Nel sito dei radicali ci sono tutte le spese della Camera dei Deputati, tra le tante spese che paiono quantomeno balzane, c'è quella di 9000 € per nolhttp://www.blogger.com/img/blank.gifeggio impianto di depurazione delle acque di scarico. Ci sono diverse ipotesi che mi sono venute alla mente per giustificare tale spesa, naturalmente nessuna di queste sarà quella vera, ma voglio indicarne alcune, invitando voi ad aggiungere le vostre.
1) I liquami dei deputati e dei loro portaborse sono particolarmente inquinanti e abbisognano di un depuratore ad hoc per portarle a un livello di inquinamento paragonabile a quello degli altri romani.
2) I liquami dei deputati e dei loro portaborse sono portatori di informazioni riservate, potremmo pensare ad es. ad una analisi che possa rilevare il consumo di stupefacenti, oppiacei o alluginogeni.
3) I deputati ritengono che anche i loro liquami debbano avere un trattamento preferenziale senza mescolarsi con quelli dei comuni cittadini, a questo proposito si potrebbe rilevare che il costo esiguo potrebbe indicare che si tratti di un trattamento riservato proprio esclusivamente ai deputati e non al restante personale della Camera.
4 ) I deputati temono di perdere oggetti preziosi, o contenenti informazioni riservate, nei wc e un depuratore ad hoc consentirebbe di recuperare il recuperabile o di essere sicuri della sua distruzione altrimenti.
Nessuna di queste ipotesi mi sembra onorevole per degli onorevoli, spero che siano tutte sbagliate, ma un sospetto sulla seconda mi rimane.
Ecco il rigo citato:
Contratti Manutenzioni INTERECO SERVIZI SRL NOLEGGIO DI UN IMPIANTO DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE DI SCARICO 9,000.00
giovedì, maggio 12, 2011
martedì, maggio 10, 2011
Benchè considerata un pianeta la Terra è una delle poche stelle a caproni.
Se i titolo di questo post vi sembra strano che ne dite di come si esprime Franco Brevini in questo articolo:
“Benché considerate rettili, le tartarughe sono fra i pochi mammiferi del mare.
Vedo su wikipedia che non si tratta del solito giornalista scientifico improvvisato, ma che ha un curriculum interessante, meno male che il suo articolo è coperto da © così spero che qualche studente non copi questa bella perla di saggezza.
Interessante è anche il titolo da cui sembra quasi che codesti Turtle Patrol "aiutino" le madri a proteggere i piccoli, mentre, al contrario, le madri vanno per la propria strada confidando ancora oggi, come "sempre", nel numero delle uova che depongono per avere qualche discendente che arrivi alla maturità. Le cure parentali quindi si limitano alla cura con cui si scava il nido.
“Benché considerate rettili, le tartarughe sono fra i pochi mammiferi del mare.
Vedo su wikipedia che non si tratta del solito giornalista scientifico improvvisato, ma che ha un curriculum interessante, meno male che il suo articolo è coperto da © così spero che qualche studente non copi questa bella perla di saggezza.
Interessante è anche il titolo da cui sembra quasi che codesti Turtle Patrol "aiutino" le madri a proteggere i piccoli, mentre, al contrario, le madri vanno per la propria strada confidando ancora oggi, come "sempre", nel numero delle uova che depongono per avere qualche discendente che arrivi alla maturità. Le cure parentali quindi si limitano alla cura con cui si scava il nido.
venerdì, aprile 22, 2011
Il PIL e il crimine organizzato
Questa trattazione non pretende di essere esaustiva, intende soltanto sollevare un dibattito sull'importanza economica della criminalità organizzata sull'economia e sul PIL.
Importanza dell'allarme sociale conseguente ai fatti di sangue provocati dalla criminalità organizzata.
Le conseguenze economiche dell'allarme sociale di tali fatti sono diverse:
- il governo viene stimolato ad aumentare il numero di addetti alla pubblica sicurezza e per le dotazioni e infrastrutture,
- il governo aumenta in generale le spese per l'amministrazione della giustizia: aumenta e ristruttura le carceri, incrementando il personale, costruisce e aumenta le dotazioni dei tribunali, forma e assume nuovi magistrati, aumenta evidentemente anche il tasso di occupazione degli avvocati, come difensori o come parti civili,
- vengono fatte commissioni ad hoc, nazionali e locali per lo studio del problema, con partecipanti evidentemente retribuiti, in questo modo anche politici non eletti possono trovare collocazione adeguata,
- aumenta la domanda di informazione del pubblico, aumenta di conseguenza il numero di copie di giornali venduti, e l'audience dei telegiornali,
- aumenta il numero di sistemi di allarme e di difesa della casa e della proprietà, di cui si dotano i cittadini,
- aumenta la richiesta di porto d'armi, con l'indotto che ne consegue, dalle armerie, alle fabbriche di armi e munizioni al personale che deve autorizzare tali documenti, aumenta anche il numero di morti e feriti per errore, con un aumento quindi del fatturato per imprese di pompe funebri, ospedali, istituti di riabilitazione e assistenza domiciliare,
- aumenta la sottoscrizione di polizze assicurative sulla vita e sulla proprietà,
- aumenta la richiesta di personale delle società di sorveglianza privata per soddisfare la richiesta dei cittadini e delle imprese.
Conseguenze delle leggi per la repressione della criminalità organizzata
Anche il proliferare di leggi a questo proposito ha portato ad un aumento dell'occupazione e del PIL:
- aumenta la richiesta di personale scientifico per scopi di indagine giudiziaria e amministrativa, per le discariche abusive ad es. in un "circuito virtuoso" sarebbe sufficente una sola analisi del materiale per decidere la via di smaltimento, invece praticando la via della discarica abusiva i materiali si disperdono per varie vie in diversi siti e alle analisi dell'autorità di polizia seguono quelle disposte dai magistrati e quelle di parte, in prima istanza e, almeno, in appello,
- la difficoltà di riciclare i proventi della criminalità organizzata permette la fondazione e lo sviluppo di numerose società "fatturiere" che impiegano personale direttamente e, costringendo l'amministrazione pubblica ad aumentare il personale degli enti preposti alla sorveglianza finanziaria (ad es. G.d.F.), indirettamente,
- la diffusione di capitali illeciti delle organizzazioni criminali nelle più diverse attività economiche costringe tutte le aziende che devono partecipare a gare di forniture e appalti a una tale mole di documentazione "antimafia" da aver fatto nascere società di consulenza e servizi che si occupano di questo per conto terzi,
Naturalmente i due punti di vista in cui ho voluto dividere gli effetti benefici sull'economia della criminalità organizzata non sono esclusivi di tale criminalità, alcuni sono condivisi con la criminalità "estemporanea" dei cittadini, ma l'influenza di quest'ultima sul PIL è da considerarsi estremamente limitata.
Importanza dell'allarme sociale conseguente ai fatti di sangue provocati dalla criminalità organizzata.
Le conseguenze economiche dell'allarme sociale di tali fatti sono diverse:
- il governo viene stimolato ad aumentare il numero di addetti alla pubblica sicurezza e per le dotazioni e infrastrutture,
- il governo aumenta in generale le spese per l'amministrazione della giustizia: aumenta e ristruttura le carceri, incrementando il personale, costruisce e aumenta le dotazioni dei tribunali, forma e assume nuovi magistrati, aumenta evidentemente anche il tasso di occupazione degli avvocati, come difensori o come parti civili,
- vengono fatte commissioni ad hoc, nazionali e locali per lo studio del problema, con partecipanti evidentemente retribuiti, in questo modo anche politici non eletti possono trovare collocazione adeguata,
- aumenta la domanda di informazione del pubblico, aumenta di conseguenza il numero di copie di giornali venduti, e l'audience dei telegiornali,
- aumenta il numero di sistemi di allarme e di difesa della casa e della proprietà, di cui si dotano i cittadini,
- aumenta la richiesta di porto d'armi, con l'indotto che ne consegue, dalle armerie, alle fabbriche di armi e munizioni al personale che deve autorizzare tali documenti, aumenta anche il numero di morti e feriti per errore, con un aumento quindi del fatturato per imprese di pompe funebri, ospedali, istituti di riabilitazione e assistenza domiciliare,
- aumenta la sottoscrizione di polizze assicurative sulla vita e sulla proprietà,
- aumenta la richiesta di personale delle società di sorveglianza privata per soddisfare la richiesta dei cittadini e delle imprese.
Conseguenze delle leggi per la repressione della criminalità organizzata
Anche il proliferare di leggi a questo proposito ha portato ad un aumento dell'occupazione e del PIL:
- aumenta la richiesta di personale scientifico per scopi di indagine giudiziaria e amministrativa, per le discariche abusive ad es. in un "circuito virtuoso" sarebbe sufficente una sola analisi del materiale per decidere la via di smaltimento, invece praticando la via della discarica abusiva i materiali si disperdono per varie vie in diversi siti e alle analisi dell'autorità di polizia seguono quelle disposte dai magistrati e quelle di parte, in prima istanza e, almeno, in appello,
- la difficoltà di riciclare i proventi della criminalità organizzata permette la fondazione e lo sviluppo di numerose società "fatturiere" che impiegano personale direttamente e, costringendo l'amministrazione pubblica ad aumentare il personale degli enti preposti alla sorveglianza finanziaria (ad es. G.d.F.), indirettamente,
- la diffusione di capitali illeciti delle organizzazioni criminali nelle più diverse attività economiche costringe tutte le aziende che devono partecipare a gare di forniture e appalti a una tale mole di documentazione "antimafia" da aver fatto nascere società di consulenza e servizi che si occupano di questo per conto terzi,
Naturalmente i due punti di vista in cui ho voluto dividere gli effetti benefici sull'economia della criminalità organizzata non sono esclusivi di tale criminalità, alcuni sono condivisi con la criminalità "estemporanea" dei cittadini, ma l'influenza di quest'ultima sul PIL è da considerarsi estremamente limitata.
venerdì, marzo 18, 2011
Domande incompetenti formulate da un imbecille.
Sgombriamo il campo: l’imbecille sono io le domande incompetenti sono:
- è stata misurata qualche variazione di temperatura della crosta terrestre che possa essere messa in relazione al riscaldamento gobale?
- potrebbe un riscaldamento della crosta terrestre provocare una sua, anche minima, dilatazione?
- se sì potrebbe ciò provocare una diminuzione della pressione della crosta sul mantello in alcune zone e in altre, al contrario, un suo aumento?
- è stato misurato un riscaldamento degli oceani, non solo in superfice, ma anche in profondità?
- una variazione della temperatura degli oceani inciderebbe sulla loro densità in modo abbastanza consistente da variare la loro pressione sulla crosta oceanica e ciò si ripercuoterebbe sulla pressione di questa sul mantello?
Queste domande sono dettate dall’osservazione che, nei corpi rigidi, una minima variazione di dimensione può comportare grandi variazioni di pressione.
Ho quasi paura di avere risposta a queste domande, se la risposta fosse positiva dovremmo mettere nel conto della civiltà del carbone-petrolio anche questi lutti.
- è stata misurata qualche variazione di temperatura della crosta terrestre che possa essere messa in relazione al riscaldamento gobale?
- potrebbe un riscaldamento della crosta terrestre provocare una sua, anche minima, dilatazione?
- se sì potrebbe ciò provocare una diminuzione della pressione della crosta sul mantello in alcune zone e in altre, al contrario, un suo aumento?
- è stato misurato un riscaldamento degli oceani, non solo in superfice, ma anche in profondità?
- una variazione della temperatura degli oceani inciderebbe sulla loro densità in modo abbastanza consistente da variare la loro pressione sulla crosta oceanica e ciò si ripercuoterebbe sulla pressione di questa sul mantello?
Queste domande sono dettate dall’osservazione che, nei corpi rigidi, una minima variazione di dimensione può comportare grandi variazioni di pressione.
Ho quasi paura di avere risposta a queste domande, se la risposta fosse positiva dovremmo mettere nel conto della civiltà del carbone-petrolio anche questi lutti.
mercoledì, marzo 16, 2011
Dal Marginalismo poetico al Riparativismo economico
La prima parte del titolo dell'articolo si riferisce a una teorizzazione, delineata in forma poetica, ma operata anche in forme pittorico-scultoree, del Marginalismo come scelta etica ed economica, da parte di alcuni intellettuali fin dagli anni '80 del XX secolo, la seconda parte verrà argomentata nell'articolo.
Dapprima le diverse crisi economiche, che hanno colpito l'occidente a ondate successive, intervallate da momenti di quiete relativa e addirittura di brevi espansioni settoriali, poi il tunnel della grande crisi da cui si continua a proclamare prossima l'uscita, ora questa messa all'angolo della supponenza scientifico-tecnologico-finanziaria, da parte del terremoto e del conseguente maremoto in Giappone, per chi vuole vedere all'orizzonte si profila un cambiamento che potrebbe essere definito davvero epocale, se ancora fosse possibile utilizzare questo aggettivo inflazionato: le priorità economico-produttive di una società che voglia mantenere una relativa stabilità stanno cambiando, dalla produzione legata al consumo breve e alla discarica veloce, ci si deve rivolgere ad una produzione di beni durevoli veramente tali, di beni riparabili, di beni aggiornabili.
Solamente una società che sappia aggiornare la sua scala di valori e con essa la economia produttiva a questi nuovi obiettivi, sarà in grado di mantenere quel grado di distribuzione della ricchezza e del lavoro, necessari e sufficenti a mantenere un grado di coesione sociale minimo, indispensabile per non precipitare in un gorgo di guerre e rivolte senza progettualità, incapaci di costruire alcunché.
Il nuovo modello economico-produttivo dovrà prevedere che, di ogni bene, venga prevista, già in sede progettuale, la riparabilità o la sostituabilità di ogni componente e che, tali componenti, siano facilmente separabili nei diversi materiali da riciclare, il costo relativo all'uso di un bene, quindi, dovrà poter essere "spalmato" su di un tempo molto più lungo dell'attuale, per fare un esempio, mentre ora il costo di un bene si concentra, in massima parte, al momento dell'acquisto, in piccolissima parte si manifesta durante la vita del bene sotto forma di manutenzione e infine, in parte quasi trascurabile, al momento della dismissione, bisogna che la sua durata utile aumenti sostanzialmente, in relazione alla sua riparabilità e la sua eventuale aggiornabilità, quindi parte consistente del costo dell'uso del bene sarà distribuito lungo la sua vita utile, ciò dovrà produrre una distribuzione del lavoro, in relazione all'uso di un bene, a una filiera molto più estesa, non più relativa cioè alla sola produzione, ma a tutta la sua vita economica, fino al suo rientro nella filiera produttiva come materia prima riciclata.
Le conseguenze di una simile organizzazione economica saranno molteplici, abbiamo detto in primo luogo che la durata economica di un bene dovrà consistentemente aumentare, i centri di manutenzione dovranno essere distribuiti più o meno capillarmente nel territorio, distribuendo un consistente numero di lavoratori in piccoli aggregati. Tutto ciò diminuirà la quantità di risorse destinate al trasporto delle merci (dai concentrati luoghi di produzione agli utenti) in quanto il ricambio di beni "nuovi" sarà molto minore, ma anche il trasporto dei lavoratori dai luoghi di residenza al posto di lavoro, in quanto molta parte della forza lavoro collegata alla vita del bene sarà, come abbiamo detto, distribuita sul territorio (nei centri di assistenza); è il caso di sottolieare, forse, che mentre la produzione di un bene è generalmente meccanizzabile in misura consistente, la sua riparazione, o il suo aggiornamento, lo sono molto meno, saranno presumibilmente di più le "ore uomo" coinvolte nella manutenzione del bene di quelle coinvolte nella sua produzione (e questo naturalmente non per difetti di fabbricazione, ma per scelta di durevolezza) aumenterà quindi notevolmente la componente di "valore salariale" dell'uso del bene in relazione alla sua componente "valore capitale".
Voglio mettere in risalto l'importanza che attibuisco alla locuzione ribadita "costo d'uso del bene", in contrapposizione a "costo di produzione del bene", in quanto è proprio in questa traslocazione del centro d'attenzione del ragionamento economico, che sta la possibilità di mantenimento di una socialità organizzata in questo millennio, come intuito dal taoismo alcuni millenni addietro e dal movimento anarchico alcuni secoli fa.
P.S.: L'uso del futuro è un augurio per le prossime generazioni.
Dapprima le diverse crisi economiche, che hanno colpito l'occidente a ondate successive, intervallate da momenti di quiete relativa e addirittura di brevi espansioni settoriali, poi il tunnel della grande crisi da cui si continua a proclamare prossima l'uscita, ora questa messa all'angolo della supponenza scientifico-tecnologico-finanziaria, da parte del terremoto e del conseguente maremoto in Giappone, per chi vuole vedere all'orizzonte si profila un cambiamento che potrebbe essere definito davvero epocale, se ancora fosse possibile utilizzare questo aggettivo inflazionato: le priorità economico-produttive di una società che voglia mantenere una relativa stabilità stanno cambiando, dalla produzione legata al consumo breve e alla discarica veloce, ci si deve rivolgere ad una produzione di beni durevoli veramente tali, di beni riparabili, di beni aggiornabili.
Solamente una società che sappia aggiornare la sua scala di valori e con essa la economia produttiva a questi nuovi obiettivi, sarà in grado di mantenere quel grado di distribuzione della ricchezza e del lavoro, necessari e sufficenti a mantenere un grado di coesione sociale minimo, indispensabile per non precipitare in un gorgo di guerre e rivolte senza progettualità, incapaci di costruire alcunché.
Il nuovo modello economico-produttivo dovrà prevedere che, di ogni bene, venga prevista, già in sede progettuale, la riparabilità o la sostituabilità di ogni componente e che, tali componenti, siano facilmente separabili nei diversi materiali da riciclare, il costo relativo all'uso di un bene, quindi, dovrà poter essere "spalmato" su di un tempo molto più lungo dell'attuale, per fare un esempio, mentre ora il costo di un bene si concentra, in massima parte, al momento dell'acquisto, in piccolissima parte si manifesta durante la vita del bene sotto forma di manutenzione e infine, in parte quasi trascurabile, al momento della dismissione, bisogna che la sua durata utile aumenti sostanzialmente, in relazione alla sua riparabilità e la sua eventuale aggiornabilità, quindi parte consistente del costo dell'uso del bene sarà distribuito lungo la sua vita utile, ciò dovrà produrre una distribuzione del lavoro, in relazione all'uso di un bene, a una filiera molto più estesa, non più relativa cioè alla sola produzione, ma a tutta la sua vita economica, fino al suo rientro nella filiera produttiva come materia prima riciclata.
Le conseguenze di una simile organizzazione economica saranno molteplici, abbiamo detto in primo luogo che la durata economica di un bene dovrà consistentemente aumentare, i centri di manutenzione dovranno essere distribuiti più o meno capillarmente nel territorio, distribuendo un consistente numero di lavoratori in piccoli aggregati. Tutto ciò diminuirà la quantità di risorse destinate al trasporto delle merci (dai concentrati luoghi di produzione agli utenti) in quanto il ricambio di beni "nuovi" sarà molto minore, ma anche il trasporto dei lavoratori dai luoghi di residenza al posto di lavoro, in quanto molta parte della forza lavoro collegata alla vita del bene sarà, come abbiamo detto, distribuita sul territorio (nei centri di assistenza); è il caso di sottolieare, forse, che mentre la produzione di un bene è generalmente meccanizzabile in misura consistente, la sua riparazione, o il suo aggiornamento, lo sono molto meno, saranno presumibilmente di più le "ore uomo" coinvolte nella manutenzione del bene di quelle coinvolte nella sua produzione (e questo naturalmente non per difetti di fabbricazione, ma per scelta di durevolezza) aumenterà quindi notevolmente la componente di "valore salariale" dell'uso del bene in relazione alla sua componente "valore capitale".
