non bevo caffè, se potessi avere una bibita... Grazie, molto gentile.
Ora volevamo uscire ma c'era un problema: naturalmente non avremmo potuto uscire insieme, anche se non frequento quasi nessuno, di vista ci si conosce tutti nei paesi e non potevo comparire a quarant'anni con un gemello. Comunque ci organizzammo: uscivamo uno alla volta e poi ci facevamo un resoconto degli incontri, intanto nel giro di qualche giorno prendemmo vigore e sicurezza.
Come risolvere però il problema dei documenti, dei rapporti con gli altri, eccetera? Io già da qualche mese stavo a settimane alterne a Milano e a Trieste. A Milano abitavo presso i miei genitori e aiutavo mio padre ad assistere mia madre affetta da demenza senile e a Trieste stavo con Dora, la mia donna ; il mio lavoro non ne risentiva particolarmente, infatti dipingo icone e ne avevo sempre due in lavorazione: una qui ed una là.

All'inizio mi sembrò di toccare il cielo con il dito: potevo stare con Dora senza dovermi sentire in colpa ogni settimana quando dovevo partire, basta telefonate dalle quali capivo che, in qualche modo, mi faceva una colpa di non esserci perché aveva dei problemi ed io la lasciavo sola di fronte ad essi; e basta lacrime dei miei ogni volta che partivo da Milano, che ogni volta sembrava sarebbe stata l'ultima volta che li avrei visti.

Io e Lui ci scambiavamo il posto ogni due settimane senza che nessuno se ne accorgesse: ci riferivamo le cose essenziali e poi ci salutavamo come fratelli, stavamo bene insieme. Solo dopo qualche tempo e con molta cautela, prima un amico, poi Dora, poi mia(nostra?) sorella prendendo il discorso alla larga cominciarono ad insistere perché ci facessimo vedere dal neurologo per la nostra smemoratezza. Era in effetti impossibile ricordarsi tutte le cose dette o ascoltate da ciascuno e riferirle all'altro: così amici e parenti cominciarono a pensare ad una forma precoce di Alzheimer. Ci trovammo così a dover fare una scelta di tipo definitivo tra noi.

Dopo estenuanti discussioni ci rimettemmo alla sorte ed io mi trovai fisso a Milano mentre a Lui toccò rimanere a Trieste. Risolvemmo così i problemi pratici, ma ne sorsero di psicologici: io ero tagliato fuori da qualunque rapporto con Dora e da una città che cominciava a piacermi, mentre Lui rimaneva escluso dai rapporti con familiari ed amici di lunga data.

In realtà dei problemi ci accorgemmo dopo qualche tempo e così a qualche mese dalla divisione delle "competenze" prendemmo a vederci a metà strada. Passavamo delle mezze giornate a parlare e poi tornavamo alle nostre case un poco più "interi".

Fu lentamente, nel giro di qualche mese, che ci rendemmo conto reciprocamente di come in noi due prevalessero diversi aspetti delle nostre personalità. Con una sfumatura di disagio mi resi conto che Lui accantonava quasi del tutto la razionalità, viveva tutto in una maniera estremamente emotiva e sempre di più, nelle discussioni che avevamo, mostrava di non avere voglia, o addirittura capacità, di affrontare i problemi dei rapporti con gli altri che in chiave di amore o odio; prendeva qualunque critica come un attacco personale ed era sempre più in crisi nel suo rapporto con Dora. Io, invece, sempre meno facilmente mi facevo prendere dallo sconforto, nel vedere il degradarsi quotidiano delle condizioni mentali di mia madre, cosa che prima mi accadeva con una certa frequenza; stavo sempre più chiudendomi nel lavoro, anche perché avevo grosse difficoltà creative e dovevo applicarmi ore ed ore per trovare delle ...

Ha ragione Maresciallo si sta facendo tardi ed io divago rispetto a quelle che sono le sue aspettative, lei vuole sapere come, dove e quando, il perché per lei è secondario...ma...
Bene! Una volta, parlando, ci rendemmo conto che entrambi avevamo estrema necessità di ritrovare quella parte dei nostri rapporti cui avevamo rinunciato per l'altro e, dopo lunghe discussioni, decidemmo di scambiarci per un fine settimana.