Voglio mettere in risalto l'importanza che attibuisco alla locuzione ribadita "costo d'uso del bene", in contrapposizione a "costo di produzione del bene", in quanto è proprio in questa traslocazione del centro d'attenzione del ragionamento economico, che sta la possibilità di mantenimento di una socialità organizzata in questo millennio, come intuito dal taoismo alcuni millenni addietro e dal movimento anarchico alcuni secoli fa.
P.S.: L'uso del futuro è un augurio per le prossime generazioni.
giovedì, marzo 10, 2011
Webank: i soldi son qui, no non ci sono, son lì, forse, chissà?
Avere un conto corrente presso Webank del gruppo BPM è come giocare alle tre carte in un vicolo di Napoli: carta vince carta perde, dov'è l'asso di bastoni?
Essendomi accorto di avere una certa cifra sul cc ho deciso di acquistare dei BTP indicizzati area € ho calcolato di avere circa il 10% più di quanto sembrava il costo dell'operazione sul sito di Webank e ho dato l'OK.
Nel giro di due giorni sono stato subussato di msg che mi indicavano che ero in rosso.
Come mai vi chiederete voi.
Semplice: quei titoli sono indicizzati sul capitale e sulle cedole, quindi, anzichè 102,15 costavano 118,37, mi sono affrettato a ricoprirmi, ma i msg continuavano e lo scoperto aumentava!
Così ho scoperto che mi avevano accreditato due volte la cedola di un titolo, con due ammontari diversi, così è stato ancora più difficile capire l'arcano, e naturalmente mi hanno fatto lo storno allo stesso momento dell'accredito, così avendo io nel frattempo trasferito il danaro sul deposito in attesa di avere una cifra tale da giustificare un reinvestimento, mi aspetto che mi addebitino un mese di interessi passivi e magari anche il tasso di massimo scoperto, il tutto senza che io abbia fatto niente, hanno fatto tutto loro.
Ho telefonato per avere chiarimenti e mi hanno detto che mi avrebbero richiamato, per ora sono passate 24 ore e non è successo, informerò gli affezionati risparmiatori-lettori dell'evoluzione, come ho già fatto riguardo alla "via crucis" per ottenere il rimborso della doppia tassazione sui titoli di stato della Spagna, per inciso sono appunto di nuovo questi titoli che hanno causato il casino in questa situazione, infatti mi avevano accreditato una cedola con tassazione semplice (solo italiana 12,5%) e una con tassazione doppia (12,5% italiana e 19% spagnola) per cui io non mi sono accorto del doppione, il bello è che io ho inviato la documentazione richiesta il 27 Ottobre e la cedola scadeva il 31 Gennaio, direi che tre (3) mesi non sono pochi! Per quanto riguarda il rimborso della cedola invece sulla quale avevano già fatto la doppia tassazione mi hanno detto che la pratica richiede 18 mesi, secondo voi mi daranno gli interessi su questo differito rimborso?
E invece a chi dovrei chiedere i danni se la banca volesse gli interessi per questo ristorno antedatato di 38 giorni?
Non sarà che sono io a dover chiedere un onorario alla banca per controllare i conti che fanno loro?
Essendomi accorto di avere una certa cifra sul cc ho deciso di acquistare dei BTP indicizzati area € ho calcolato di avere circa il 10% più di quanto sembrava il costo dell'operazione sul sito di Webank e ho dato l'OK.
Nel giro di due giorni sono stato subussato di msg che mi indicavano che ero in rosso.
Come mai vi chiederete voi.
Semplice: quei titoli sono indicizzati sul capitale e sulle cedole, quindi, anzichè 102,15 costavano 118,37, mi sono affrettato a ricoprirmi, ma i msg continuavano e lo scoperto aumentava!
Così ho scoperto che mi avevano accreditato due volte la cedola di un titolo, con due ammontari diversi, così è stato ancora più difficile capire l'arcano, e naturalmente mi hanno fatto lo storno allo stesso momento dell'accredito, così avendo io nel frattempo trasferito il danaro sul deposito in attesa di avere una cifra tale da giustificare un reinvestimento, mi aspetto che mi addebitino un mese di interessi passivi e magari anche il tasso di massimo scoperto, il tutto senza che io abbia fatto niente, hanno fatto tutto loro.
Ho telefonato per avere chiarimenti e mi hanno detto che mi avrebbero richiamato, per ora sono passate 24 ore e non è successo, informerò gli affezionati risparmiatori-lettori dell'evoluzione, come ho già fatto riguardo alla "via crucis" per ottenere il rimborso della doppia tassazione sui titoli di stato della Spagna, per inciso sono appunto di nuovo questi titoli che hanno causato il casino in questa situazione, infatti mi avevano accreditato una cedola con tassazione semplice (solo italiana 12,5%) e una con tassazione doppia (12,5% italiana e 19% spagnola) per cui io non mi sono accorto del doppione, il bello è che io ho inviato la documentazione richiesta il 27 Ottobre e la cedola scadeva il 31 Gennaio, direi che tre (3) mesi non sono pochi! Per quanto riguarda il rimborso della cedola invece sulla quale avevano già fatto la doppia tassazione mi hanno detto che la pratica richiede 18 mesi, secondo voi mi daranno gli interessi su questo differito rimborso?
E invece a chi dovrei chiedere i danni se la banca volesse gli interessi per questo ristorno antedatato di 38 giorni?
Non sarà che sono io a dover chiedere un onorario alla banca per controllare i conti che fanno loro?
sabato, marzo 05, 2011
Forum Nucleare Italiano, aporie
Sul Forum Nucleare Italiano Chicco Testa scrive, rispondendo a un articolo di Pippo Ranci:
"Faccio sommessamente notare che il contributo tecnologico che è venuto all’ Italia dalle fonti rinnovabili , nonostante l’alto costo degli incentivi, è quasi trascurabile."
Poi più avanti:
"Il futuro del mondo sarà nella fusione e nelle rinnovabili, come Ranci sembra immaginare? Me lo auguro, ma per arrivarci c’è molto lavoro da fare. Come per la quarta generazione dei reattori a fissione. Per la quale, come per la fusione e le competenze fisiche ed ingegneristiche di cui necessita, faccio sommessamente osservare che se arriverà sarà anche perché qualcuno ha nel frattempo sviluppato la prima, la seconda, la terza…"
Tutta la campagna pro nucleare che si sta sviluppando in Italia si sviluppa "sommessamente" cercando di fare apparire come obiettive le dichiarazioni e i commenti dei servizi dei telegiornali, gli articoli di stampa ecc. Ma non solo anche la pubblicità, recentemente sanzionata, se non vado errato, da qualche Garante, si sviluppa sommessamente come una tela di ragno, come un messaggio subliminale cerca di infiltrarsi nelle menti dei meno avvertiti.
A nulla serve far notare a costoro il levitare dei costi, il prolungarsi dei tempi previsti e le difficoltà esecutive cui sta andando incontro la costruzione della centrale nucleare in Finlandia, del medesimo tipo delle costruende centrali italiane, infatti in un altro articolo del medesimo Form Nucleare Italiano si legge un articolo a firma di Carlo Stagnaro "I veri costi del nucleare" nel quale si legge tra l'altro: "il costo medio attualizzato di generazione dell’energia nucleare non può essere desunto da esperienze precedenti ma dipende da una serie di variabili specifiche del singolo investimento e del luogo e del contesto in cui è calato" sembrerebbe un'affermazione da ultrà antinuclearista, una premessa a un panegirico su come in Italia si riesca a spendere in doppio, come minimo, di quanto si spenda in altri paesi europei per le medesime strutture o infrastrutture e invece...
Invece questo articolo viene posto tra quelli a favore del nucleare nel Forum suddetto!
Ma citiamo qualche altra chicca, egli cita tre tesi di un rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile compilato da Edo Ronchi e "basato su letteratura esistente e perlopiù condivisa", cito:
"- Il nucleare oggi non è competitivo con le fonti tradizionalmente impiegate nella produzione di energia elettrica(carbone e gas naturale) neppure tenendo conto dei suoi vantaggi ambientali;
- Il nucleare domani non sara competitivo con le fonti rinnovabili (in particolare eolico e fotovoltaico);
- Il nucleare in Italia avrebbe costi superiori a quelli riscontrabili in altri paesi e , di conseguenza, ha ancora meno chance di affermarsi rispetto a quanto accade altrove."
Quindi si tratta di tesi comunemente note e "perlopiù" condivise! Ma prosegue:
"La prima e la terza tesi contengono un importante grano di verità, ma meritano maggiore approfondimento"
Ma allora si tratta davvero di una quinta colonna ecologista infiltrata nel covo nuclearista? Onore al merito!
Ma il bello deve ancora venire:
"La seconda tesi... è difficilmente sostenibile. Scopo di questo paper è discutere le tesi sostenute da Ronchi ... da un punto di vista strettamente economico-finanziario."
A questo punto il lettore si aspetta, finalmente vorrei dire, una disamina economica magari con dati completi di qualche centrale costruita, esercitata e dimessa con valori attualizzati, cosa di cui non si ha notizia nell’orbe terracqueo, ma la premessa non lascia intravedere chiarezza, infatti di seguito alla citazione precedente:
“Le esternalità positive e negative del nucleare non verranno considerate se non nella misura in cui esse vengono(o possono essere) internalizzate attraverso opportuni sistemi di policy. (Nota: La principale esternalità positiva del nucleare è di natura ambientale, cioè la riduzione delle emissioni climalteranti .Le maggiori esternalità negative riguardano i rischi – per quanto remoti – di incidenti e la gestione delle scorie e la fine vita degli impianti.”
Ma allora era uno scherzo? In questo garbuglio si capisce la filosofia classica dell’imprenditore italico che quando un’azienda ha inquinato il sito dell’azienda scaricandoci i reflui di lavorazione e i capannoni stanno per crollare, fa fallire l’azienda, scappando in un paradiso fiscale e lasciando alla collettività il compito di bonificare capannoni e terreno, il perfetto ragionamento da commercialista mafioso più che da economista.
Ma proseguiamo:
“Questo paper non intende rispondere alla domanda: quanto costa l’energia nucleare? Per ragioni che verranno esposte, si tratta di una domanda a cui, in termini generali, non è possibile rispondere.”
Ma allora il titolo del paper?
L’autore prosegue dicendo che il paper di per sé non fornisce argomenti pro o contro il nucleare (?) poi ci diletta di una ipotesi fantascientifica che dovrebbe consolarci “In un contesto liberalizzato… costi e benefici economici sono (o dovrebbero essere) pienamente internalizzati dagli investitori; un investimento sbagliato non produce extracosti per i consumatori, ma un danno finanziario per chi lo effettua.”
Allora potremmo stare tranquilli, non mi risulta che, in qualche paese al mondo, dei privati stiano costruendo delle centrali nucleari senza garanzie pubbliche, ma quel “(o dovrebbe essere)” mi mette a disagio, come probabilmente era a disagio l’autore facendo l’affermazione che precedeva, sappiamo che in Italia, e non solo, si privatizzano le plusvalenze e si statalizzano le perdite.
Forse avevamo ragione a sospettare di questa prosa, l’autore era un esponente della Baader-Meinhof sfuggito alla cattura, che è riuscito a infiltrarsi nel nucleo nuclearista e lo sta distruggendo dall’interno o invece il nucleo nuclearista, troppo finanziato dalle multinazionali dell’uranio, è cresciuto troppo e sta andando incontro a fissione nucleare o a decadimento spontaneo?
O forse C. Testa & C. stanno cercando di accreditare sé stessi (e la loro attività e i loro sponsor) come unici e veri depositari del verbo ecologista?
"Faccio sommessamente notare che il contributo tecnologico che è venuto all’ Italia dalle fonti rinnovabili , nonostante l’alto costo degli incentivi, è quasi trascurabile."
Poi più avanti:
"Il futuro del mondo sarà nella fusione e nelle rinnovabili, come Ranci sembra immaginare? Me lo auguro, ma per arrivarci c’è molto lavoro da fare. Come per la quarta generazione dei reattori a fissione. Per la quale, come per la fusione e le competenze fisiche ed ingegneristiche di cui necessita, faccio sommessamente osservare che se arriverà sarà anche perché qualcuno ha nel frattempo sviluppato la prima, la seconda, la terza…"
Tutta la campagna pro nucleare che si sta sviluppando in Italia si sviluppa "sommessamente" cercando di fare apparire come obiettive le dichiarazioni e i commenti dei servizi dei telegiornali, gli articoli di stampa ecc. Ma non solo anche la pubblicità, recentemente sanzionata, se non vado errato, da qualche Garante, si sviluppa sommessamente come una tela di ragno, come un messaggio subliminale cerca di infiltrarsi nelle menti dei meno avvertiti.
A nulla serve far notare a costoro il levitare dei costi, il prolungarsi dei tempi previsti e le difficoltà esecutive cui sta andando incontro la costruzione della centrale nucleare in Finlandia, del medesimo tipo delle costruende centrali italiane, infatti in un altro articolo del medesimo Form Nucleare Italiano si legge un articolo a firma di Carlo Stagnaro "I veri costi del nucleare" nel quale si legge tra l'altro: "il costo medio attualizzato di generazione dell’energia nucleare non può essere desunto da esperienze precedenti ma dipende da una serie di variabili specifiche del singolo investimento e del luogo e del contesto in cui è calato" sembrerebbe un'affermazione da ultrà antinuclearista, una premessa a un panegirico su come in Italia si riesca a spendere in doppio, come minimo, di quanto si spenda in altri paesi europei per le medesime strutture o infrastrutture e invece...
Invece questo articolo viene posto tra quelli a favore del nucleare nel Forum suddetto!
Ma citiamo qualche altra chicca, egli cita tre tesi di un rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile compilato da Edo Ronchi e "basato su letteratura esistente e perlopiù condivisa", cito:
"- Il nucleare oggi non è competitivo con le fonti tradizionalmente impiegate nella produzione di energia elettrica(carbone e gas naturale) neppure tenendo conto dei suoi vantaggi ambientali;
- Il nucleare domani non sara competitivo con le fonti rinnovabili (in particolare eolico e fotovoltaico);
- Il nucleare in Italia avrebbe costi superiori a quelli riscontrabili in altri paesi e , di conseguenza, ha ancora meno chance di affermarsi rispetto a quanto accade altrove."
Quindi si tratta di tesi comunemente note e "perlopiù" condivise! Ma prosegue:
"La prima e la terza tesi contengono un importante grano di verità, ma meritano maggiore approfondimento"
Ma allora si tratta davvero di una quinta colonna ecologista infiltrata nel covo nuclearista? Onore al merito!
Ma il bello deve ancora venire:
"La seconda tesi... è difficilmente sostenibile. Scopo di questo paper è discutere le tesi sostenute da Ronchi ... da un punto di vista strettamente economico-finanziario."
A questo punto il lettore si aspetta, finalmente vorrei dire, una disamina economica magari con dati completi di qualche centrale costruita, esercitata e dimessa con valori attualizzati, cosa di cui non si ha notizia nell’orbe terracqueo, ma la premessa non lascia intravedere chiarezza, infatti di seguito alla citazione precedente:
“Le esternalità positive e negative del nucleare non verranno considerate se non nella misura in cui esse vengono(o possono essere) internalizzate attraverso opportuni sistemi di policy. (Nota: La principale esternalità positiva del nucleare è di natura ambientale, cioè la riduzione delle emissioni climalteranti .Le maggiori esternalità negative riguardano i rischi – per quanto remoti – di incidenti e la gestione delle scorie e la fine vita degli impianti.”
Ma allora era uno scherzo? In questo garbuglio si capisce la filosofia classica dell’imprenditore italico che quando un’azienda ha inquinato il sito dell’azienda scaricandoci i reflui di lavorazione e i capannoni stanno per crollare, fa fallire l’azienda, scappando in un paradiso fiscale e lasciando alla collettività il compito di bonificare capannoni e terreno, il perfetto ragionamento da commercialista mafioso più che da economista.
Ma proseguiamo:
“Questo paper non intende rispondere alla domanda: quanto costa l’energia nucleare? Per ragioni che verranno esposte, si tratta di una domanda a cui, in termini generali, non è possibile rispondere.”
Ma allora il titolo del paper?
L’autore prosegue dicendo che il paper di per sé non fornisce argomenti pro o contro il nucleare (?) poi ci diletta di una ipotesi fantascientifica che dovrebbe consolarci “In un contesto liberalizzato… costi e benefici economici sono (o dovrebbero essere) pienamente internalizzati dagli investitori; un investimento sbagliato non produce extracosti per i consumatori, ma un danno finanziario per chi lo effettua.”
Allora potremmo stare tranquilli, non mi risulta che, in qualche paese al mondo, dei privati stiano costruendo delle centrali nucleari senza garanzie pubbliche, ma quel “(o dovrebbe essere)” mi mette a disagio, come probabilmente era a disagio l’autore facendo l’affermazione che precedeva, sappiamo che in Italia, e non solo, si privatizzano le plusvalenze e si statalizzano le perdite.
Forse avevamo ragione a sospettare di questa prosa, l’autore era un esponente della Baader-Meinhof sfuggito alla cattura, che è riuscito a infiltrarsi nel nucleo nuclearista e lo sta distruggendo dall’interno o invece il nucleo nuclearista, troppo finanziato dalle multinazionali dell’uranio, è cresciuto troppo e sta andando incontro a fissione nucleare o a decadimento spontaneo?
O forse C. Testa & C. stanno cercando di accreditare sé stessi (e la loro attività e i loro sponsor) come unici e veri depositari del verbo ecologista?
lunedì, febbraio 21, 2011
Lettera aperta al Presidente del Venezuela Hugo Rafael Chávez Frías
Signor Presidente, mi permetto di rivolgerle un appello, in grazia delle speranze che molta parte delle sue attività per il miglioramento delle condizioni di vita della parte più povera del suo popolo hanno suscitato in me.
Le chiedo di non sporcare la sua immagine pubblica, dando asilo a chi ha fatto massacrare il suo stesso popolo da mercenari, da chi ha fatto bombardare le sue stesse città per mantenere nelle sue mani il potere.
Le chiedo di non permettere che una persona macchiatasi dei delitti di cui oggi abbiamo prova evidente, possa trascorrere nel lusso, anni o decenni, mentre migliaia di madri, padri, fratelli e sorelle, e di orfani, piangono i loro cari trucidati nelle strade, mentre chiedevano che le ricchezze del loro paese venissero utilizzate, per dare sollievo alla loro vita, in ospedali e assistenza ai più deboli.
Signor Presidente, non si lasci convincere da machiavellismi politici o da ragioni di convenienza, rifiuti il sacro suolo del suo Paese a chi ha insanguinato il suolo del proprio col sangue dei suoi fratelli.
Termino con i miei auguri che lei possa di portare a termine il rinnovamento del suo paese, nell’interesse del suo popolo tutto.
Bernardo d’Aleppo
Tags: Gheddafi, Hugo Rafael Chávez Frías, venezuela
Le chiedo di non sporcare la sua immagine pubblica, dando asilo a chi ha fatto massacrare il suo stesso popolo da mercenari, da chi ha fatto bombardare le sue stesse città per mantenere nelle sue mani il potere.