Ritrovai così Dora ed una parte di me che mi sembrava distante mille miglia ma, prima che potessi sciogliere quel grumo denso di sensazioni che stavano affiorando, mi resi conto che lei stava male, che c'era qualcosa nel loro rapporto che la faceva soffrire, che profondamente la feriva, passammo quasi tutto il tempo a parlare di questa impossibilità di franco confronto che lei pensava io rifuggissi. Fu bello e pregnante anche se faticoso, poi dovetti ripartire.

Mi trovai con Lui a Venezia e lo trovai sconvolto per la situazione dei miei (nostri), non riuscii granché a tranquillizzarlo in quel poco tempo e tornai a Milano preoccupato. A Milano la situazione era pesante: mio padre era teso, intimidito e ferito dalle critiche che "io" gli avevo fatto riguardo al suo modo di trattare la mamma, mia madre era tutta agitata, a causa delle accese discussioni tra "me" e mio padre, e mi guardava con soggezione. Nella notti successive mia madre si alzò molte volte in preda a smarrimento, aggirandosi per la casa seminuda finché i suoi lamenti non svegliavano me o mio padre che a turno la confortavamo e la riaccompagnavamo a letto. Lentamente comunque la situazione si normalizzò.

Dai nostri ormai settimanali incontri, nei quali ci aggiornavamo sui nostri affetti di cui sentivamo molto la mancanza, avevo sempre più la sensazione che mentre io stavo pian piano recuperando la mia emotività, venutami meno con la nostra separazione, Lui andava sempre più alla deriva, in un mare di emotività incontrollata ed incontrollabile. Così dopo qualche tempo insistetti perché si prendesse qualche giorno di vacanza ed io ne approfittai per andare a trovare Dora.

La trovai psicologicamente in condizioni disperate, imbottita di psicofarmaci e con uno sguardo da cane bastonato. Feci del mio meglio e convinsi Lui, alla fine della sua vacanza, ad andare a Milano per un po' al posto mio. Non l'avessi mai fatto! Quando tornai a Milano la situazione era ad un punto esplosivo. Cercai di affrontare il problema con Lui, ma oramai non riusciva assolutamente ad affrontare alcuna discussione senza sentirsi attaccato e quasi venimmo alle mani; dopo di allora Lui rifiutò qualunque contatto con me.

Le cose a Milano andavano peggiorando lentamente, come sempre in questi casi, ma io ero preoccupato per Dora e così decisi di svelarle la mia (nostra?) doppiezza. Partii all'alba da Milano in modo da poter andare a prenderla all'uscita da scuola, e così feci. Fu traumatico vederla spaventata alla mia vista e feci assai fatica a convincerla a telefonare a casa per dirGli che avrebbe fatto tardi; mi assecondò infine con lo sguardo di chi ha a che fare con un pazzo e, rassegnato, gli dà ragione per evitare discussioni. La vedevo cercare con lo sguardo un aiuto mentre andavamo verso la cabina e mi sembrava di leggerle nella mente chiedersi se dovesse fare finta di ottenere una risposta e di parlare. Ma Lui rispose e lei balbettò leggendo il foglietto che io, previdente, le avevo messo davanti. Si lasciò poi condurre in un caffè dove le feci un resoconto degli avvenimenti che avevano portato alla situazione attuale, ma lei non mi credette. Pian piano cercò di ricondurre tutto ad una qualche logica conosciuta e pensò che io (Lui), sempre più strano negli ultimi tempi, stessi giocandole uno scherzo con qualche marchingegno tipo segreteria telefonica e dalla paura e dallo stupore passò all'incazzatura e volle tornarsene a casa; io non avrei a quel punto potuto trattenerla che con la forza, mi rassegnai quindi a seguirla per metterla di fronte all'evidenza.

Giunti sotto casa però ebbi paura delle reazioni che Lui avrebbe potuto avere e le raccomandai di essere prudente e di trovare una scusa per uscire non appena si fosse resa conto della realtà con i suoi occhi: io la avrei aspettata sul pianerottolo fuori dalla porta. Dopo circa cinque minuti lei uscì e mi venne incontro con uno sguardo stranito, era pronta ad ascoltarmi ma ora non avevamo tempo, era uscita con la scusa di prendere delle cose dimenticate in macchina ed avevamo solo il tempo di accordarci su come e quando rivederci.