Le chiedo di non permettere che una persona macchiatasi dei delitti di cui oggi abbiamo prova evidente, possa trascorrere nel lusso, anni o decenni, mentre migliaia di madri, padri, fratelli e sorelle, e di orfani, piangono i loro cari trucidati nelle strade, mentre chiedevano che le ricchezze del loro paese venissero utilizzate, per dare sollievo alla loro vita, in ospedali e assistenza ai più deboli.
Signor Presidente, non si lasci convincere da machiavellismi politici o da ragioni di convenienza, rifiuti il sacro suolo del suo Paese a chi ha insanguinato il suolo del proprio col sangue dei suoi fratelli.
Termino con i miei auguri che lei possa di portare a termine il rinnovamento del suo paese, nell’interesse del suo popolo tutto.
Bernardo d’Aleppo
Tags: Gheddafi, Hugo Rafael Chávez Frías, venezuela
Tortino di foglie al microonde
Sempre in omaggio alla pigrizia, sporcare poco e pulire meno, all'ecologia, basso consumo di energia, ma soprattutto al gusto pieno e armonico della semplicità ecco il "tortino di erbe in forno a microonde", piatto unico completo.
La particolarità di questo tortino è che gli strati sono molto fini, per questo si raccomanda l'uso di verdure in foglia e di pane carasau, anche il formaggio e il salume andranno, di conseguenza, affettati finemente.
Ingredienti:
- vegetali a foglia larga (a seconda dei gusti e della disponibilità stagionale è possibile utilizzare: coste, bietole (=foglie di bietole, loc. "erbette" o "blede" ecc), spinaci, lattuga, scarola (tenendone presente il gusto deciso) foglie di cavolfiore, verza, cavolo cinese...
- formaggio affettabile (scamorza ad es.), ma anche tofu,
- salume ad es. prosciutto cotto o pancetta (oppure uovo sodo affettato, nel qual caso sarà opportuno salare leggermente),
- pane carasau (=carasatu, o pane pistoccu o anche pane lentu secco, oppure fettine molto sottili di pane di grano duro, o di segale, "posso", in ogni caso, la versione più gustosa di questo tortino, prevede che questo pane duro venga strofinato di aglio prima di essere utilizzato,
- olio e.v.,
- peperoncino in polvere o curry secondo i gusti.
Procedimento:
-lessare qualche minuto, in acqua leggermente salata, la verdura scelta, solo in modo che perda la rigidità del crudo,
- disporre a strati in piatto adatto: verdura, pane, verdura, pane, formaggio, peperoncino, verdura, pane, salume, verdura, peperoncino, si abbia l'accortezza di fare in modo che nel centro del piatto il tortino sia leggermente più sottile,
- cuocere a potenza media o medio bassa, in modo da dare il tempo (20' o 25'circa)al calore di penetrare in profondità e terminare la cottura delle verdure fino al centro del tortino, di solito lo scioglimento del formaggio nel centro del tortino indica il raggiungimento del punto di cottura ottimale, se non avrete lessato troppo le verdure prima, alla fine esse rimarranno piacevolmente consistenti,
- appena sfornato un filo d'olio, distribuito con attenzione, penetrerà delicatamente aiutando la miscelazione degli aromi.
Lasciare qualche minuto coperto prima di servire.
La particolarità di questo tortino è che gli strati sono molto fini, per questo si raccomanda l'uso di verdure in foglia e di pane carasau, anche il formaggio e il salume andranno, di conseguenza, affettati finemente.
Ingredienti:
- vegetali a foglia larga (a seconda dei gusti e della disponibilità stagionale è possibile utilizzare: coste, bietole (=foglie di bietole, loc. "erbette" o "blede" ecc), spinaci, lattuga, scarola (tenendone presente il gusto deciso) foglie di cavolfiore, verza, cavolo cinese...
- formaggio affettabile (scamorza ad es.), ma anche tofu,
- salume ad es. prosciutto cotto o pancetta (oppure uovo sodo affettato, nel qual caso sarà opportuno salare leggermente),
- pane carasau (=carasatu, o pane pistoccu o anche pane lentu secco, oppure fettine molto sottili di pane di grano duro, o di segale, "posso", in ogni caso, la versione più gustosa di questo tortino, prevede che questo pane duro venga strofinato di aglio prima di essere utilizzato,
- olio e.v.,
- peperoncino in polvere o curry secondo i gusti.
Procedimento:
-lessare qualche minuto, in acqua leggermente salata, la verdura scelta, solo in modo che perda la rigidità del crudo,
- disporre a strati in piatto adatto: verdura, pane, verdura, pane, formaggio, peperoncino, verdura, pane, salume, verdura, peperoncino, si abbia l'accortezza di fare in modo che nel centro del piatto il tortino sia leggermente più sottile,
- cuocere a potenza media o medio bassa, in modo da dare il tempo (20' o 25'circa)al calore di penetrare in profondità e terminare la cottura delle verdure fino al centro del tortino, di solito lo scioglimento del formaggio nel centro del tortino indica il raggiungimento del punto di cottura ottimale, se non avrete lessato troppo le verdure prima, alla fine esse rimarranno piacevolmente consistenti,
- appena sfornato un filo d'olio, distribuito con attenzione, penetrerà delicatamente aiutando la miscelazione degli aromi.
Lasciare qualche minuto coperto prima di servire.
venerdì, febbraio 18, 2011
Papas rugadas o papas arrugadas?
Nuova ricetta di cucina veloce e gustosa.
Prendere patate piccole, di dimensioni omogenee e ben lavate, disporle in un piatto largo e basso, in cerchio, ancora bagnate spolverarle di sale fino, girarle e spolverarle di nuovo.
I tempi di cottura variano a seconda della potenza del forno e delle dimensioni delle patate, a me con patate come uova e forno a media potenza 15 minuti sono stati sufficenti, una avvertenza dopo 10 minuti pungerle leggermente con una forchetta.
Le patate risulteranno leggermente rugose e con una leggera crosticina di sale, risultando molto simili alla più laboriosa ricetta canaria, come quelle potranno essere accompagnate da mojo o da qualunque altra salsa verde o rossa (ad es. di tipo agrodolce alla parmigiana) o semplicemente con olio e prezzemolo.
Volendo un piatto più completo si potrà porre nel mezzo del piatto delle cipolle mondate e lavate tagliate a metà, anch’esse di dimensioni piuttosto piccole, nel mezzo del piatto in quanto l’azione del forno a microonde, normalmente, lì ha azione più delicata.
Naturalmente bisognerà fare attenzione a non usare patate germogliate altrimenti e solo se i germogli sono estremamente piccoli, dopo avere asportato i germogli e la parte da cui originano sarà meglio lessarle in acqua abbondante onde diluire le solanine (glucoalcaloidi steroidei) e gettare l’acqua di cottura.
N.B.: se i germogli sono grandi e numerosi, le patate non sono più adatte all’alimentazione umana.
Le patate sono controindicate per il diabete, indicate invece per ipopotassemia, gastriti acide, ulcere gastriche
Prendere patate piccole, di dimensioni omogenee e ben lavate, disporle in un piatto largo e basso, in cerchio, ancora bagnate spolverarle di sale fino, girarle e spolverarle di nuovo.
I tempi di cottura variano a seconda della potenza del forno e delle dimensioni delle patate, a me con patate come uova e forno a media potenza 15 minuti sono stati sufficenti, una avvertenza dopo 10 minuti pungerle leggermente con una forchetta.
Le patate risulteranno leggermente rugose e con una leggera crosticina di sale, risultando molto simili alla più laboriosa ricetta canaria, come quelle potranno essere accompagnate da mojo o da qualunque altra salsa verde o rossa (ad es. di tipo agrodolce alla parmigiana) o semplicemente con olio e prezzemolo.
Volendo un piatto più completo si potrà porre nel mezzo del piatto delle cipolle mondate e lavate tagliate a metà, anch’esse di dimensioni piuttosto piccole, nel mezzo del piatto in quanto l’azione del forno a microonde, normalmente, lì ha azione più delicata.
Naturalmente bisognerà fare attenzione a non usare patate germogliate altrimenti e solo se i germogli sono estremamente piccoli, dopo avere asportato i germogli e la parte da cui originano sarà meglio lessarle in acqua abbondante onde diluire le solanine (glucoalcaloidi steroidei) e gettare l’acqua di cottura.
N.B.: se i germogli sono grandi e numerosi, le patate non sono più adatte all’alimentazione umana.
Le patate sono controindicate per il diabete, indicate invece per ipopotassemia, gastriti acide, ulcere gastriche
mercoledì, febbraio 09, 2011
Omeopatia e gioco d'azzardo, similitudini negli effetti economici.
La popolazione mondiale è troppa, le spiagge di tutto il mondo sono troppo affollate, le piste da sci contano scontri quotidiani tra sciatori, le città scoppiano, gli enti pensionistici sono alla canna del gas, mi sembra che di buoni motivi per smettere di spiegare l’inutilità terapeutica dei farmaci omeopatici ce ne siano anche troppi, ben venga quindi una diminuzione della popolazione mondiale, se poi è selettiva e diminuisce gli imbecilli ci avviciniamo a una eugenetica pratica, magari le prossime generazioni saranno meno credulone!
Io qualche volta ho parlato con amici dell’inconsistenza statistica della speranza di vincita delle varie lotterie, ma visto che si tratta di una tassa sull’imbecillità, quanti più soldi lo stato ricava con il lotto dai creduloni tanti meno dovrebbe chiederne a me con le tasse, quindi viva le lotterie!
Certo che se poi la gente si rovina col gioco e lo stato la deve mantenere i conti non tornano, con l’omeopatia temo che il discorso sia lo stesso, “mutatis mutandis”, se poi dovessero anche passare le cure omeopatiche dal SSN o quel che è allora sarebbe come pagare le scommesse ai giocatori e poi pagargli anche il mutuo.
Io qualche volta ho parlato con amici dell’inconsistenza statistica della speranza di vincita delle varie lotterie, ma visto che si tratta di una tassa sull’imbecillità, quanti più soldi lo stato ricava con il lotto dai creduloni tanti meno dovrebbe chiederne a me con le tasse, quindi viva le lotterie!
Certo che se poi la gente si rovina col gioco e lo stato la deve mantenere i conti non tornano, con l’omeopatia temo che il discorso sia lo stesso, “mutatis mutandis”, se poi dovessero anche passare le cure omeopatiche dal SSN o quel che è allora sarebbe come pagare le scommesse ai giocatori e poi pagargli anche il mutuo.
lunedì, febbraio 07, 2011
L'INPS: servizi al cittadino... forse.
Una mia anziana vicina di casa, di 83 anni, con due protesi alle anche e una sfilza di altri malanni, ha ricevuto questa lettera dall'Ente di Complicazione della Vita degli Anziani e di Chi li Assiste, in italiano INPS.

A quanto pare l'INPS vuole essere sicura che la pensionata sia residente in Italia!
La povera donna ha la tessera sanitaria elettronica, che presenta ogni volta che prende una medicina, la carta d'identità, ritira la pensione ogni mese, prima poteva farlo ogni due, ma poi hanno pensato che anche d'inverno era meglio che gli anziani si muovessero un po', ha il medico di famiglia che ogni due o tre mesi deve prescrivergli qualche analisi, ha il Pass invalidi del Comune (così, se qualche anima pia l'accompagna a fare esami clinici, può avvicinarsi all'ospedale, parcheggiare neanche parlarne) ma naturalmente l'INPS non ne sa niente, si tratta di un Ente che ha base su un pianeta extrasolare e con i segnali di fumo ci vuole tempo, sarà il Garante della Privacy che, come una misteriosa Nebulosa, isola gli enti uno dall'altro, che impedisce loro di scambiarsi informazioni?
La povera donna era in panico, ha grosse difficoltà di deambulazione e di sordità, mi ha quindi chiesto di occuparmi della cosa. Io, ottimista, ho pensato di cavarmela compilando il citato modulo PSAS/ACC ed eventualmente spedendone copia firmata dalla signora, così ho cominciato la peregrinazione sul sito dell'Ente citato.
Peregrinazione in quanto, di finestra in finestra, ho percorso tutto il sito senza trovare traccia del moduco PSAS/ACC, nel frattempo ho scoperto che il PIN della pensionata era scaduto (pare che il Garante della privacy abbia deciso che questi PIN debbano essere cambiati ogni qualche mese, evidentemente non si rende conto che difficilmente si accede al labirintico sito se non costretti, quindi non più di un paio di volte l'anno e solo sotto minaccia di sospensione della pensione, morale: ogni volta che si accede la PW è scaduta!) quindi dopo avere rinnovato il PIN alla fine mi sono arreso e, preso il coraggio a due mani, ho telefonato al call center.
La fortuna mi ha arriso, contrariamente alle mie esperienze precedenti, nel giro di meno di un quarto d'ora parlavo con un umano!
Ma la fortuna si sa è balzana, in poche battute sono stato gentilmente informato che sul sito quel modulo non era presente, che certo, sapeva che per queste pratiche, gratuite, nessun commercialista si prende la briga di farle se non sei cliente, che capiva che la pensionata, a 280 € al mese, non aveva un commercialista, che avrei quindi dovuto andare in un CAF, con la delega della pensionata e un suo documento e compilare il mod. PSAS/ACC, e che sì, sapeva anche che i CAF per queste cose non danno appuntamenti, avrei dovuto armarmi di pazienza.
Rispetto all'ultima riga "l'eventuale documentazione dovrà essere comunque consegnata alla competente sede INPS" mi ha cortesemente precisato che non sapeva se si riferisse solo al caso dell'inoltro tramite commercialista o anche tramite CAF, che avrei dovuto però, eventualmente, consegnarla di persona, perché all'INPS non volevano più "carta" e quindi non accettavano più le raccomandate.
Caspita!
All'INPS sono diventati ecologici!
Non vogliono più sprechi!
Quindi io devo andare al CAF e compilare il mod PSAS/ACC e poi portare la documentazione all'INPS!
Ma perché non posso andare direttamente all'INPS? Perché devo da Vimodrone andare all'INPS di Via Melchiorre Gioia a Milano e non in una sede qualunque magari vicino a dove lavoro?
Non voglio chiederlo, potrebbero rispondermi che mancano dei piccioni viaggiatori per trasferire la documentazione cartacea, quella che non vogliono più.
Non so come voi avreste reagito, io ho pensato di essere in un racconto di Kafka e che prima o poi sarebbe finito, non ho neppure avuto il coraggio di mettermi a litigare con l'incolpevole ambasciatrice di questi paradossi burocratici.
Così, approfittando del mio attonito silenzio, l'operatrice ha aggiunto che, nel caso la pensionata non avesse provveduto a dichiarare la sua attuale residenza in Italia con il citato modulo, dal 31 Marzo 2011 non avrebbe più percepito la pensione.
Mi sono così rassegnato a impiegare un paio di mezze giornate di ferie, sperando che bastino, per aiutare la vicina, ma le droghe o le malattie sessualmente trasmissibili, prima o poi, colpiranno politici e burocrati, certo, essere religioso aiuterebbe, poter sperare in un castigo per questi inetti vermi profittatori, se non in questa vita in un'altra, sarebbe bello...
A quanto pare l'INPS vuole essere sicura che la pensionata sia residente in Italia!
La povera donna ha la tessera sanitaria elettronica, che presenta ogni volta che prende una medicina, la carta d'identità, ritira la pensione ogni mese, prima poteva farlo ogni due, ma poi hanno pensato che anche d'inverno era meglio che gli anziani si muovessero un po', ha il medico di famiglia che ogni due o tre mesi deve prescrivergli qualche analisi, ha il Pass invalidi del Comune (così, se qualche anima pia l'accompagna a fare esami clinici, può avvicinarsi all'ospedale, parcheggiare neanche parlarne) ma naturalmente l'INPS non ne sa niente, si tratta di un Ente che ha base su un pianeta extrasolare e con i segnali di fumo ci vuole tempo, sarà il Garante della Privacy che, come una misteriosa Nebulosa, isola gli enti uno dall'altro, che impedisce loro di scambiarsi informazioni?
La povera donna era in panico, ha grosse difficoltà di deambulazione e di sordità, mi ha quindi chiesto di occuparmi della cosa. Io, ottimista, ho pensato di cavarmela compilando il citato modulo PSAS/ACC ed eventualmente spedendone copia firmata dalla signora, così ho cominciato la peregrinazione sul sito dell'Ente citato.
Peregrinazione in quanto, di finestra in finestra, ho percorso tutto il sito senza trovare traccia del moduco PSAS/ACC, nel frattempo ho scoperto che il PIN della pensionata era scaduto (pare che il Garante della privacy abbia deciso che questi PIN debbano essere cambiati ogni qualche mese, evidentemente non si rende conto che difficilmente si accede al labirintico sito se non costretti, quindi non più di un paio di volte l'anno e solo sotto minaccia di sospensione della pensione, morale: ogni volta che si accede la PW è scaduta!) quindi dopo avere rinnovato il PIN alla fine mi sono arreso e, preso il coraggio a due mani, ho telefonato al call center.
La fortuna mi ha arriso, contrariamente alle mie esperienze precedenti, nel giro di meno di un quarto d'ora parlavo con un umano!
Ma la fortuna si sa è balzana, in poche battute sono stato gentilmente informato che sul sito quel modulo non era presente, che certo, sapeva che per queste pratiche, gratuite, nessun commercialista si prende la briga di farle se non sei cliente, che capiva che la pensionata, a 280 € al mese, non aveva un commercialista, che avrei quindi dovuto andare in un CAF, con la delega della pensionata e un suo documento e compilare il mod. PSAS/ACC, e che sì, sapeva anche che i CAF per queste cose non danno appuntamenti, avrei dovuto armarmi di pazienza.
Rispetto all'ultima riga "l'eventuale documentazione dovrà essere comunque consegnata alla competente sede INPS" mi ha cortesemente precisato che non sapeva se si riferisse solo al caso dell'inoltro tramite commercialista o anche tramite CAF, che avrei dovuto però, eventualmente, consegnarla di persona, perché all'INPS non volevano più "carta" e quindi non accettavano più le raccomandate.
Caspita!
All'INPS sono diventati ecologici!
Non vogliono più sprechi!
Quindi io devo andare al CAF e compilare il mod PSAS/ACC e poi portare la documentazione all'INPS!
Ma perché non posso andare direttamente all'INPS? Perché devo da Vimodrone andare all'INPS di Via Melchiorre Gioia a Milano e non in una sede qualunque magari vicino a dove lavoro?
Non voglio chiederlo, potrebbero rispondermi che mancano dei piccioni viaggiatori per trasferire la documentazione cartacea, quella che non vogliono più.
Non so come voi avreste reagito, io ho pensato di essere in un racconto di Kafka e che prima o poi sarebbe finito, non ho neppure avuto il coraggio di mettermi a litigare con l'incolpevole ambasciatrice di questi paradossi burocratici.
Così, approfittando del mio attonito silenzio, l'operatrice ha aggiunto che, nel caso la pensionata non avesse provveduto a dichiarare la sua attuale residenza in Italia con il citato modulo, dal 31 Marzo 2011 non avrebbe più percepito la pensione.
Mi sono così rassegnato a impiegare un paio di mezze giornate di ferie, sperando che bastino, per aiutare la vicina, ma le droghe o le malattie sessualmente trasmissibili, prima o poi, colpiranno politici e burocrati, certo, essere religioso aiuterebbe, poter sperare in un castigo per questi inetti vermi profittatori, se non in questa vita in un'altra, sarebbe bello...
mercoledì, dicembre 15, 2010
Duracell o Mollacell?
Ecco la foto di una pila Duracell che mi ha rovinato una macchina fotografica, si vede bene la scadenza: Marzo 2013. Non ho voglia di fare una causa alla Duracell, ma mi sembra utile dire a tutti che non importa di che marca siano le pile, meglio estrarle e controllarle tutte le settimane e toglierle se non si usa l'attrezzo per più di qualche giorno, naturalmente è meglio conservarle in un contenitore di plastica per evitare che rovinino mobili o cassetti.
mercoledì, dicembre 08, 2010
Camminando per lavorare a km zero
Noi camminatori, pedoni o pedanti, che li si voglia chiamare, siamo l’ultima “non ruota” del carro, fuori dalle città le strade non hanno assolutamente più banchine calpestabili, invase come sono da rovi e immondizia, nei centri storici “pedonali” ad es. a Milano le bici dei frettolosi ti saettano intorno, a volte scampanellando, più spesso con un inquietante fruscio tecnologico, anni fa mio padre fu ridotto in mutande da un ciclista, sul marciapiede, che impigliò il suo freno in una tasca dei suoi pantaloni stracciandoglieli, dovemmo rinunciare a pranzare fuori e tornammo a casa.
Io sono un ciclista occasionale e non nascondo che circolo sui marciapiedi, con calma e dando sempre la precedenza ai pedoni, mi rendo conto che sono un ospite, che in caso di scontro io ho del ferro con cui ferirlo, lui non ha che un armatura di panno e soltanto d’inverno, chi circola in bicicletta in città perché ha fretta dovrebbe almeno astenersi dal transitare sui marciapiedi e contromano sulle strade.
Certo, circolare in bicicletta è meritorio dal punto di vista ambientale, ma questo non concede dei bonus da spendere stressando i pedoni, nè la quantità di stress e di frustrazioni, che i ciclisti accumulano a causa dei mezzi a motore e della scadente manutenzione delle strade (tombini infossati e buche profonde) li autorizza a rivalersi sui pedanti.
Viva le scarpe e viva i piedi.
Si parla tanto di prodotti, alimentari, e non a chilometri zero, ma ci sono molte misure che la politica potrebbe prendere in diversi campi per contribuire anche a sviluppare il lavoro a km zero, ad es. diminuire o addirittura annullare la tassazione sulla compravendita di immobili per avvicinarsi al posto di lavoro, o diminuire le tasse sugli affitti per chi affitta a studenti di università vicine, al contrario si potrebbero aumentare le tasse per le aziende che allontanano la sede di lavoro dal bacino lavorativo cui fanno rifermento.
Il flusso di mezzi che intasano le tangenziali dei centri urbani nei due sensi, conducendo al Nord a lavorare chi vive al Sud e viceversa o tra l’Est e Ovest è in massima parte un costo enorme e inutile per la collettività, non solo in costi diretti di manutenzione stradale e di aumento di tempi di percorrenza anche per i mezzi commerciali, industriali e di soccorso, ma indirettamente in termini di danno alla salute e di costi connessi a causa dell’inquinamento e degli incidenti, ma anche in termini di aumentati costi di assistenza ai bambini e agli anziani a causa degli aumento dei “tempi di lavoro lordo” (considerando in essi tutto il tempo trascorso fuori di casa oltre che per lavorare anche per andare e tornare dal lavoro), solo politici e d economisti miopi, possono non vedere l’enorme guadagno che potrebbe avere la collettività da misure concrete a favore del “lavoro a km zero”, anche se dovessero, queste misure, consistere in sostanziose riduzioni dell’introito fiscale a breve termine, a lungo termine si tratterebbe di un miglioramento della qualità della vita, sia in termini fisici che psichici dei cittadini, di un aiuto concreto alle famiglie e alla loro coesione, indirettamente tutto ciò potrebbe portare a un notevole risparmio di spesa per lo stato e gli enti locali quindi a migliorare il bilancio nel complesso nonostante la diminuzione dell’introito fiscale,
Io sono un ciclista occasionale e non nascondo che circolo sui marciapiedi, con calma e dando sempre la precedenza ai pedoni, mi rendo conto che sono un ospite, che in caso di scontro io ho del ferro con cui ferirlo, lui non ha che un armatura di panno e soltanto d’inverno, chi circola in bicicletta in città perché ha fretta dovrebbe almeno astenersi dal transitare sui marciapiedi e contromano sulle strade.
Certo, circolare in bicicletta è meritorio dal punto di vista ambientale, ma questo non concede dei bonus da spendere stressando i pedoni, nè la quantità di stress e di frustrazioni, che i ciclisti accumulano a causa dei mezzi a motore e della scadente manutenzione delle strade (tombini infossati e buche profonde) li autorizza a rivalersi sui pedanti.
Viva le scarpe e viva i piedi.
Si parla tanto di prodotti, alimentari, e non a chilometri zero, ma ci sono molte misure che la politica potrebbe prendere in diversi campi per contribuire anche a sviluppare il lavoro a km zero, ad es. diminuire o addirittura annullare la tassazione sulla compravendita di immobili per avvicinarsi al posto di lavoro, o diminuire le tasse sugli affitti per chi affitta a studenti di università vicine, al contrario si potrebbero aumentare le tasse per le aziende che allontanano la sede di lavoro dal bacino lavorativo cui fanno rifermento.
Il flusso di mezzi che intasano le tangenziali dei centri urbani nei due sensi, conducendo al Nord a lavorare chi vive al Sud e viceversa o tra l’Est e Ovest è in massima parte un costo enorme e inutile per la collettività, non solo in costi diretti di manutenzione stradale e di aumento di tempi di percorrenza anche per i mezzi commerciali, industriali e di soccorso, ma indirettamente in termini di danno alla salute e di costi connessi a causa dell’inquinamento e degli incidenti, ma anche in termini di aumentati costi di assistenza ai bambini e agli anziani a causa degli aumento dei “tempi di lavoro lordo” (considerando in essi tutto il tempo trascorso fuori di casa oltre che per lavorare anche per andare e tornare dal lavoro), solo politici e d economisti miopi, possono non vedere l’enorme guadagno che potrebbe avere la collettività da misure concrete a favore del “lavoro a km zero”, anche se dovessero, queste misure, consistere in sostanziose riduzioni dell’introito fiscale a breve termine, a lungo termine si tratterebbe di un miglioramento della qualità della vita, sia in termini fisici che psichici dei cittadini, di un aiuto concreto alle famiglie e alla loro coesione, indirettamente tutto ciò potrebbe portare a un notevole risparmio di spesa per lo stato e gli enti locali quindi a migliorare il bilancio nel complesso nonostante la diminuzione dell’introito fiscale,
mercoledì, luglio 28, 2010
Anche l'Ondbusman Bancario non è chiaro a cosa serva.
Doppia imposizione sui Titoli di Stato della Spagna prosegue l'avventura per ottenere il rimborso.
Un mese e mezzo dopo la mia raccomandata con cui chiedevo l'intervento dell'Ondbusman, la segreteria tecnica di questo ente mi rimanda cortesemente la documentazione inviata, scrivendo che, dallo scorso anno, per questo tipo di problemi bisogna rivolgersi alla Camera di conciliazione e arbitrato della Consob, naturalmente le banche non hanno dato alcuna pubblicità alla cosa, così ho perso tempo e danaro, naturalmente infatti, la Camera di conciliazione accetta soltanto comunicazioni scritte e per avere certezza che le abbiano ricevute, non c'è che la raccomandata con avviso di ricevimento.
Intanto che aspetto una loro risposta, sono andato a ritirare il certificato di residenza fiscale richiesto il 6 Luglio all'Agenzia delle Entrate di Milano 4, mi avevano detto che sarebbe stato pronto in una settimana, ho lasciato passare 20 giorni, sarà pronto, no, pare che la mia pratica non si trovi più.
Per fortuna nel pomeriggio mi telefona l'impiegato, la pratica è stata ritrovata, domani posso andare a ritirarla.
Se fossi un dipendente, pagato anche solo 8 € all'ora, fino a questo punto, tra mancato guadagno e F23 e marche da bollo, la cosa mi sarebbe costata oltre 165€, l'avventura prosegue...
Un mese e mezzo dopo la mia raccomandata con cui chiedevo l'intervento dell'Ondbusman, la segreteria tecnica di questo ente mi rimanda cortesemente la documentazione inviata, scrivendo che, dallo scorso anno, per questo tipo di problemi bisogna rivolgersi alla Camera di conciliazione e arbitrato della Consob, naturalmente le banche non hanno dato alcuna pubblicità alla cosa, così ho perso tempo e danaro, naturalmente infatti, la Camera di conciliazione accetta soltanto comunicazioni scritte e per avere certezza che le abbiano ricevute, non c'è che la raccomandata con avviso di ricevimento.
Intanto che aspetto una loro risposta, sono andato a ritirare il certificato di residenza fiscale richiesto il 6 Luglio all'Agenzia delle Entrate di Milano 4, mi avevano detto che sarebbe stato pronto in una settimana, ho lasciato passare 20 giorni, sarà pronto, no, pare che la mia pratica non si trovi più.
Per fortuna nel pomeriggio mi telefona l'impiegato, la pratica è stata ritrovata, domani posso andare a ritirarla.
Se fossi un dipendente, pagato anche solo 8 € all'ora, fino a questo punto, tra mancato guadagno e F23 e marche da bollo, la cosa mi sarebbe costata oltre 165€, l'avventura prosegue...
mercoledì, luglio 14, 2010
Link per la mia vetrina di libri
Ecco sei dei libri che ho recentemente revisionato per la pubblicazione.
-Un volume contiene due romanzi brevi sulle disavventure di un tolettatore di cani alle prese con agenti segreti e malavita.
-Un volume raccoglie buona parte della mia produzione di racconti, i soggetti e gli stili sono difformi, dall'avventuroso all'erotico, ma non solo.
-Un volume, di oltre trecento pagine, presenta quasi tutte le poesie, scritte in oltre trent'anni, secondo un criterio rigorosamente cronologico.
-Un volume sceglie, invece, solo le poesie che potremmo definire civili, testimonianze dei tempi, momento per momento.
-Un volume, al contrario, rappresenta le poesie ispirate dalla osservazione di un oggetto, un panorama, un fatto, si tratta delle poesie meno legate alla contingenza, forse, anche se a volte un piccolo particolare rimanda a considerazioni più generali.
- Un breve volumetto, infine, è dedicato al rapporto tra genitori e figli, all'essere genitori, all'essere figli e alle devianze di questo rapporto, ora e sempre.
É in preparazione una scelta delle poesie a ispirazione più prettamente amorose ed erotiche.
"Menù d'amore", opera poetico-erotico-culinaria, stampata in copia numerata, acquerellata e firmata dall'autore è invece richiedibile direttamente all'autore, i tempi di consegna sono di circa tre mesi.
-Un volume contiene due romanzi brevi sulle disavventure di un tolettatore di cani alle prese con agenti segreti e malavita.
-Un volume raccoglie buona parte della mia produzione di racconti, i soggetti e gli stili sono difformi, dall'avventuroso all'erotico, ma non solo.
-Un volume, di oltre trecento pagine, presenta quasi tutte le poesie, scritte in oltre trent'anni, secondo un criterio rigorosamente cronologico.
-Un volume sceglie, invece, solo le poesie che potremmo definire civili, testimonianze dei tempi, momento per momento.
-Un volume, al contrario, rappresenta le poesie ispirate dalla osservazione di un oggetto, un panorama, un fatto, si tratta delle poesie meno legate alla contingenza, forse, anche se a volte un piccolo particolare rimanda a considerazioni più generali.
- Un breve volumetto, infine, è dedicato al rapporto tra genitori e figli, all'essere genitori, all'essere figli e alle devianze di questo rapporto, ora e sempre.
É in preparazione una scelta delle poesie a ispirazione più prettamente amorose ed erotiche.
"Menù d'amore", opera poetico-erotico-culinaria, stampata in copia numerata, acquerellata e firmata dall'autore è invece richiedibile direttamente all'autore, i tempi di consegna sono di circa tre mesi.
venerdì, giugno 25, 2010
Come fregare i risparmiatori italiani tasse al 31,5% sui titoli di Stato della Spagna
Ho già accennato in precedenti post al problema della doppia tassazione dei titoli di stato della Spagna in Italia, la beffa prosegue.
Mi sono rivolto al Consolato di Spagna a Milano per sapere almeno a chi dovevo rivolgere la domanda per avere il rimborso della tassa spagnola essendo un non residente, ma mi hanno risposto che loro si occupano degli spagnoli non degli italiani. Evidentemente non rientra nei loro compiti la tutela del buon nome del paese, non si occupano di “pubbliche relazioni”, mi hanno cortesemente dato un pezzetto di carta con l’indirizzo del Ministero delle Finanze spagnolo a cui avrei dovuto rivolgermi, in spagnolo, per avere chiarimenti, oppure avrei potuto contattare un avvocato fiscalista in Spagna (per un centinaio di euro!), su mia insistenza mi hanno fornito, sullo retro dello stesso foglietto l’indirizzo email del Consolato d’Italia a Madrid.
Il Consolato d’Italia a Madrid mi ha risposto prontamente che loro non si occupano di questioni fiscali e mi hanno fornito l’URL del sito del Ministero delle Finanze spagnolo che, naturalmente, ha solo parziali verisoni in inglese, francese e tedesco (oltre che in gallego, catalano ecc.).
Ho avuto la soddisfazione di trovare conferma al fatto che la legge spagnola, oltre alla convenzione italo-spagnola contro la doppia imposizione fiscale, dice che i miei titoli, intestati a me, che non sono residente in Spagna, sono esenti dalla tassazione spagnola, anche se dovrei fornire ogni anno un certificato di residenza fiscale, ma non sono riuscito a capire a chi dovrei inviare tale certificato, anche ammesso che riesca a scoprire chi in Italia dovrebbe fornirmelo,
Intanto sono riuscito a prendere un appuntamento con l’Agenzia delle Entrate per metà Luglio, anche se la mia domanda non rientrava in nessuna delle casistiche per le quali era possibile prendere un appuntamento, chissà forse troverò qualcuno di buon cuore…
Per ora la morale mi sembra una sola l’Europa delle burocrazie è di là da venire, d’altronde come dare torto a questa gente, un Europa unita farebbe un sacco di disoccupati tra diplomatici e addetti vari.
Intanto rimane incotrovertibile il fatto che una banca come Webank (gruppo B.P.Milano) che vende a ignari clienti titoli siffatti, sapendo che non darà loro alcuna assistenza, non si comporta con loro come con dei clienti, ma come con dei “polli” da spennare.
Mi sono rivolto al Consolato di Spagna a Milano per sapere almeno a chi dovevo rivolgere la domanda per avere il rimborso della tassa spagnola essendo un non residente, ma mi hanno risposto che loro si occupano degli spagnoli non degli italiani. Evidentemente non rientra nei loro compiti la tutela del buon nome del paese, non si occupano di “pubbliche relazioni”, mi hanno cortesemente dato un pezzetto di carta con l’indirizzo del Ministero delle Finanze spagnolo a cui avrei dovuto rivolgermi, in spagnolo, per avere chiarimenti, oppure avrei potuto contattare un avvocato fiscalista in Spagna (per un centinaio di euro!), su mia insistenza mi hanno fornito, sullo retro dello stesso foglietto l’indirizzo email del Consolato d’Italia a Madrid.
Il Consolato d’Italia a Madrid mi ha risposto prontamente che loro non si occupano di questioni fiscali e mi hanno fornito l’URL del sito del Ministero delle Finanze spagnolo che, naturalmente, ha solo parziali verisoni in inglese, francese e tedesco (oltre che in gallego, catalano ecc.).
Ho avuto la soddisfazione di trovare conferma al fatto che la legge spagnola, oltre alla convenzione italo-spagnola contro la doppia imposizione fiscale, dice che i miei titoli, intestati a me, che non sono residente in Spagna, sono esenti dalla tassazione spagnola, anche se dovrei fornire ogni anno un certificato di residenza fiscale, ma non sono riuscito a capire a chi dovrei inviare tale certificato, anche ammesso che riesca a scoprire chi in Italia dovrebbe fornirmelo,
Intanto sono riuscito a prendere un appuntamento con l’Agenzia delle Entrate per metà Luglio, anche se la mia domanda non rientrava in nessuna delle casistiche per le quali era possibile prendere un appuntamento, chissà forse troverò qualcuno di buon cuore…
Per ora la morale mi sembra una sola l’Europa delle burocrazie è di là da venire, d’altronde come dare torto a questa gente, un Europa unita farebbe un sacco di disoccupati tra diplomatici e addetti vari.
Intanto rimane incotrovertibile il fatto che una banca come Webank (gruppo B.P.Milano) che vende a ignari clienti titoli siffatti, sapendo che non darà loro alcuna assistenza, non si comporta con loro come con dei clienti, ma come con dei “polli” da spennare.
venerdì, giugno 18, 2010
Ecco un facsimile della lettera che ho inviato all'Ombudsman-Giurì Bancario da parte di chi sia stato come me turlupinato da Webank. Non chiedo diritti d'autore. Evidentemente potete correggierla e modificarla come credete.
AUGURI A TUTTI.
Data
Spett.
Ombudsman – Giurì Bancario
Via delle Botteghe Oscure, 54
00186 Roma
Il sottoscritto Xxxxxxxx Xxxxxxx, residente in Via Xxxx Xxxxxxx, YY cap YYYYY XXXXXXXX tel. YYY-YYYYYYYYYY titolare del conto corrente numero YYYYYYYYYYYYY presso la banca WeBank S.p.A. -Gruppo Bipiemme
Via Massaua, 4 - 20146 Milano, IBAN: ITYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYY,
dopo numerose e-mail e telefonate, ha inoltrato in data YY Xxxxxx 2010 un reclamo all’Ufficio reclami di tale banca del quale allega copia fotostatica.
Poiché il reclamo in oggetto non è stato accolto in tutto o in parte dalla banca il sottoscritto si rivolge a codesto Organismo, ai sensi del “Regolamento dell’Ufficio reclami e dell’Ombudsman – Giurì Bancario”, perché decida in merito al reclamo.
In particolare il sottoscritto chiede che codesto Ombudsman – Giurì Bancario voglia ordinare alla suddetta banca quanto segue:
-che la suddetta Banca si faccia carico di espletare, ora e per il futuro, fino alla scadenza del titolo, le pratiche onde evitare la doppia imposizione fiscale sul titolo oggetto del reclamo, avendo essa mancato di rendere noto alla clientela, prima dell’acquisto di detto titolo che, contrariamente alla prassi di altri primari stati europei, il Regno di Spagna, per evitare la doppia imposizione fiscale, richiede una documentazione specifica da presentarsi ad ogni cedola incassata, e che la Banca stessa non si sarebbe prestata ad assistere il cliente nell’espletamento di tali pratiche burocratiche con lo stato straniero, tale informazione, per un titolo con vita residua tanto lunga (scad. 2037) avrebbe assolutamente scoraggiato l’acquisto da parte del ricorrente;
-in sub-ordine si richiede il riacquisto da parte della Banca di tale titolo al prezzo di acquisto e il rimborso dell’ammontare della tassazione del 19% effettuata dallo Stato Spagnolo per tutte le cedole eventualmente scadute prima della composizione della presente vertenza.