Ci rivedemmo alle diciotto; lei era uscita con la scusa di recarsi ad una conferenza di un germanista famoso, sicura che Lui non la avrebbe accompagnata. Parlai quasi sempre io e lei mi ascoltò senza interrompermi e fu meraviglioso potersi finalmente confidare con qualcuno.

Finimmo col passeggiare come fidanzatini lungo il mare, la mano nella mano, felici di esserci ritrovati. A questo punto però che fare con Lui? Dora lo considerava un intruso e non voleva averci più niente a che fare, a Milano faceva più danni che altro. Chissà se un aiuto psicologico gli avrebbe potuto giovare? Ma come convincerlo? Già da tempo prendeva tutte le critiche e le osservazioni come attacchi personali. A questo punto io ero in crisi più che mai.

Tutta questa maledetta faccenda era cominciata con me che stavo malissimo perché mi sentivo di dover essere vicino a Dora, specialmente in quel difficile momento in cui doveva decidere cose così importanti per il suo futuro, ma al contempo sentivo di dovere aiutare mio padre in quella situazione. Ora sentivo che avrei dovuto aiutare anche Lui a costruirsi una sicurezza tale da renderlo capace di affrontare il confronto con gli altri più serenamente; in realtà proprio ora che mi rendevo conto delle sue difficoltà, lo amavo di più, come un fratello, il fratello minore che non ho mai avuto, o il figlio.

Dora non voleva più tornare a casa, non voleva più condividere il letto con Lui, cominciò a dirmi di tutte le scenate che sempre più spesso Lui le aveva fatto e di come avesse vissuto negli ultimi tempi una specie di ansia continua temendo di ferirmi(-Lo).

Decisi quindi di telefonarGli chiedendoGli aiuto, ritenni che il dover pensare a qualcun altro poteva essere una via di guarigione, un modo per aiutarlo a ricostruire almeno in parte quelle sicurezze e la razionalità che evidentemente, nella nostra separazione, erano rimaste a me. Contrariamente alle mie aspettative appena seppe che stavo male, che ero in crisi, prima ancora che io Glielo chiedessi mi disse che sarebbe venuto subito, che mi avrebbe portato un po' in vacanza con lui, di non preoccuparmi di niente, che avrebbe pensato Lui a tutto. Ci accordammo per vederci l'indomani a Milano.
Fu così che con il mio furgone semicamperizzato partimmo per un giro sull'Appennino Ligure. Girammo per un paio di settimane tra torrenti e boschi ed io mi affidai completamente a Lui; all'inizio fu una cosa volontaria, per dargli la sensazione di essere utile, ma dopo pochi giorni mi accorsi che da tempo desideravo affidarmi a qualcuno e che il rinunciare al mio solito ruolo di responsabile di tutto e di tutti mi dava una sensazione di serenità e di pace quale da tempo non provavo. Oh, non è che non facessi niente, ma le decisioni organizzative le lasciai prendere a Lui e da principio vidi che la cosa Gli pesava alquanto, ma io feci del mio meglio per mostrare la mia soddisfazione e la mia gratitudine ed in poco tempo lo vidi più sicuro e sereno. Oramai però il tempo a nostra disposizione stava finendo ed una sera, accanto al fuoco, Gli parlai dei problemi che c'erano tra Lui e Dora e Gli accennai anche a quelli con i nostri genitori, ma Gli feci anche notare come mi era stato utile in quei giorni, come mi sentivo ricaricato dopo quella vacanza e come a mio parere stesse meglio anche Lui. Fu allora che Lui mi si avvicinò, mi mise un braccio sulle spalle e, senza dire niente, mi strinse contro di sé con forza e dolcezza. Io mi sentii liberato da un gran peso e mi misi a piangere di sollievo, le lacrime mi scendevano lungo gli zigomi e continuavano lungo il suo collo, in pochi momenti sentii che le nostre pelli si fondevano, le nostre carni si mescolavano e, senza che ne dovessimo parlare, cominciammo a spogliarci. Nonostante il freddo eravamo bollenti, dovemmo tagliare le magliette non potendole sfilare, ci appisolammo nudi sui nostri vestiti sparpagliati mentre il fuoco pian piano languiva.