Si dichiara che:
• la controversia riguarda questioni quantificabili in un valore non superiore a 100.000,00 euro (ovvero
concerne esclusivamente l’accertamento di diritti, obblighi e facoltà);
• la controversia non è stata portata all’esame dell’Autorità giudiziaria, di un Collegio arbitrale e non è
sottoposta a una procedura di conciliazione ancora in corso.
Si allega alla presente:
• fotocopia della documentazione utile ai fini della decisione;
• fotocopia della corrispondenza intercorsa con l’Ufficio reclami della banca (o intermediario
finanziario).
Distinti saluti.
(numero………documenti allegati) firma…………….………
* da inviarsi di preferenza con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, oppure utilizzando strumenti
informatici (fax 06/67482251 – e-mail
AUGURI A TUTTI.
Data
Spett.
Ombudsman – Giurì Bancario
Via delle Botteghe Oscure, 54
00186 Roma
Il sottoscritto Xxxxxxxx Xxxxxxx, residente in Via Xxxx Xxxxxxx, YY cap YYYYY XXXXXXXX tel. YYY-YYYYYYYYYY titolare del conto corrente numero YYYYYYYYYYYYY presso la banca WeBank S.p.A. -Gruppo Bipiemme
Via Massaua, 4 - 20146 Milano, IBAN: ITYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYY,
dopo numerose e-mail e telefonate, ha inoltrato in data YY Xxxxxx 2010 un reclamo all’Ufficio reclami di tale banca del quale allega copia fotostatica.
Poiché il reclamo in oggetto non è stato accolto in tutto o in parte dalla banca il sottoscritto si rivolge a codesto Organismo, ai sensi del “Regolamento dell’Ufficio reclami e dell’Ombudsman – Giurì Bancario”, perché decida in merito al reclamo.
In particolare il sottoscritto chiede che codesto Ombudsman – Giurì Bancario voglia ordinare alla suddetta banca quanto segue:
-che la suddetta Banca si faccia carico di espletare, ora e per il futuro, fino alla scadenza del titolo, le pratiche onde evitare la doppia imposizione fiscale sul titolo oggetto del reclamo, avendo essa mancato di rendere noto alla clientela, prima dell’acquisto di detto titolo che, contrariamente alla prassi di altri primari stati europei, il Regno di Spagna, per evitare la doppia imposizione fiscale, richiede una documentazione specifica da presentarsi ad ogni cedola incassata, e che la Banca stessa non si sarebbe prestata ad assistere il cliente nell’espletamento di tali pratiche burocratiche con lo stato straniero, tale informazione, per un titolo con vita residua tanto lunga (scad. 2037) avrebbe assolutamente scoraggiato l’acquisto da parte del ricorrente;
-in sub-ordine si richiede il riacquisto da parte della Banca di tale titolo al prezzo di acquisto e il rimborso dell’ammontare della tassazione del 19% effettuata dallo Stato Spagnolo per tutte le cedole eventualmente scadute prima della composizione della presente vertenza.
Si dichiara che:
• la controversia riguarda questioni quantificabili in un valore non superiore a 100.000,00 euro (ovvero
concerne esclusivamente l’accertamento di diritti, obblighi e facoltà);
• la controversia non è stata portata all’esame dell’Autorità giudiziaria, di un Collegio arbitrale e non è
sottoposta a una procedura di conciliazione ancora in corso.
Si allega alla presente:
• fotocopia della documentazione utile ai fini della decisione;
• fotocopia della corrispondenza intercorsa con l’Ufficio reclami della banca (o intermediario
finanziario).
Distinti saluti.
(numero………documenti allegati) firma…………….………
* da inviarsi di preferenza con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, oppure utilizzando strumenti
informatici (fax 06/67482251 – e-mail
lunedì, giugno 14, 2010
Vediamo un po' cosa risponderà l'Ombudsman bancario
Ho preparato la lettera per l'Ombudsman Bancario contro il comportamento senza scrupoli della Banca Popolare di Milano. Domani la spedisco e vi accludo una copia!
martedì, giugno 01, 2010
BPM Banca Popolare di Milano 19% allo Stato Spagnolo e 12,5% allo Stato Italiano
BPM Banca Popolare di Milano
19% allo Stato Spagnolo e 12,5% allo Stato Italiano
La BPM Banca Popolare di Milano mi ha inviato la lettera sopra dicendomi che i titoli di Stato Spagnoli da me acquistati lo scorso anno sono tassati secondo le leggi dei due Stati 19% e 12,5% totale 31,5% come risulta anche dalle note di accredito.
Peccato che non si renda conto che, AMMESSO CHE SIA NORMALE NON AVERE INFORMATO IL CLIENTE DI TALE DOPPIA IMPOSIZIONE FISCALE, applicando tale ritenuta insieme a quella spagnola, e non successivamente, la ritenuta effettivamente applicata per la fiscalità italiana sia del 15,43% e non del 12,5% visto che mi fanno una trattenuta su quanto non incasso applicando l'aliquota CONTEMPORANEAMENTE A QUELLA SPAGNOLA.
La BPM cerca di spaventare il cliente potrebbe perdere l'ANONIMATO!
Sì non avete letto male: fare le pratiche per evitare la doppia imposizione fiscale comporta una serie di documenti!
Quindi la BPM non effettua tali pratiche. Non avrebbero dovuto informare il cliente prima?
Se al ristorante mi servono del pesce e mangiandolo mi rendo conto che ha le interiora protesto, se il cameriere mi comunica che il cuoco non aveva il tempo di pulirlo io devo dichiararmi soddisfatto?
Concludono dicendomi che devo fare tutto da me, peccato che le commissioni sull’acquisto di quei titoli le abbiano incassate.
Tags: Banca Popolare di Milano, BPM, Titoli di Stato Spagnoli, Webank
venerdì, maggio 28, 2010
Le gocce
Io goccia d'un'onda,
in balìa del vento
io, spuma, e schizzi,
io, aria divento,
restare volevo
negli abissi quieti,
silenti, oscuri,
abbandonati,
quindi sicuri.
Io venni trascinata,
a riveder le stelle,
dall'àncora incurante,
con rami di corallo
e con silicee spugne,
io fui tra lor morenti,
così caddi sul ponte,
di lì nella sentina,
ove sostai, pensosa,
quanto non so,
mi parve assai,
ora son spuma
e non mi fermo mai,
alla mercé del vento,
tal sono e mi sento.
Così dicea la goccia
della schiuma di mare,
frizzando le sue bolle,
serena, ma non doma,
alla macchia oleosa
in cui specchiava
l'arcobaleno assente.
Io pure, disse il petrolio,
di lontano vengo,
tra i sargassi rinacqui
a questo cielo terso,
in me porto il ricordo
di un mondo assai diverso,
ne fui esiliato a lungo,
nell'Ade oscuro e caldo
restavo, rassegnato,
a rispettar, tacendo,
i ritmi del pianeta,
che sfarina il granito,
che digerisce il tempo,
ma venne un ascesso,
una suppurazione,
e venni espulso in mare.
Ora mi spando bene,
copro la spuma bianca,
ne faccio schiuma densa,
del color del letame,
che giunta sulla sponda
segna il confin letale.
Oppur resto, silente,
a fare specchio a un cielo
sempre più spopolato
di sterne e di gabbiani,
di svassi e cormorani,
di folaghe e di aironi,
di martin pescatori,
di falchi e di gruccioni,
pivieri e pivieresse,
chiurli e porciglioni,
se tacciono loro
devo parlare io?
Milano 27 Maggio 2010
in balìa del vento
io, spuma, e schizzi,
io, aria divento,
restare volevo
negli abissi quieti,
silenti, oscuri,
abbandonati,
quindi sicuri.
Io venni trascinata,
a riveder le stelle,
dall'àncora incurante,
con rami di corallo
e con silicee spugne,
io fui tra lor morenti,
così caddi sul ponte,
di lì nella sentina,
ove sostai, pensosa,
quanto non so,
mi parve assai,
ora son spuma
e non mi fermo mai,
alla mercé del vento,
tal sono e mi sento.
Così dicea la goccia
della schiuma di mare,
frizzando le sue bolle,
serena, ma non doma,
alla macchia oleosa
in cui specchiava
l'arcobaleno assente.
Io pure, disse il petrolio,
di lontano vengo,
tra i sargassi rinacqui
a questo cielo terso,
in me porto il ricordo
di un mondo assai diverso,
ne fui esiliato a lungo,
nell'Ade oscuro e caldo
restavo, rassegnato,
a rispettar, tacendo,
i ritmi del pianeta,
che sfarina il granito,
che digerisce il tempo,
ma venne un ascesso,
una suppurazione,
e venni espulso in mare.
Ora mi spando bene,
copro la spuma bianca,
ne faccio schiuma densa,
del color del letame,
che giunta sulla sponda
segna il confin letale.
Oppur resto, silente,
a fare specchio a un cielo
sempre più spopolato
di sterne e di gabbiani,
di svassi e cormorani,
di folaghe e di aironi,
di martin pescatori,
di falchi e di gruccioni,
pivieri e pivieresse,
chiurli e porciglioni,
se tacciono loro
devo parlare io?
Milano 27 Maggio 2010
martedì, maggio 11, 2010
Doors to doors o l'antifrasi.
Una speranza per l'opposizione ci viene da PORTA A PORTA?
Così Vespa si è discoverto:
1) ha invitato Battaglia a dare voce ai nuclearisti, il quale ha fatto la semplice equazione le centrali nucleari producono il 6% di energia primaria, quindi risparmiano il 6% di CO2, evidentemente considera = a zero la produzione di CO2 dovuta all'estrazione del minerale di uranio, alla sua purificazione e trasporto, così come quella che si produce nella costruzione delle centrali stesse, dalla produzione del cemento a quella dell'acciaio necessari, del pari = a zero quella che si produce nello scavare e approntare i siti di stoccaggio,
2) ha invitato Battaglia a dare voce agli esponenti della tesi che lo smog è un corroborante, ha sostenuto che i limiti di PM10 a 50 ppm sono inutili, che dovremmo portare i limiti a 150 altrimenti saremo sempre "fuori legge", (interessante tesi teleologica?) [forse si tratta di una tesi di eugenetica, così facendo selezioneremmo generazioni di umani resistenti allo smog, o che sia un seguace di Lisenko?]
3) ha invitato Battaglia a dare voce agli esponenti della tesi che il riscaldamento globale sia una montatura di Al Gore, su questo, bisogna dire che il programma si è speso anche con un servizio del quale si può solo dire che, se non si è trattato di servizio umoristico, allora era un esempio evidente di antifrasi , anche in questa veste il professore in questione ha fornito argomentazioni così evidentemente parziali e contradditorie da esaltare le argomentazioni contrarie,
da tutto ciò si coglie che evidentemente Vespa crede prossima una caduta del governo attuale e si candida a succedere a sé stesso con il prossimo governo. AHINOI!
Così Vespa si è discoverto:
1) ha invitato Battaglia a dare voce ai nuclearisti, il quale ha fatto la semplice equazione le centrali nucleari producono il 6% di energia primaria, quindi risparmiano il 6% di CO2, evidentemente considera = a zero la produzione di CO2 dovuta all'estrazione del minerale di uranio, alla sua purificazione e trasporto, così come quella che si produce nella costruzione delle centrali stesse, dalla produzione del cemento a quella dell'acciaio necessari, del pari = a zero quella che si produce nello scavare e approntare i siti di stoccaggio,
2) ha invitato Battaglia a dare voce agli esponenti della tesi che lo smog è un corroborante, ha sostenuto che i limiti di PM10 a 50 ppm sono inutili, che dovremmo portare i limiti a 150 altrimenti saremo sempre "fuori legge", (interessante tesi teleologica?) [forse si tratta di una tesi di eugenetica, così facendo selezioneremmo generazioni di umani resistenti allo smog, o che sia un seguace di Lisenko?]
3) ha invitato Battaglia a dare voce agli esponenti della tesi che il riscaldamento globale sia una montatura di Al Gore, su questo, bisogna dire che il programma si è speso anche con un servizio del quale si può solo dire che, se non si è trattato di servizio umoristico, allora era un esempio evidente di antifrasi , anche in questa veste il professore in questione ha fornito argomentazioni così evidentemente parziali e contradditorie da esaltare le argomentazioni contrarie,
da tutto ciò si coglie che evidentemente Vespa crede prossima una caduta del governo attuale e si candida a succedere a sé stesso con il prossimo governo. AHINOI!
giovedì, maggio 06, 2010
Sull’intervista alla signora Gelmini
Sull’intervista alla signora Gelmini, ministro della repubblica, sulla sua recente maternità.
Molte polemiche sono state fatte sulla scelta delle parole e sui contenuti delle risposte della signora Gelmini.
Come spesso accade nelle interviste le posizioni non sono chiarite, ma dire “stare a casa in congedo dopo il parto è un privilegio”, mi sembra che non smentisca in nulla il fatto che in Italia sia (o meglio dovrebbe essere) un diritto.
In tante parti del mondo questo diritto le donne non l’hanno, da questo punto di vista è un privilegio.
In altri tempi anche in Italia le donne non l’avevano, da questo punto di vista è un privilegio.
Chi lavora in nero non può esercitare questo diritto, anche da questo punto di vista può essere considerato un privilegio di chi ha un lavoro “in bianco”.
Che poi la Gelmini volesse fare la “pittima” nel senso che lei “poveretta” non può usufruirne in quanto a un politico che manchi dalla scena “fanno le scarpe” è quello che mi auguro per l’Italia.
La signora Gelmini accenna anche al fatto che "bisogna accettare di fare sacrifici", peccato che a fare i sacrifici debbano essere sempre certi gruppi sociali (non sembra più sia opportuno parlare di classi sociali) il liberismo propugnato dal partito del ministro (forse sarebbe più proprio parlare di capitalismo di rapina) che vuole la manodopera muoversi verso i settori economici e geografici più profittevoli, dopo avere smantellato la grande famiglia contadina di un tempo, (patriarcale o matriarcale che fosse) con l'emigrazione ha attaccato anche quella nucleare, costringendo a lunghi viaggi pendolari le/i lavoratrici/ori, aumentando i ritmi di lavoro e il ricorso agli straordinari, diminuendo quindi qualità e quantità del tempo dedicabile alla famiglia costringendo nei fatti a delegare l'educazione dei figli alla televisione. Invece della scampagnata del primo Maggio si passa la giornata al centro commerciale, aperto per la bisogna.
Di quali sacrifici parla Ministro?
Quando i raccolti andavano male, nelle società agropastorali europee e non solo, si uccideva il re, secondo metodologie diverse ma riconducibili a un medesimo significato, le elezioni "democratiche", con la tanto millantata alternanza ( e lo spoil sistem), dovrebbero avere il medesimo senso di allontanare dal potere, se non di cancellare, una classe dirigente che non ha dato buona prova di sé, l'allungamento della durata della vita e il condizionamento dei media sulla pubblica opinione hanno gravemente mutilato l'efficacia del sistema a ciò sembra che solo il terrorismo cerchi di dare una risposta. Che sia davvero il solo modo di cambiare una classe dirigente corrotta e inefficiente? Sarebbe triste dover rispondere di sì.
Molte polemiche sono state fatte sulla scelta delle parole e sui contenuti delle risposte della signora Gelmini.
Come spesso accade nelle interviste le posizioni non sono chiarite, ma dire “stare a casa in congedo dopo il parto è un privilegio”, mi sembra che non smentisca in nulla il fatto che in Italia sia (o meglio dovrebbe essere) un diritto.
In tante parti del mondo questo diritto le donne non l’hanno, da questo punto di vista è un privilegio.
In altri tempi anche in Italia le donne non l’avevano, da questo punto di vista è un privilegio.
Chi lavora in nero non può esercitare questo diritto, anche da questo punto di vista può essere considerato un privilegio di chi ha un lavoro “in bianco”.
Che poi la Gelmini volesse fare la “pittima” nel senso che lei “poveretta” non può usufruirne in quanto a un politico che manchi dalla scena “fanno le scarpe” è quello che mi auguro per l’Italia.
La signora Gelmini accenna anche al fatto che "bisogna accettare di fare sacrifici", peccato che a fare i sacrifici debbano essere sempre certi gruppi sociali (non sembra più sia opportuno parlare di classi sociali) il liberismo propugnato dal partito del ministro (forse sarebbe più proprio parlare di capitalismo di rapina) che vuole la manodopera muoversi verso i settori economici e geografici più profittevoli, dopo avere smantellato la grande famiglia contadina di un tempo, (patriarcale o matriarcale che fosse) con l'emigrazione ha attaccato anche quella nucleare, costringendo a lunghi viaggi pendolari le/i lavoratrici/ori, aumentando i ritmi di lavoro e il ricorso agli straordinari, diminuendo quindi qualità e quantità del tempo dedicabile alla famiglia costringendo nei fatti a delegare l'educazione dei figli alla televisione. Invece della scampagnata del primo Maggio si passa la giornata al centro commerciale, aperto per la bisogna.
Di quali sacrifici parla Ministro?
Quando i raccolti andavano male, nelle società agropastorali europee e non solo, si uccideva il re, secondo metodologie diverse ma riconducibili a un medesimo significato, le elezioni "democratiche", con la tanto millantata alternanza ( e lo spoil sistem), dovrebbero avere il medesimo senso di allontanare dal potere, se non di cancellare, una classe dirigente che non ha dato buona prova di sé, l'allungamento della durata della vita e il condizionamento dei media sulla pubblica opinione hanno gravemente mutilato l'efficacia del sistema a ciò sembra che solo il terrorismo cerchi di dare una risposta. Che sia davvero il solo modo di cambiare una classe dirigente corrotta e inefficiente? Sarebbe triste dover rispondere di sì.
martedì, maggio 04, 2010
Hotel Terra di Gallura
Un simpatico piccolo hotel con 4 stelle a Budoni, ultimo paese sulla costa verso Sud in provincia di Olbia Tempio, un tempo era il primo a Nord in provincia di Nuoro.
L'hotel è arredato con semplicità e quel gusto vagamente provenzale che da qualche anno si è diffuso in Sardegna, dando origine a degli equivoci sulle capacità degli imbianchini e dei decoratori, visto che è caratterizzato non più solo dal dare sfumature sui bordi delle pareti, come se fossero stinti dal tempo, ma addirittura nel tinteggiare le case con colori vivaci, a chiazze, come se la casa fosse stata tinteggiata in più riprese, da persone diverse che, a spanne, cercassero di riprendere la tinta, ma senza convinzione. Nel caso dell'hotel in questione la cosa è per fortuna limitata alla vecchia moda dello scolorimento.
Nell'hotel si può fare colazione in una bella veranda esposta a Ovest, le brioches sono buone e fresche, c'è una certa varietà di frutta, fresca e cotta, e di biscotti e una semplice torta casalinga, yogurt e cereali, nonché qualche fetta di prosciutto e formaggio, la caffetteria è espressa, ma attenzione! è necessaria una certa attenzione nel muoversi, infatti i tavolini sono imbanditi con tovaglie vittoriane che toccano terra abbondantemente, non è difficile impigliarvi i piedi e rovesciarsi addosso il tutto. Inutile che cominciate a ridere a me non è successo, anche se ci è mancato poco.
Purtroppo non mi risultano camere con balconi, esiste però una piccola veranda con qualche poltrona davanti all'atrio, che è molto spazioso, ma abbastanza inutile, in quanto manca di qualunque cosa possa invitare a fermarcisi, ad es. libri o riviste o cartine della zona, nulla che possa indurre alla socializzazione, un enorme televisore è posto a 1,5 metri da due poltrone lungo un corridoio.
I televisori nelle camere sono di dimensioni ragionevoli e posti in posizione comoda, il bagno della mia camera aveva la finestra ed era spazioso a sufficienza.
La spiaggia è raggiungibile con una passeggiata di 15 minuti che usciti in poco dal paese attraversa una zona acquitrinosa che ospita cavalieri d'Italia, garzette, cormorani e altri uccelli acquatici, si traversa poi una stretta pineta e una striscia di dune sabbiose prima di giungere al mare, i mesi della primavera Aprile e Maggio sono quelli in cui si può godere al meglio del rigoglio della vegetazione, dei profumi e dei colori delle diverse fioriture.
L'hotel è convenzionato con un ristorante dei dintorni che pratica uno sconto, scorrendo il menù abbiamo letto: spaghetti di Gragnano con le arselle, quindi li abbiamo ordinati. Purtroppo, forse a causa di una festa nel salone interno, al cuoco è scappata la cottura, così, nonostante un delicatissimo lonzino con soncino e pecorino fresco, non ci siamo più tornati, anche perchè abbiamo scoperto dove andavano a mangiare gli indigeni: in un ristorante che non si curava neppure di accendere l'insegna, ma era comunque sempre frequentato, " Su Gustu", trovatevelo se volete.
L'hotel è arredato con semplicità e quel gusto vagamente provenzale che da qualche anno si è diffuso in Sardegna, dando origine a degli equivoci sulle capacità degli imbianchini e dei decoratori, visto che è caratterizzato non più solo dal dare sfumature sui bordi delle pareti, come se fossero stinti dal tempo, ma addirittura nel tinteggiare le case con colori vivaci, a chiazze, come se la casa fosse stata tinteggiata in più riprese, da persone diverse che, a spanne, cercassero di riprendere la tinta, ma senza convinzione. Nel caso dell'hotel in questione la cosa è per fortuna limitata alla vecchia moda dello scolorimento.
Nell'hotel si può fare colazione in una bella veranda esposta a Ovest, le brioches sono buone e fresche, c'è una certa varietà di frutta, fresca e cotta, e di biscotti e una semplice torta casalinga, yogurt e cereali, nonché qualche fetta di prosciutto e formaggio, la caffetteria è espressa, ma attenzione! è necessaria una certa attenzione nel muoversi, infatti i tavolini sono imbanditi con tovaglie vittoriane che toccano terra abbondantemente, non è difficile impigliarvi i piedi e rovesciarsi addosso il tutto. Inutile che cominciate a ridere a me non è successo, anche se ci è mancato poco.
Purtroppo non mi risultano camere con balconi, esiste però una piccola veranda con qualche poltrona davanti all'atrio, che è molto spazioso, ma abbastanza inutile, in quanto manca di qualunque cosa possa invitare a fermarcisi, ad es. libri o riviste o cartine della zona, nulla che possa indurre alla socializzazione, un enorme televisore è posto a 1,5 metri da due poltrone lungo un corridoio.
I televisori nelle camere sono di dimensioni ragionevoli e posti in posizione comoda, il bagno della mia camera aveva la finestra ed era spazioso a sufficienza.
La spiaggia è raggiungibile con una passeggiata di 15 minuti che usciti in poco dal paese attraversa una zona acquitrinosa che ospita cavalieri d'Italia, garzette, cormorani e altri uccelli acquatici, si traversa poi una stretta pineta e una striscia di dune sabbiose prima di giungere al mare, i mesi della primavera Aprile e Maggio sono quelli in cui si può godere al meglio del rigoglio della vegetazione, dei profumi e dei colori delle diverse fioriture.
L'hotel è convenzionato con un ristorante dei dintorni che pratica uno sconto, scorrendo il menù abbiamo letto: spaghetti di Gragnano con le arselle, quindi li abbiamo ordinati. Purtroppo, forse a causa di una festa nel salone interno, al cuoco è scappata la cottura, così, nonostante un delicatissimo lonzino con soncino e pecorino fresco, non ci siamo più tornati, anche perchè abbiamo scoperto dove andavano a mangiare gli indigeni: in un ristorante che non si curava neppure di accendere l'insegna, ma era comunque sempre frequentato, " Su Gustu", trovatevelo se volete.
giovedì, aprile 15, 2010
Er pannicello verde

Squasi t'ho vvisto,
ajeri, stavi sur Gianicolo,
pensoso,
nun pensavi davero,
eri pensoso ebbasta,
mo' pari sturbato,
sto verde sur pannicello non t’aggrada,
che 'te devo dì, io te capisco,
er doppiopetto e la panzetta,
cor verde ner taschino non c'azzecca,
er doppiomento e la faccia de furetto,
tutto per non pare na checca,
ma fatte scosto, làssali sta',
lassa che se fàcino de lampade,
lassa che sembrino de coccio,
de coccio come’r pitale,
nonno lo teneva affianco ar letto,
così la notte drentro ce pisciava,
cor fazzoletto poi se r'asciugava,
a me che je chiedevo:
A che te serve sto fazzoletto verde?
Lui serio: Er rubbinetto perde!
Così se 'r verde non taggrada
pensa che, forse, a quarchedduno serve!
Bernardo d’Aleppo
Milano 5 Aprile 2010
Ero a Smolensk ho visto tutto
Ero a Smolensk ho visto tutto…
Io sono un poco, poco, polacca,
ma sono anche un poco italiana,
sverno ed estivo di qua e di là,
ero felice, quel giorno, contenta
volavo leggera, volavo lontano,
pesante, la neve, copriva il piano,
il piano immenso, su cui la nebbia
poggiava densa.
Io sono un'oca,
ma ho visto tutto,
io sono un'oca,
non sono scema,
ho visto l'angelo vendicatore,
forte afferrare quel trimotore,
piegarlo lesto verso quel ramo,
guidato dal gesto imperioso,
possente, di una gran mano
che, dal supremo cielo, lontano,
in un istante tutto decise.
Che fosse forse d'un dio romano,
quella gran mano onnipotente,
non potrei dirlo senza incertezza,
certo è calata come una scure,
sulla politica e sulla monnezza.
Sarà un avviso o solo un caso?
Nessuno ancora può aver certezza,
di quanto Giove o chi per lui,
si sia impegnato per la bellezza
della giustizia, dell'onestà.
Forse un diluvio sommergerà
pur tutta quanta l'umanità,
ladri furbi e ladri cretini,
potenti laidi e porcellini,
leccapiedi lesti e pugnaci,
giornalisti vili e mendaci,
avvocati e procuratori,
lestofanti e corruttori,
tutti quei che non han visto,
non volevano vedere,
preti, vescovi, prelati,
papi, giudici e relati.
Non rimarranno che uccelli marini
per definire i nuovi confini,
quando le terre si asciugheranno,
del bene e del male, del bello e del brutto,
un mondo di oche, gabbiani e pinguini.
Milano 11 Aprile 2010
Io sono un poco, poco, polacca,
ma sono anche un poco italiana,
sverno ed estivo di qua e di là,
ero felice, quel giorno, contenta
volavo leggera, volavo lontano,
pesante, la neve, copriva il piano,
il piano immenso, su cui la nebbia
poggiava densa.
Io sono un'oca,
ma ho visto tutto,
io sono un'oca,
non sono scema,
ho visto l'angelo vendicatore,
forte afferrare quel trimotore,
piegarlo lesto verso quel ramo,
guidato dal gesto imperioso,
possente, di una gran mano
che, dal supremo cielo, lontano,
in un istante tutto decise.
Che fosse forse d'un dio romano,
quella gran mano onnipotente,
non potrei dirlo senza incertezza,
certo è calata come una scure,
sulla politica e sulla monnezza.
Sarà un avviso o solo un caso?
Nessuno ancora può aver certezza,
di quanto Giove o chi per lui,
si sia impegnato per la bellezza
della giustizia, dell'onestà.
Forse un diluvio sommergerà
pur tutta quanta l'umanità,
ladri furbi e ladri cretini,
potenti laidi e porcellini,
leccapiedi lesti e pugnaci,
giornalisti vili e mendaci,
avvocati e procuratori,
lestofanti e corruttori,
tutti quei che non han visto,
non volevano vedere,
preti, vescovi, prelati,
papi, giudici e relati.
Non rimarranno che uccelli marini
per definire i nuovi confini,
quando le terre si asciugheranno,
del bene e del male, del bello e del brutto,
un mondo di oche, gabbiani e pinguini.
Milano 11 Aprile 2010
De la Napoleonica
Zò, sora el mar
Svola un cocal.
No, xe una busta,
La bora la frusta.
La sali e la scendi,
Col mar se confondi,
Con schiuma de onde,
Che intorno fa ronde.
La sali, la svola,
Nuvola nova,
Desmentega i mari,
In zielo la sali,
L'apari e scompari.
Lontan, più lontani.
Traduzione in italiano:
Giù sul mare
Vola un gabbiano.
No, è una busta,
Che la bora frusta.
Sale e scende
Col mar si confonde,
Con la schiuma delle onde,
Che intorno fanno ronde.
Nuvola nuova,
Dimentica i mari
In cielo sale,
Appare e scompare.
Lontano, più lontano.
Milano 21 Marzo 2010
Svola un cocal.
No, xe una busta,
La bora la frusta.
La sali e la scendi,
Col mar se confondi,
Con schiuma de onde,
Che intorno fa ronde.
La sali, la svola,
Nuvola nova,
Desmentega i mari,
In zielo la sali,
L'apari e scompari.
Lontan, più lontani.
Traduzione in italiano:
Giù sul mare
Vola un gabbiano.
No, è una busta,
Che la bora frusta.
Sale e scende
Col mar si confonde,
Con la schiuma delle onde,
Che intorno fanno ronde.
Nuvola nuova,
Dimentica i mari
In cielo sale,
Appare e scompare.
Lontano, più lontano.
Milano 21 Marzo 2010
Le lune del nostro amore
Scrivono, amore,
scrivono gli anni,
in lettere minute,
sui nostri visi,
i ricordi dei pianti,
le tracce dei sorrisi,
quelle dei sonni inquieti.
Sono trame sottili,
sono rughe diffuse,
dove cede la trama
combattono le creme
battaglie globali.
Poi d'incanto un orgasmo
mostra l'adolescente,
nel momento del chiasmo
dei nostri godimenti,
prima che la gravità
vinca su quegli istanti,
mostrando la nostra età,
presunta dalle lune,
dai pianeti, distanti.
Milano 14 Aprile 2010
scrivono gli anni,
in lettere minute,
sui nostri visi,
i ricordi dei pianti,
le tracce dei sorrisi,
quelle dei sonni inquieti.
Sono trame sottili,
sono rughe diffuse,
dove cede la trama
combattono le creme
battaglie globali.
Poi d'incanto un orgasmo
mostra l'adolescente,
nel momento del chiasmo
dei nostri godimenti,
prima che la gravità
vinca su quegli istanti,
mostrando la nostra età,
presunta dalle lune,
dai pianeti, distanti.
Milano 14 Aprile 2010
giovedì, aprile 01, 2010
Azienda Ospedaliera San Paolo Milano
Quando ci si rivolge a qualcuno con il lei e costui/costei ci risponde, senza avercene chiesto licenza con il tu, c'è qualche altra possibilità oltre alla supponenza, alla maleducazione?
Ho insegnato circa venticinque anni nei licei d'Italia dando del lei ai miei studenti e ora trovo una dottoressa di una trentina d'anni, la metà dei miei, che mi chiama "Tesoro" ("aihmé fuor dall'alcova", se può essere scorretta lei posso esserlo anch'io, o no?), nei corridoi dell'Ospedale San Paolo che si fregia del motto: "Curare e insegnare a curare".
Che dire? L'Ospedale diede cattiva prova di sé riguardo alla prima parte del suo motto: "CURARE", visto che dopo avermi fatto venire un trombo al braccio durante una donazione, mi ha chiesto di pagare il ticket per fare l'ecodoppler, ma anche il modo in cui ha scelto e formato i suoi collaboratori (INSEGNARE A CURARE) mi sembra lasci alquanto a desiderare se non si rispetta "in primis" il paziente come persona.
Ho insegnato circa venticinque anni nei licei d'Italia dando del lei ai miei studenti e ora trovo una dottoressa di una trentina d'anni, la metà dei miei, che mi chiama "Tesoro" ("aihmé fuor dall'alcova", se può essere scorretta lei posso esserlo anch'io, o no?), nei corridoi dell'Ospedale San Paolo che si fregia del motto: "Curare e insegnare a curare".
Che dire? L'Ospedale diede cattiva prova di sé riguardo alla prima parte del suo motto: "CURARE", visto che dopo avermi fatto venire un trombo al braccio durante una donazione, mi ha chiesto di pagare il ticket per fare l'ecodoppler, ma anche il modo in cui ha scelto e formato i suoi collaboratori (INSEGNARE A CURARE) mi sembra lasci alquanto a desiderare se non si rispetta "in primis" il paziente come persona.
mercoledì, marzo 24, 2010
Pòsdoman voo a Ciass - Racont in milanès, quinta part.
Ai do or num avevom mis a post tuscòss, el Marian el voeureva savè se l’era tutta ona comedia per fagh fa ‘l pittor, ma quand ‘l Toni l’ha dervì la porta la vos ghe andàda via e sem tucc rimast de gess. El Toni ha dì, pianin pianin: -Tutto liscio– ‘l ha scandì -ma quand l’è che savaremm se l’hèmm fada col bus?-
-Poeu vèss– dis el Marian -che on quei cont el gh’àbia giamò l’acredit, ma sicur ga minga la disponibilità, adess vialter me dee ona man che devom portà via el material e poeu, a cà mia, dem on ogiada cont el computer, ti Ernestin te vègnett?-
Mì hoo ciamàa de subit l’Ivana, che l’era andada dal peruchè prima che rivass la pula e già che la gh’era… L’è tornada che la sembrava on pòrtugall, ma mì, che sunt minga on stupid, gh’hoo fa i compliment e l’hoo lissada ben ben e poeu: -Num a vem a cà del Marian a sistemà l’attressadura. ‘Pena che so che gh’hìnn i danè te ciami e te disi che ho ciapàa… La penicillina. Spetem minga in pè stellassa, che la poeu vess longa.-
-Hoo ciapàa GenteViaggi Ernestin, sto gir te scampet nò, se l’è minga ona crociera, la sarà on més in d’on villagg al sol, che voeuri diventà negra me on politic almen ona volta prima de vèss vegia de trà via.-
El Marian mì avevi mai savù doe stess de cà, ma sta mòda di fals d’autor ghe rendeva propri ben se’l podeva tegnì cà in via Apollodoro,Citta Studi, ona cà domà in de per lu: seminterrà, pian terren e prim pian, piscinina, ma cont el giardin.
Num sem andàa prima sot, in laboratorii, a met via la soa roba e poeu in salott, pensavi giamò de met i ciap in poltrona, quand el Marian, cont in man dò Veuve Clicquot:
-Ernestin, menter che mì ciapi ‘l portatil e foo i colegament, te voret rafredà i vedov? In cusina ghe tutt el giass che te voret. -
-Femm: bòlògna, grana e champagne? Ah, gh’hoo nò la bòlògna, te ve ti Toni a ciapàla? Me racumandi ona feta sola, ma spessa on did -
-Meno mal che gh’è el Marian– ghe foo –s’eri adrè a preoccupam che magnarìssom nò. Ma com’è che te gh’hé nò ‘l wireless? -
-Gh’hoo minga de cor in gir per cà cont el computer al col, l’è pussè sicur inscì, ma el Renat com’è che l’è minga ‘rivà?-
-Lassa stà Marian, ch’el Renatin per mì, l’era già chi che vardava la cà de prima che rivassem num, sicur che ‘l sonarà dòpo ch’el torna ‘l Toni.-
* * *
El Toni l’aveva apena scartà la bòlògna che ‘l Renatin el derva la porta e ‘l dis: -Ben, fin chi, l’hèmm fada pulida.-
Sérum tucc setà in poltrona, cunt el computer sul tavolin in mes e i bicer in man, che spettavom che ‘l Marian disess on quaicoss, anca la bòlògna e ‘l grana sembraven ansios, sudà com’eren de guttin de gras, ma domà mì i vardavi e, di tant in tant, ne mangiavi on quei toch.
-L’è inutil che ghe foo refresh,- dis el Marian -el ghe nò, aspetom on quart d’ora. Intant che sem tuch insema gh’hoo de dìv on quaicòss.-
-Menter che spetavi in portineria, hoo pensà che saria sta mej avègh giamò pront tucc i numer de l’IBAN scritt su on file, minga domà i noster, ma anca on quei alter de scorta che, nel cas che la lista la fusse longa, i noster quater sarìen stà minga assè e dopo ghe sarìa minga sta ‘l temp de copià quei de la lista original, sensa sbaglià e fà nass di sospett. Me dispias d’avegh minga pensà de prima, ma l’è inscì. Alura hoo ciapàa, da la posta che gh’era in portineria, di depliant de l’UNICEF, d’Emergency e di alter organisasion del gener che me ricordi nò e hoo copià i numer lor, e meno mal che hoo fa inscì, perchè la lista l’era de quatordes numer, l’ultim hoo copià de la lista original. Anche inscì hemm fa giust in temp prima che rivassen i pulé.-
On silensi pensieros è rimast on quei moment in de la stansa, poeu el Renatin l’ha dì: -Se la va sem compagn de Robin Hood. Alegher!- e l’ha bevu in d’on fià el so bicer.
-Adess, a ogni bon cont, ve stampi di copìi de sta lista, andèmm in ofici.- e disend inscì el Marian se alsa cont la ciavetta in man, e num ghe vem adrè.
Cont i foeuj in man sembravom tri bamba cont di gratta e vinc, el Toni se s’ciariss la vos e ‘l dis: -Hìnn tucc de on milion, nò, men che l’ultima.-
El Marian alora: -Hoo lassà tutt pussè egual che l’era, domà per l’Iban hoo incollà la lista che avevi fàa, ma l’ultim l’ho copiàa istess, ghe l’ho chi.- e la dà a mì.
Mì la vardi, -Marian,- ghe disi –te set on artista, sensa vardà i numer se po’ nò trovà la diferensa. Ma on quart d’ora l’è passàa, andemm a controlà, che chi hèmm de fa nagott.-
Menter che salivom la tension la montava insem ai pè, in salot domà el Renat el s’è setà comod, mì e ‘l Toni erom cont i ciap sospes, menter ch’el Marian, driss in pè, meteva i so numer segret cont el portatil in man sensa fass vedè.
Quand el s’è setà giò hemm vist: “Bonifici in entrata” “1.000.000 euro” mì e ‘l Toni sem finìi in genoucc a fianch de lu.
-E uno- dis el Marian -Adess ghe de vedè se anche i voster ariven, el me cont l’è su l’UBS de Lugan, poeu vess che per on bonifich internasional ghe voeur pussè.-
-Ma alura!- dis el Toni -Mì ghe la fò pu, quand l’è che poeudi tirà ‘l fià?-
-Domà quand ti ha spendù tucc e te podet dà indrè nagott!- dis el Renatin e soleva l’angol del làvor de mes milimeter prima de mangià finalment on toc de bòlògna.
L’è stà quel el brindisi de la serada che me ricordi mej, n’hèmm fa sens’alter ancora, e ancora, hèmm lassà la cà del Marian che ‘l tavol l’era on cimiter, minga domà de vedoe gh’era tutt on campionari.