Il mattino ci colse come ci vede adesso; sì, lei vede solo me, ma le posso assicurare che ci siamo tutti e due. Ed ora credo che possa far stracciare all'appuntato il verbale che sta scrivendo perché non credo che lei, senza un corpo né un'identità dello scomparso, voglia presentare denuncia contro di me per omicidio di me medesimo. O sbaglio?"

fine

lunedì, gennaio 28, 2008

Le solite hamburgher - Confidenze di una sedicenne

Miriam, allora, come ronza? ragazzi? finalmente lieviti? non menartela dai: lo sai che le tette più crescono e prima cadono! il fratello è sempre così figo e sotto­vuoto? Scrivi che sfriggo!!! Qui le solite hamburger; da che sei partita tu la classe si è sfasciata, i prof fanno quel cazzo che gli pare: compiti, voti, interrogazioni volanti... nessuno gli tiene più testa, io ci provo, ma poi sono sola, Marty, lo sai, dipende da come scende dal letto, Raffy ormai è in orbita su Internet e Christian è in piena depressione! Ieri per es.: pomeriggio assurdo, la prof di italiano ci ha trascinate ad una conferenza in centro, c'era mezza scuola. Il nuovo prof di scienze quando è arrivato si è se­duto due file dietro di me, mi sono dovuta sbracciare perché mi vedesse, Marta mi ha preso per il culo per cinque minuti, non la smetteva più di ridere come fa lei, con quella specie di ansimo ragliante che poi ha dovuto andare in bagno per riprendersi e tutti la guardavano, anche quella famosa che stava par­lando ha dovuto interrompersi, quella che ha tradotto Hemingway, no forse Bukowski, beh insomma ci ho goduto, io che quando succede in classe brucio con gli occhi chi si azzarda a prenderla per il culo.

Le cose per un po' sono rimaste sul pallottoloso andante: due interventi neanche stronzi, ma si per­devano loro che leggevano, figurati noi; il Prudente, il prof di scienze, che poi non si chiama Prudente, ma Paolo Rudenti, non mi ha cagato minimamente o forse sì, ma come si fa a saperlo: è strabico! Intanto After Eigth, quella nuova di filosofia, faceva la cascamorta con un pelato che stava tra lei e il Prudente, tanto per non smentire il suo nome: il goloso cioccolatino che si scarta prima. Prima di quando? Prima che ci pensi! E ti si appiccica il mano! Oh, non è tutta roba mia, Marta, Raffy e Christian ci hanno messo del loro, abbiamo fatto gli spot per quasi tutti i prof, beh quelli che se la tirano di più, appena finiamo di montarla ti mando la cassetta.

Poi finalmente ha cominciato a parlare l'unico fico che ci fosse (oltre al Prudente, naturalmente!). Aveva continuato a bere birra e a ciucciare il sigaro durante tutti gli interventi precedenti, con l'aria di quello che sta aspettando che aprano le sale corse. La voce ! Body dovevi sentirla! gli saliva dalla pan­cia girava due volte nelle volte ( che fica eh!) cavernose del cranio dove il fumo del sigaro aveva inca­tramato le pareti ed usciva, dalla gola irruvidita dall'alcool, potente, ruvida e profonda! (ma sono o non sono fichissima?) No giuro che non faccio per farti invidia era proprio cosi! Anche After Eight ha smesso di chiacchierare, giuro che mi sono voltata perché ho sentito odore di menta e pensavo che fosse lei che si era sciolta! invece no era lì che si leccava le labbra, e l'odore di menta era Marty che ciucciava le sue cicche contro l'alitosi, che adesso ci ha questa fissa, ci pensasse mai la prof di mat che quando ti interroga alla lavagna e ti viene vicino senti tutto quello che ha mangiato la settimana passata e in cosa si è trasformato...

Il discorso del tipo, che poi era uno scrittore di gialli: infatti aveva anche la giacca gialla, così nes­suno si poteva sbagliare, era carino, ogni tanto si rideva, ma non voleva dire qualcosa, era così, di com­pagnia.

Insomma avrai capito che io cominciavo a rompermi, sembrava un po' di essere in TV al ciccio­show, ma lì ti pagano... Marta da un po' voleva andarsene e insisteva, io non volevo farmi notare dalla prof di italiano e neanche dal Prudente che ogni tanto mi guardava e mi rodevo perché c'era troppa calma e silenzio, una nostra uscita sarebbe stata notata da tutti. Alla fine mi sono arresa e ci siamo al­zate, stava parlando una "sciuretta", come dice mia madre, anche lei era una scrittrice (che cazzo c'en­trano poi gli scrittori di mezz'età con il disagio giovanile?) e non so cosa dicesse perché noi aspettavamo solo il momento giusto, insomma scivolavamo tra le sedie vuote con scioltezza, quando una grassa risata di pancia ha fatto voltare Marty che, subito preoccupata di non farsi travolgere dalla sua risata asinina, si è disunita e ha inciampato in una seggiola facendone cadere una fila e in mezzo a quello sfascio lei, per terra, ha cominciato a ridere, piangendo, avrei voluto ucciderla, ma sapevo che non faceva apposta, così l'ho aiutata ad alzarsi e siamo andate in bagno a restaurarci.

Saremo state in bagno un quarto d'ora e intanto dalla sala continuavamo a sentire quella risata e poi battere le mani e poi urlare "brava", così ci siamo affacciate per capire cosa succedeva e abbiamo scoperto che era il pelato tra After Eight e Prudente, che faceva tutto, mentre parlava ancora la sciu­retta...

Non so come fosse partita ma stava dicendo cosa bisognava fare e non fare nella vita. Non ricordo bene tutto perché il pelato mi distraeva, sembrava proprio che ogni risata, ogni "brava" le scagliasse con gusto, ma anche con rabbia, in faccia alla sciuretta, che imperterrita proseguiva, pareva che non riuscisse a decidersi come valutare risate e battimani e complimenti da parte di uno solo, mentre il resto del pubblico taceva.

Ha continuato a dire "ragazzi praticate le arti marziali, non bevete, non fumate, non fate sesso non protetto, non drogatevi, studiate l'inglese e l'informatica "ed altre cose così per altri dieci minuti almeno poi abbiamo dovuto andarcene perché a sentire tante stronzate a Marty veniva ancora da ri­dere e poi ormai era quasi ora di cominciare a lavorare, ma già, ancora non te l'avevo detto: il giovedì dalle sei alle dieci di sera lavoro in un circolo dove vengono a farsi le seghe uomini di mezz'età, da soli o con le mogli, davanti a me che sto nuda seduta su una sella con un gran cazzone a stantuffo che quando mi ci siedo sembra che me lo ficco dentro tutto e poi mi ci agito sopra cinque minuti, anche se quattro sono inutili, visto che vengono tutti subito. Ogni mezz'ora un numero, più o meno, un cocomero a settimana e ogni tanto, quando è in buona, il capo fa girare qualche pista. Ai miei ho detto che il giovedì ho gli allena­menti di pallavolo e così mi hanno dato i soldi per l'iscrizione ecc. ecc. invece ho cominciato il piano di accumulo per la pensione con due fondi diversi. Speriamo bene. Adesso anche Marty vorrebbe entrare: ci sarebbe libero il mercoledì e il capo mi ha chiesto qualcuno che sembri minorenne come me, ma sono sicura che lei appena vede 'sti pancioni che ballonzolano mentre le sciurette glielo menano gli scappa da ri­dere e sai che casino...

Scappo che devo finire le rocce magmatiche, che domani Prudente mi interroga ...

In morte del padre

Mentre l’alba trionfa sulla notte ti vengo a cercare,

so che non giungerò in tempo,

soltanto spero di vederti sereno,

spero che il dolore non ti abbia sconciato

e sono esaudito.

Tra le lacrime mi consola una serenità,

profonda, che nuota per venire a galla,

come un sughero non può stare sommerso,

così tu non potevi fare a meno di lottare,

mandasti a casa i miei fratelli una volta ancora,

come tante volte facesti anche con me,

quanto mi pesa avere mancato quell’ultimo saluto.



Quante volte ci contrastammo,

quante volte mi offristi cose che non amavo,

quanto tempo impiegasti a imparare ad ascoltare,

un poco,

e fu crescita la tua o resa al tempo?