L’Ivana l’è andada in crociera cont la miè del Toni, mì e lu sem chi che controlum i IBAN per savè a chi hìnn andàa i danè, i alter sembren a post hìnn tucc di organisasion che se conossen, ma ghe n’è vun, che spussa on po, par che l’intestatari sia la “Casa di riposo per artisti italiani “Paul Gauguin”” a Tahiti” e ‘l Marian se troeuva pu.
fine
-Poeu vèss– dis el Marian -che on quei cont el gh’àbia giamò l’acredit, ma sicur ga minga la disponibilità, adess vialter me dee ona man che devom portà via el material e poeu, a cà mia, dem on ogiada cont el computer, ti Ernestin te vègnett?-
Mì hoo ciamàa de subit l’Ivana, che l’era andada dal peruchè prima che rivass la pula e già che la gh’era… L’è tornada che la sembrava on pòrtugall, ma mì, che sunt minga on stupid, gh’hoo fa i compliment e l’hoo lissada ben ben e poeu: -Num a vem a cà del Marian a sistemà l’attressadura. ‘Pena che so che gh’hìnn i danè te ciami e te disi che ho ciapàa… La penicillina. Spetem minga in pè stellassa, che la poeu vess longa.-
-Hoo ciapàa GenteViaggi Ernestin, sto gir te scampet nò, se l’è minga ona crociera, la sarà on més in d’on villagg al sol, che voeuri diventà negra me on politic almen ona volta prima de vèss vegia de trà via.-
El Marian mì avevi mai savù doe stess de cà, ma sta mòda di fals d’autor ghe rendeva propri ben se’l podeva tegnì cà in via Apollodoro,Citta Studi, ona cà domà in de per lu: seminterrà, pian terren e prim pian, piscinina, ma cont el giardin.
Num sem andàa prima sot, in laboratorii, a met via la soa roba e poeu in salott, pensavi giamò de met i ciap in poltrona, quand el Marian, cont in man dò Veuve Clicquot:
-Ernestin, menter che mì ciapi ‘l portatil e foo i colegament, te voret rafredà i vedov? In cusina ghe tutt el giass che te voret. -
-Femm: bòlògna, grana e champagne? Ah, gh’hoo nò la bòlògna, te ve ti Toni a ciapàla? Me racumandi ona feta sola, ma spessa on did -
-Meno mal che gh’è el Marian– ghe foo –s’eri adrè a preoccupam che magnarìssom nò. Ma com’è che te gh’hé nò ‘l wireless? -
-Gh’hoo minga de cor in gir per cà cont el computer al col, l’è pussè sicur inscì, ma el Renat com’è che l’è minga ‘rivà?-
-Lassa stà Marian, ch’el Renatin per mì, l’era già chi che vardava la cà de prima che rivassem num, sicur che ‘l sonarà dòpo ch’el torna ‘l Toni.-
* * *
El Toni l’aveva apena scartà la bòlògna che ‘l Renatin el derva la porta e ‘l dis: -Ben, fin chi, l’hèmm fada pulida.-
Sérum tucc setà in poltrona, cunt el computer sul tavolin in mes e i bicer in man, che spettavom che ‘l Marian disess on quaicoss, anca la bòlògna e ‘l grana sembraven ansios, sudà com’eren de guttin de gras, ma domà mì i vardavi e, di tant in tant, ne mangiavi on quei toch.
-L’è inutil che ghe foo refresh,- dis el Marian -el ghe nò, aspetom on quart d’ora. Intant che sem tuch insema gh’hoo de dìv on quaicòss.-
-Menter che spetavi in portineria, hoo pensà che saria sta mej avègh giamò pront tucc i numer de l’IBAN scritt su on file, minga domà i noster, ma anca on quei alter de scorta che, nel cas che la lista la fusse longa, i noster quater sarìen stà minga assè e dopo ghe sarìa minga sta ‘l temp de copià quei de la lista original, sensa sbaglià e fà nass di sospett. Me dispias d’avegh minga pensà de prima, ma l’è inscì. Alura hoo ciapàa, da la posta che gh’era in portineria, di depliant de l’UNICEF, d’Emergency e di alter organisasion del gener che me ricordi nò e hoo copià i numer lor, e meno mal che hoo fa inscì, perchè la lista l’era de quatordes numer, l’ultim hoo copià de la lista original. Anche inscì hemm fa giust in temp prima che rivassen i pulé.-
On silensi pensieros è rimast on quei moment in de la stansa, poeu el Renatin l’ha dì: -Se la va sem compagn de Robin Hood. Alegher!- e l’ha bevu in d’on fià el so bicer.
-Adess, a ogni bon cont, ve stampi di copìi de sta lista, andèmm in ofici.- e disend inscì el Marian se alsa cont la ciavetta in man, e num ghe vem adrè.
Cont i foeuj in man sembravom tri bamba cont di gratta e vinc, el Toni se s’ciariss la vos e ‘l dis: -Hìnn tucc de on milion, nò, men che l’ultima.-
El Marian alora: -Hoo lassà tutt pussè egual che l’era, domà per l’Iban hoo incollà la lista che avevi fàa, ma l’ultim l’ho copiàa istess, ghe l’ho chi.- e la dà a mì.
Mì la vardi, -Marian,- ghe disi –te set on artista, sensa vardà i numer se po’ nò trovà la diferensa. Ma on quart d’ora l’è passàa, andemm a controlà, che chi hèmm de fa nagott.-
Menter che salivom la tension la montava insem ai pè, in salot domà el Renat el s’è setà comod, mì e ‘l Toni erom cont i ciap sospes, menter ch’el Marian, driss in pè, meteva i so numer segret cont el portatil in man sensa fass vedè.
Quand el s’è setà giò hemm vist: “Bonifici in entrata” “1.000.000 euro” mì e ‘l Toni sem finìi in genoucc a fianch de lu.
-E uno- dis el Marian -Adess ghe de vedè se anche i voster ariven, el me cont l’è su l’UBS de Lugan, poeu vess che per on bonifich internasional ghe voeur pussè.-
-Ma alura!- dis el Toni -Mì ghe la fò pu, quand l’è che poeudi tirà ‘l fià?-
-Domà quand ti ha spendù tucc e te podet dà indrè nagott!- dis el Renatin e soleva l’angol del làvor de mes milimeter prima de mangià finalment on toc de bòlògna.
L’è stà quel el brindisi de la serada che me ricordi mej, n’hèmm fa sens’alter ancora, e ancora, hèmm lassà la cà del Marian che ‘l tavol l’era on cimiter, minga domà de vedoe gh’era tutt on campionari.
L’Ivana l’è andada in crociera cont la miè del Toni, mì e lu sem chi che controlum i IBAN per savè a chi hìnn andàa i danè, i alter sembren a post hìnn tucc di organisasion che se conossen, ma ghe n’è vun, che spussa on po, par che l’intestatari sia la “Casa di riposo per artisti italiani “Paul Gauguin”” a Tahiti” e ‘l Marian se troeuva pu.
fine
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martedì, marzo 23, 2010
Pòsdoman voo a Ciass - Racont in milanès, quinta part.
A contà quel che hèmm fàa quel pomerig e ‘l dì dòpo son minga bon, ma tant hèmm fàa, tant hèmm brigàa che, quand che al Toni gh’è rivada la telefonada del procurator de scend in strada che lù ‘l rivava, tuc num sèrom al noster post.
Mì séri con la scova in man che nettavi ‘l marciapè come l’ho mai nettàa, el Marian l’éra in de la portineria, che la gaveva i vedrad covert de giornai e ‘l sidel de la pitura foeura e on cartell in su la porta “Lavori in corso”, denter avevom mis el scanner, el computer e la stampant, senza desmentegà ‘l necessari del falsari: matiti, ingranditor, sbianchett, e on mazz de foeui de carta de pes divers eren sul tavol, ma gh’era anca l’armamentari complet, in d’ona valisa in d’on canton.
El Renatin l’era al numer civich dòpo del noster cunt ona tosa, che la tegniva ona bicicleta e faseven mòstra de parlà.
El Toni l’è vegnu giò di scal bianch che ‘l pareva sortìi de l’obitori, ghe sont andàa visin e goo dìi de tornàa a cà e fregass la facia cunt el asciugamani, che l’era palid mè se avess de trà su.
Quand l’è rivàda la BMW de l’aocatt, el Tosi sortiva del porton, apena lu l’è montàa su mì goo battùu la scova sul mur, l’era ‘l segnal: la tosa che la ciacolava cunt el Renatin l’è montada in bicicleta e l’è partida, on attim e la machina ghe rivada adrè, le l’ha sbandàa e la gh’è burlada contra, l’era gnanca ancoeura in tera che ‘l Renatin l’era davanti a la machina che ‘l vosava parolasc, ma ‘l parlava cont i acent sbagliàa, me se ‘l fuss minga italian.
Menter che l’Ivana, la mia miè, ch’évom imbarcàa de subit nel teatrin, la vosava che ghe voeureva l’ambulanza, sont andàa anca mì a mettem in mes, inscì covrivi la ciclista a l’aocat, subit el Marian el me vegnu adrè.
El Renatin alora l’ha tràa fora l’aocatt de pes menter che ‘l Marian, de l’altra part, ciapava de la borsa, che l’era sul sedil dedrè, tutt quel che gh’era e tornava in de la portineria.
Subit mì me sont mis in mes tra l’aocatt e ‘l Renatin, me se gh’avessi, mì, de salvà l’aocatt d’ona tigher, l’aocatt l’è rimast inscì tra mì e la machina e ‘l podeva fa nagott, menter che mì afrontavi la tigher, che cercava de destra e de sinistra de ciapala, lu ‘l podeva apena apena spostass on po’ de chi e de là, intant num, tigher e lion, vosavum insema.
La concionada che sem riussìi a fà la gh’ha trà foeura di negozi e di cà on po’ de gent, che l’ha comincià a telefonà al 113 al 118, el Renatin gh’aveva i occ foeura del co menter che mì ‘l rusavi per tegnil lontan, che ona qualch saccagnada l’avevi giamò ciapada, intant l’aocat el me girava de drè, a destra e a sinistra per nascondess e tegnim in mes.
L’era tucc in man del Marian, el doveva cambià la lista original di beneficiari di bonifich cont’ona noeuva, cumpagna, ma minga istèss. Se ‘l Marian l’era minga sortìi voeureva dì che gh’era materia, la lista la poeudeva vess taroccada, bon segn, l’era minga nominativa, la gh’aveva domà i numer de l’IBAN.
El Toni intant l’era anca mò setàa al so post e ‘l faseva mostra de vèss stremì.
Sentivi, pu che vedè, che on poeu de gent l’era visin a la tosa in tera, ma mì séri impegnà a fà la part del salvador, pian pian el Renatin cominciava a vess men acès. Quand che pareva che l’aocat prendess coragg disevi che l’era nient, el Renatin alora ‘l vosava anca mò mè on matt, alora disevi a l’aocatt che mì gh’entravi nagota e fasevi mostra de andà via, ma lù el me tegniva in mes, intant se sentiven lontan i siren.
Tutt a on trat m’acorgi che ‘l Renatin ‘l me fa cen cont i occ e vedi che a fianc de la mia ramazza, poggiàa al porton, gh’è ‘l baston de pittor, l’è ‘l segnal, alora mì me giri e disi a l’aocatt che cont quel malnat se poeu nò ragionà, l’è mej spetà la polizia e intant el rusi denter a la machina, menter che num sem girà, tutt in gir s’è fàa silenzi, domà i siren de l’ambulanza e di panter che ariven e tròven nagot.
La bicicleta la gh’è poeu, la tosa gnanca, de sang in tera ghe n’è nò, la tigher l’è sparida, l’è rimast domà che ‘l lion, che l’ha ricògnossù nissun, di alter testimoni ghe n’è nò bisogn, finiss che ‘l aocatt, ciapàa de la prèssa, ‘l voeur che finiss tutt inscì, bevom on cafè cunt i pulè e ognun a cà soa.
Anche num voeurevom che la finiss de subitt, nò che la si ghavess de mandà al dì apress, che magari on queidun s’acorgiss, de la lista farlocca.
La tension l’era tanta, ma num podevom fà nagott, “se la va gh’ha i gamb” continuava a dì el Marian menter che pittavom la portineria, la vernis l’era tanta, hèmm pittà anca la ritirada, ne avanzava anca mò on cicin hèmm pittàa anca ’sgabuzzin, insoma sérom nervos e i or passaven nò.
Mì séri con la scova in man che nettavi ‘l marciapè come l’ho mai nettàa, el Marian l’éra in de la portineria, che la gaveva i vedrad covert de giornai e ‘l sidel de la pitura foeura e on cartell in su la porta “Lavori in corso”, denter avevom mis el scanner, el computer e la stampant, senza desmentegà ‘l necessari del falsari: matiti, ingranditor, sbianchett, e on mazz de foeui de carta de pes divers eren sul tavol, ma gh’era anca l’armamentari complet, in d’ona valisa in d’on canton.
El Renatin l’era al numer civich dòpo del noster cunt ona tosa, che la tegniva ona bicicleta e faseven mòstra de parlà.
El Toni l’è vegnu giò di scal bianch che ‘l pareva sortìi de l’obitori, ghe sont andàa visin e goo dìi de tornàa a cà e fregass la facia cunt el asciugamani, che l’era palid mè se avess de trà su.
Quand l’è rivàda la BMW de l’aocatt, el Tosi sortiva del porton, apena lu l’è montàa su mì goo battùu la scova sul mur, l’era ‘l segnal: la tosa che la ciacolava cunt el Renatin l’è montada in bicicleta e l’è partida, on attim e la machina ghe rivada adrè, le l’ha sbandàa e la gh’è burlada contra, l’era gnanca ancoeura in tera che ‘l Renatin l’era davanti a la machina che ‘l vosava parolasc, ma ‘l parlava cont i acent sbagliàa, me se ‘l fuss minga italian.
Menter che l’Ivana, la mia miè, ch’évom imbarcàa de subit nel teatrin, la vosava che ghe voeureva l’ambulanza, sont andàa anca mì a mettem in mes, inscì covrivi la ciclista a l’aocat, subit el Marian el me vegnu adrè.
El Renatin alora l’ha tràa fora l’aocatt de pes menter che ‘l Marian, de l’altra part, ciapava de la borsa, che l’era sul sedil dedrè, tutt quel che gh’era e tornava in de la portineria.
Subit mì me sont mis in mes tra l’aocatt e ‘l Renatin, me se gh’avessi, mì, de salvà l’aocatt d’ona tigher, l’aocatt l’è rimast inscì tra mì e la machina e ‘l podeva fa nagott, menter che mì afrontavi la tigher, che cercava de destra e de sinistra de ciapala, lu ‘l podeva apena apena spostass on po’ de chi e de là, intant num, tigher e lion, vosavum insema.
La concionada che sem riussìi a fà la gh’ha trà foeura di negozi e di cà on po’ de gent, che l’ha comincià a telefonà al 113 al 118, el Renatin gh’aveva i occ foeura del co menter che mì ‘l rusavi per tegnil lontan, che ona qualch saccagnada l’avevi giamò ciapada, intant l’aocat el me girava de drè, a destra e a sinistra per nascondess e tegnim in mes.
L’era tucc in man del Marian, el doveva cambià la lista original di beneficiari di bonifich cont’ona noeuva, cumpagna, ma minga istèss. Se ‘l Marian l’era minga sortìi voeureva dì che gh’era materia, la lista la poeudeva vess taroccada, bon segn, l’era minga nominativa, la gh’aveva domà i numer de l’IBAN.
El Toni intant l’era anca mò setàa al so post e ‘l faseva mostra de vèss stremì.
Sentivi, pu che vedè, che on poeu de gent l’era visin a la tosa in tera, ma mì séri impegnà a fà la part del salvador, pian pian el Renatin cominciava a vess men acès. Quand che pareva che l’aocat prendess coragg disevi che l’era nient, el Renatin alora ‘l vosava anca mò mè on matt, alora disevi a l’aocatt che mì gh’entravi nagota e fasevi mostra de andà via, ma lù el me tegniva in mes, intant se sentiven lontan i siren.
Tutt a on trat m’acorgi che ‘l Renatin ‘l me fa cen cont i occ e vedi che a fianc de la mia ramazza, poggiàa al porton, gh’è ‘l baston de pittor, l’è ‘l segnal, alora mì me giri e disi a l’aocatt che cont quel malnat se poeu nò ragionà, l’è mej spetà la polizia e intant el rusi denter a la machina, menter che num sem girà, tutt in gir s’è fàa silenzi, domà i siren de l’ambulanza e di panter che ariven e tròven nagot.
La bicicleta la gh’è poeu, la tosa gnanca, de sang in tera ghe n’è nò, la tigher l’è sparida, l’è rimast domà che ‘l lion, che l’ha ricògnossù nissun, di alter testimoni ghe n’è nò bisogn, finiss che ‘l aocatt, ciapàa de la prèssa, ‘l voeur che finiss tutt inscì, bevom on cafè cunt i pulè e ognun a cà soa.
Anche num voeurevom che la finiss de subitt, nò che la si ghavess de mandà al dì apress, che magari on queidun s’acorgiss, de la lista farlocca.
La tension l’era tanta, ma num podevom fà nagott, “se la va gh’ha i gamb” continuava a dì el Marian menter che pittavom la portineria, la vernis l’era tanta, hèmm pittà anca la ritirada, ne avanzava anca mò on cicin hèmm pittàa anca ’sgabuzzin, insoma sérom nervos e i or passaven nò.
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domenica, marzo 21, 2010
Pòsdoman voo a Ciass - Racont in milanès, terza part
-Toni, dam a trà alora, intant che spetom el Renatin e 'l Marian, num femm el gir del pratun e ti te me diset per fil e per segn ste fét quand te vét a Ciass.-
-Ghe poch de dì, el vegn el procurator e andemm a Ciass, in machina, la soa.-
-Pian. Pian. L'omm l'è semprer l'istèss?-
-Sì. nò, nò, do volt l'è vegnu on alter, 'l m'ha dit che 'l sò capo l'aveva avu on contratemp.-
-I document che te devett firmà i ha giamò lu?-
-Sì Ernestin, hìnn in d'ona borsa sul sedil dedrè, semper la stessa.-
-Strada, fii semper la stessa?-
-Semper! De cà mia, semprer driss, se finiss in tangenzial e poeu de lì in autostrada fin a Ciass, ghe nò de sbagliass.-
-Che machina l'è, quanti portier la gà?-
-L'è ona Lancia cunt quater portier, ma Ernestin che cassu de domand te me fét, sem minga in commissarià, gh'hoo copàa nissun!-
-Atent a la merda! Toni, mì devi savè tuscoss, se voeurom fà la ciambela cont el bus. Te vedett che anca a fa do pass se ris'cia de mett el pied su ona merda? Num devom fà che s'acorgi nissun fin quand che l'è fada, e poeu: aria! Ah, dimm on poeu, quand violter avii fàa di bonifici, me avìi fàa a dagh i numer de l'ABI e l'IBAN el nom e 'l rest?-
-El procuratur gh'ha gìà ona distinta che mì firmi, davant al funzionari e poeu bon!-
-Pian, pian! L'è on foeuj bianc o l'è on mòdol stampà?-
-Ma... Famm pensà on moment... nò, l'è semper stà on foeuj bianc normal, anzi, on de quei spess che gh'era minga bisogn de mettegh'en sott on'alter per fà la firma.-
-Eh, dim on poeu, el funzionari te dà indrè ona ricevuda, a ti o al procurator?-
-A varda, l'è propri bela; el funzionari, per mì, m'ha cognussù de subit che mì sont el duu de picch, ma 'l parla semper drizz a mì e la ricevoda la me la dà semper a mì.-
-Adess Toni fèmm inscì come te disi mì: quand vegnen i alter mì ghe conti come la se svolg la “funzion” per come lo capida mì, ti te scoltet tuscòss e te fé tucc i giont e i precisazion che te credet.-
Semm andàa in silenzi per on poeu, mì me sentivi ona certa ecitazion che la me montava denter, me sentivi me se fussi tornàa indrè de trent'an, ma sentivi anca che 'l Toni l'era on poeu che'l me voreva dì on quaicòss, alura gh'hoo dìi che gh'era minga de preocupass, la gent che andavom a incontrà l'era gent seria e che, se a lu ghe fuss minga piasù el pian che saria vegnù foeura del noster conciliabul, gh'aveva de dì domà “arimortis”, come quand giocavum a ciapass de fiulèt e morta lì.