A che età imparasti ad avere stima delle mie scelte, non so.

Certo fu tardi.

Solo a momenti, a frammenti, a sprazzi

potei infine capire che di me eri orgoglioso,

ma fu un po’ una resa la tua, alla vecchiaia forse,

al tuo bisogno,

ché di poco venni incontro ai desideri tuoi per me.

E d’altro canto ero più figlio di mia madre che di te.

Solo, forse, soccorrendoti ti ho infine trovato

e con te mi sono conciliato.

Ecco ora sento in me come un amore,

Vi sento, Madre e Padre, insieme finalmente.

Lunga fu l’assistenza che vi diedi e poi l’ascolto.

Ora vi sento in me come se voi foste i miei figli

E io pregno di voi, ma non ci sarà mai parto.

Diventerete sempre più piccini e più vicini

E piano ci confonderemo…

Milano 21 marzo 2007

venerdì, dicembre 14, 2007

Forse dall’Oltrepò Pavese

Forse dall’Oltrepò Pavese

Forse crepo, forse sono stanco,

avvolto da questo incerto bianco,

forse è nebbia, forse cataratta,

forse è corda, forse... è cravatta,

intorno a me, silenzioso odore

di funghi, nel tiepido calore

che sale da queste foglie morte

colgo i vapori della mia sorte,

alle mie spalle, raccolto il bosco

sale, in fronte la Val Padana

si nasconde nel suo fumo fosco,

pur la sua pretesa sarà vana,

questo corrusco cielo conosco,

corrode l’anima mia gitana.

Milano 2 dicembre 2007

Diamoci appuntamento nel bosco

Diamoci appuntamento nel bosco

Là dove la nebbia è più densa

Là ci troveremo e

Là scompagineremo le foglie,

Erano state ordinate

Dal vento d’autunno,

Cadute dove la terra era dura

Si mescolarono al fiele,

Si mescolarono al miele,

Ora cedono al bosco un afrore,

Come di sesso e di funghi,

Il bosco, che tanto ha pudore

Delle vite che nasconde,

Ci cede senza paura un fiato

Di questi odori nascosti,

Ce ne riempiamo la pancia

E non ne abbiamo abbastanza

Là dove la nebbia è più fitta

Là troveremo, trafitta,

La nostra speranza d’amore,

Tra i ciclamini e le viole,

Tra la rugiada e il dolore,

Sulle spine delle rose,

Alle foglie delle more,

Sono trafitti i sospiri,

Di noi amanti odianti,

Di noi amanti indifferenti,

Di noi amanti latenti,

Di noi amanti a momenti,

Di noi amanti iracondi,

Di noi amanti pazienti,

Di noi amanti morenti,

Di noi umani e viventi.

La nebbia ci dà lacrime fasulle,

Là ci troveremo contenti,

Contenti della pochezza

Del nostro amore scontento,

Contenti con amarezza

Di questo nostro portento,

Di essere capaci di soffrire

Del reciproco dolore

E di affondarci la lama,

Reciprocamente, nel cuore.

Milano10 dicembre 2007

sabato, ottobre 06, 2007

Mostra di opere grafiche e altro su Flickr

Da qualche giorno su "Flickr" digitando "ruggerobacone1" e cercando "persone" potete accedere alla mostra di alcune mie opere, spero di farvi cosa gradita.
N.B. oltre alle mie opere di pittura, scultura e grafica sono esposte numerose fotografie di argomento naturalistico e non solo.

PIeghe

Pieghe

Le nostre pieghe si approfondano

mentre gli anni ci scorrono accanto,

i nostri sguardi si fanno più opachi,

i nostri sorrisi si spengono un poco,

ma le mani con la stessa dolcezza

di un tempo si cercano e si trovano,

e ridono tra loro, le dita, e giocano,

vorrebbero che i corpi le seguissero,

correndo a cercare, dietro l’angolo

il prossimo arcobaleno,

per contemplarlo e godere

scambiandoci uno sguardo

del nostro reciproco stupore,

ma l’arcobaleno non serve,

basta la ruga del tuo sorriso inespresso.

Milano 4 agosto 2007