-Ghe poch de dì, el vegn el procurator e andemm a Ciass, in machina, la soa.-
-Pian. Pian. L'omm l'è semprer l'istèss?-
-Sì. nò, nò, do volt l'è vegnu on alter, 'l m'ha dit che 'l sò capo l'aveva avu on contratemp.-
-I document che te devett firmà i ha giamò lu?-
-Sì Ernestin, hìnn in d'ona borsa sul sedil dedrè, semper la stessa.-
-Strada, fii semper la stessa?-
-Semper! De cà mia, semprer driss, se finiss in tangenzial e poeu de lì in autostrada fin a Ciass, ghe nò de sbagliass.-
-Che machina l'è, quanti portier la gà?-
-L'è ona Lancia cunt quater portier, ma Ernestin che cassu de domand te me fét, sem minga in commissarià, gh'hoo copàa nissun!-
-Atent a la merda! Toni, mì devi savè tuscoss, se voeurom fà la ciambela cont el bus. Te vedett che anca a fa do pass se ris'cia de mett el pied su ona merda? Num devom fà che s'acorgi nissun fin quand che l'è fada, e poeu: aria! Ah, dimm on poeu, quand violter avii fàa di bonifici, me avìi fàa a dagh i numer de l'ABI e l'IBAN el nom e 'l rest?-
-El procuratur gh'ha gìà ona distinta che mì firmi, davant al funzionari e poeu bon!-
-Pian, pian! L'è on foeuj bianc o l'è on mòdol stampà?-
-Ma... Famm pensà on moment... nò, l'è semper stà on foeuj bianc normal, anzi, on de quei spess che gh'era minga bisogn de mettegh'en sott on'alter per fà la firma.-
-Eh, dim on poeu, el funzionari te dà indrè ona ricevuda, a ti o al procurator?-
-A varda, l'è propri bela; el funzionari, per mì, m'ha cognussù de subit che mì sont el duu de picch, ma 'l parla semper drizz a mì e la ricevoda la me la dà semper a mì.-
-Adess Toni fèmm inscì come te disi mì: quand vegnen i alter mì ghe conti come la se svolg la “funzion” per come lo capida mì, ti te scoltet tuscòss e te fé tucc i giont e i precisazion che te credet.-
Semm andàa in silenzi per on poeu, mì me sentivi ona certa ecitazion che la me montava denter, me sentivi me se fussi tornàa indrè de trent'an, ma sentivi anca che 'l Toni l'era on poeu che'l me voreva dì on quaicòss, alura gh'hoo dìi che gh'era minga de preocupass, la gent che andavom a incontrà l'era gent seria e che, se a lu ghe fuss minga piasù el pian che saria vegnù foeura del noster conciliabul, gh'aveva de dì domà “arimortis”, come quand giocavum a ciapass de fiulèt e morta lì.
sabato, marzo 20, 2010
Pòsdoman voo a Ciass - Racont in milanès seconda part
Quand che semm rivàa riconossevi pu la piazza, in mezz al trafic gh’aveven fa ona fontana cont in gir in gir tucc panchin con l’aqua che bagnava i pè de la gent setada, i camion e i bus fasevan ona fumera che sararia andada ben pe ‘l speck, e ‘l Gianni ghera pu, al so post gh’era on kebab cont a fianc ona telefoeunera, fòrse l’era mej inscì, gheren almen cinq o ses cabin, podevi anca cambià tra ona telefonada e l’altra.
-Toni- gh’hoo dìi quand che hoo finì -hoo trovà domà ch’el Renatin e ‘l Marian e gh’hoo dàa apuntament de chi a dò or, se ved che sem tocc vecc e che gavem de fà nagott, ai tempi sarìen stàa tuti ancora in lett, tocherà dagh on quajcoss…
-“Ça va sans dire”. Se cavom on quajcoss ch’hìin nò legnad.– dis el Toni ridend amar.
-L’è minga el cas de tornà a cà, che fèmm a pena in temp a rivà che gh’averissum de tornà indrè, alora Toni ‘ndemm a fa on gir al “Porto di Mare” come se diseva nel ventenni, ti t’el conosset? -
-Mì savevi che ghera ona balera, ma ghe son mai andàa, ma com’è che ti te cognùsset inscì ben sta zona?-
-Mì son nassù al Corvett e la storia del Port de Mar me la contava a toch el me nonn, quand andavom a pescà ne la roggia Vettabbia. Partissom, che menter che ‘ndemm te conti.-
- Ti te ghe de savè che sta zona de Milan l’è la pussè bassa che ghe, i cà vecc gaveven nò la cantina, perchè poch che te scavett te trovet l’aqua.-
-Ben alora, par che già i Romani avessen fàa on canal navigabil de Milan fin al mar, doveva vess la Vettabbia che la finiva nel Lamber e poeu in del Po. -
-La storia del Milan con l’aqua lè ona storia longa e contrastada, i milanes han fàa e disfàa canali e port… Varda che m’inventi nagott, hoo fàa ona “villeggiatura” che gavevi compagn de cella on ingegnèr ch’el aveva copàa la mjè e lu ‘l m’ha contàa tucc. -
-Se te vardett i Navilii de Milan te vedarett che riven e parten de Milan de su e de giò, de destra e de sinistra, tant che la Darsena l’era on dei port pussè traficàa d’Italia. Fin da l’inizi del secol passàa aveven progetàa de fà on canal fin a Venezia, passand de Cremona e de Mantua, passada la prima guera mondial aveven ricominciàa a scavàa, propi chi visin a le via Emilia, el Porto de Mar de Milan, a ogni elezion parlen del canal miracolos, ma l’han mai finìi.- -Eco varda, sem rivàa, te vedett che bus? L’era pussè grand, ma ona part l’han riempìi con la rumenta, vint o trent’an fa.
-Giò de là, te vedet la Certosa de Chiaravall? Ben, prima la ghe la Vettabbia quela che han fàa i Romani. -
-Ernestin, ascultem, goo minga testa adess…-
-Toni- gh’hoo dìi quand che hoo finì -hoo trovà domà ch’el Renatin e ‘l Marian e gh’hoo dàa apuntament de chi a dò or, se ved che sem tocc vecc e che gavem de fà nagott, ai tempi sarìen stàa tuti ancora in lett, tocherà dagh on quajcoss…
-“Ça va sans dire”. Se cavom on quajcoss ch’hìin nò legnad.– dis el Toni ridend amar.
-L’è minga el cas de tornà a cà, che fèmm a pena in temp a rivà che gh’averissum de tornà indrè, alora Toni ‘ndemm a fa on gir al “Porto di Mare” come se diseva nel ventenni, ti t’el conosset? -
-Mì savevi che ghera ona balera, ma ghe son mai andàa, ma com’è che ti te cognùsset inscì ben sta zona?-
-Mì son nassù al Corvett e la storia del Port de Mar me la contava a toch el me nonn, quand andavom a pescà ne la roggia Vettabbia. Partissom, che menter che ‘ndemm te conti.-
- Ti te ghe de savè che sta zona de Milan l’è la pussè bassa che ghe, i cà vecc gaveven nò la cantina, perchè poch che te scavett te trovet l’aqua.-
-Ben alora, par che già i Romani avessen fàa on canal navigabil de Milan fin al mar, doveva vess la Vettabbia che la finiva nel Lamber e poeu in del Po. -
-La storia del Milan con l’aqua lè ona storia longa e contrastada, i milanes han fàa e disfàa canali e port… Varda che m’inventi nagott, hoo fàa ona “villeggiatura” che gavevi compagn de cella on ingegnèr ch’el aveva copàa la mjè e lu ‘l m’ha contàa tucc. -
-Se te vardett i Navilii de Milan te vedarett che riven e parten de Milan de su e de giò, de destra e de sinistra, tant che la Darsena l’era on dei port pussè traficàa d’Italia. Fin da l’inizi del secol passàa aveven progetàa de fà on canal fin a Venezia, passand de Cremona e de Mantua, passada la prima guera mondial aveven ricominciàa a scavàa, propi chi visin a le via Emilia, el Porto de Mar de Milan, a ogni elezion parlen del canal miracolos, ma l’han mai finìi.- -Eco varda, sem rivàa, te vedett che bus? L’era pussè grand, ma ona part l’han riempìi con la rumenta, vint o trent’an fa.
-Giò de là, te vedet la Certosa de Chiaravall? Ben, prima la ghe la Vettabbia quela che han fàa i Romani. -
-Ernestin, ascultem, goo minga testa adess…-
venerdì, marzo 19, 2010
Pòsdoman voo a Ciass
- Racont in milanes, un toc al dì. -
N.B. Mi hoo cercàa de scriv seguend l’ortografia classica, se hoo sbagliàa on quajcoss son pront a riparà, se poeudi.
Prima puntata - In cui si scorge il problema.
Eren apéna pasàa i set e mez de matina, mì sèri lì che dervìvi la portinerìa, quand l’è ‘rivà ‘l Tòni, el me vegn quasi adoss e ‘l me dis, visin visin, propi custàa a l’orégia: - Pòsdomàn a voo a Ciass…-
El gaveva un’aria come se’l m’avess dì el terz de Fatima, mì l’hoo vardà me on stupid, avevi minga ancora bevùu ‘l cafè e cercavi de ricordà se g’avevi de savé on quajcoss de sta gita a Ciass, alura, tant per dì on quajcoss, ghe foo: - Ben alùra pàghem el café! - e foo per andà foeura.
Toni el me ciapa per on brasc e ‘l me tira denter de la portineria vardand in gir in gir. Alora anca mì vardi se ghe on queidun che ghe vègn adrè, ma ghe nissùn.
‘Pena che sem denter el Tòni sara la porta, buta on oeucc a destra e a sinistra e dà ona ogiada anca ne la ritirada, e poeu ‘l se seta giò ‘me fuss giamò stracch, cominci a vess preocupàa…
-Ernestin- me dis vardand in tera -voo a Ciass!
-Portem la ciocolada! Ma insoma l’è minga in Africa, se ghe de fà sto teatrin?-
-Voo minga in gita! Voo a ciapà i capitai.-
-Savevi minga che te seret on scioeur! Balabiot nò, ma che t’avevet i capitai l’è noeuva! Son cuntent per ti, adess paghem el café che mo gh’hoo de netà ‘l marciapé e poeu gh’hoo de portà la scioeura Bandelli al laboratorj per cavagh el sang.-
-Ernestin ciapem minga per el cu, i danée hìnn minga i mè, mì son dumà ‘l prestanòm, l’è des an che go la pension farlocca, me dan quei mil e cinqcent euro al mes per tasé e firmà i cart che me dan, ma adess voeuren portà a cà i dané… e mì resti disoccupà…-
-Ma, la silicosi in Belg, anca quela l’è on montà sù, ona gabola, ona farfanteria…-
-Ma nò Ernestin, quela la gh’hoo; ma l’è minga assé d’avegh la pensiùn! Me mancava el duu per cent, l’è dumà assè d’avegh el fiaton per andà su al prim pian a pé; ma adess se foo? Pòsdomàn finis el paradis! E mì che pensavi de ves in purgatòrj, che ogni volta che vedevi ona Fiama Giala pensavi che vegniven a ciapàm! Adess se foo?- Disend inscì el se drizza in pè come se ‘l dovess andà sul patibol.
-Sètess giò, che mì voo a ciapà duu cafè chi dal cines, intant ti te preparet tuta la storia, che poeu ti te vegnet con mì a cumpagnà la Bandelli in laboratorj e te me cuntet tuscòss, che tant le l’è sorda me na campana.-
Intant che speti i cafè entren duu bancarj del Credit al canton, senti che parlen del gran de fà che gh’han cont el scudo del Tremonti; ciapi i duu cafè e vo.
Gaveva propri reson el me nònn quand el diseva che “lader e paron, l’è come dì: bronz e otton”, han rubàa dì e nott e adess hìnn a pòst cont’ona limòsina.
Ne la portineria el Toni l’éra setà e ‘l vardava e ‘l calendari de Platinette, che la mia miè l’ha tacà sul frigidère per famm pasà la famm, la vardava me se ‘l fùss l’imàgin del Sacher Coeur. Gh’hoo mis davanti el cafè e lù ‘l m’ha vardàa. -Bév!- Ghe foo -Che l’hoo giamò rugàa e fà nò sta piva che ghe chi l’Ernestin Baloss.-
Ben, la foo brev: menter che compagnom la Bandelli, lu el m’ha contàa su ona storia, che s’el gh’avèss minga avùu la facia longa ch’el gh’aveva, mì nò gh’avarìa credùu a nagott.
-Toni– ghe foo quand ch’el finiss -hìnn giamò pasàa trent’ann. nò, pussèe! Che fasevi el gir de le bische, cont’el Francis, hoo pagàa el cont e tiri drizz, ma cognussi anca mò on queidun… Vardem minga inscì, spavèntes nò, voeuri minga fà una dora, ma ona castigada la ghe voeura! Diavol, la me vegnuda anca la rima! Sù ‘ndemm a bév on bicèr, ma cambium de cafè, gh’hoo de fà di telefonad che cont’el mè le mej de nò, ciapa la machina che ‘ndemm dal Gianni, s’el ghe ancamò.
El Toni el pareva ch’el gh’avess de trà su; alora gh’hoo dìi che, se’l voeuréva nò, mì gh’avevi sentì nagòtt e amìs come prima, ma l’era minga on fioeu, l’aveva lavorà con la dinamit in sacocia e adess l’era visin de diventà nonn, che me disess cosa l’era ch’el voeureva de mì, che mì la ciocolada la voeurevi nò, ma a la mia miè ghe piaseva bianca cont i nougatt e ‘l caramel.
-Andemm Ernestin, ti te ga reson.– El me dis, vardando’m drizz in di oeucc. -Hoo lavorà on chilometer sota tera, poeudi minga cagamm adoss per paura de quela facia de merda, e se anca la Madonina la ghe l’ha con lu sem in bòna compagnia.- mì son minga sicur de quel ch’el voeureva dìm, ma on’indea la ghe l’hoo.
La continuarà doman, se poeudi.
N.B. Mi hoo cercàa de scriv seguend l’ortografia classica, se hoo sbagliàa on quajcoss son pront a riparà, se poeudi.
Prima puntata - In cui si scorge il problema.
Eren apéna pasàa i set e mez de matina, mì sèri lì che dervìvi la portinerìa, quand l’è ‘rivà ‘l Tòni, el me vegn quasi adoss e ‘l me dis, visin visin, propi custàa a l’orégia: - Pòsdomàn a voo a Ciass…-
El gaveva un’aria come se’l m’avess dì el terz de Fatima, mì l’hoo vardà me on stupid, avevi minga ancora bevùu ‘l cafè e cercavi de ricordà se g’avevi de savé on quajcoss de sta gita a Ciass, alura, tant per dì on quajcoss, ghe foo: - Ben alùra pàghem el café! - e foo per andà foeura.
Toni el me ciapa per on brasc e ‘l me tira denter de la portineria vardand in gir in gir. Alora anca mì vardi se ghe on queidun che ghe vègn adrè, ma ghe nissùn.
‘Pena che sem denter el Tòni sara la porta, buta on oeucc a destra e a sinistra e dà ona ogiada anca ne la ritirada, e poeu ‘l se seta giò ‘me fuss giamò stracch, cominci a vess preocupàa…
-Ernestin- me dis vardand in tera -voo a Ciass!
-Portem la ciocolada! Ma insoma l’è minga in Africa, se ghe de fà sto teatrin?-
-Voo minga in gita! Voo a ciapà i capitai.-
-Savevi minga che te seret on scioeur! Balabiot nò, ma che t’avevet i capitai l’è noeuva! Son cuntent per ti, adess paghem el café che mo gh’hoo de netà ‘l marciapé e poeu gh’hoo de portà la scioeura Bandelli al laboratorj per cavagh el sang.-
-Ernestin ciapem minga per el cu, i danée hìnn minga i mè, mì son dumà ‘l prestanòm, l’è des an che go la pension farlocca, me dan quei mil e cinqcent euro al mes per tasé e firmà i cart che me dan, ma adess voeuren portà a cà i dané… e mì resti disoccupà…-
-Ma, la silicosi in Belg, anca quela l’è on montà sù, ona gabola, ona farfanteria…-
-Ma nò Ernestin, quela la gh’hoo; ma l’è minga assé d’avegh la pensiùn! Me mancava el duu per cent, l’è dumà assè d’avegh el fiaton per andà su al prim pian a pé; ma adess se foo? Pòsdomàn finis el paradis! E mì che pensavi de ves in purgatòrj, che ogni volta che vedevi ona Fiama Giala pensavi che vegniven a ciapàm! Adess se foo?- Disend inscì el se drizza in pè come se ‘l dovess andà sul patibol.
-Sètess giò, che mì voo a ciapà duu cafè chi dal cines, intant ti te preparet tuta la storia, che poeu ti te vegnet con mì a cumpagnà la Bandelli in laboratorj e te me cuntet tuscòss, che tant le l’è sorda me na campana.-
Intant che speti i cafè entren duu bancarj del Credit al canton, senti che parlen del gran de fà che gh’han cont el scudo del Tremonti; ciapi i duu cafè e vo.
Gaveva propri reson el me nònn quand el diseva che “lader e paron, l’è come dì: bronz e otton”, han rubàa dì e nott e adess hìnn a pòst cont’ona limòsina.
Ne la portineria el Toni l’éra setà e ‘l vardava e ‘l calendari de Platinette, che la mia miè l’ha tacà sul frigidère per famm pasà la famm, la vardava me se ‘l fùss l’imàgin del Sacher Coeur. Gh’hoo mis davanti el cafè e lù ‘l m’ha vardàa. -Bév!- Ghe foo -Che l’hoo giamò rugàa e fà nò sta piva che ghe chi l’Ernestin Baloss.-
Ben, la foo brev: menter che compagnom la Bandelli, lu el m’ha contàa su ona storia, che s’el gh’avèss minga avùu la facia longa ch’el gh’aveva, mì nò gh’avarìa credùu a nagott.
-Toni– ghe foo quand ch’el finiss -hìnn giamò pasàa trent’ann. nò, pussèe! Che fasevi el gir de le bische, cont’el Francis, hoo pagàa el cont e tiri drizz, ma cognussi anca mò on queidun… Vardem minga inscì, spavèntes nò, voeuri minga fà una dora, ma ona castigada la ghe voeura! Diavol, la me vegnuda anca la rima! Sù ‘ndemm a bév on bicèr, ma cambium de cafè, gh’hoo de fà di telefonad che cont’el mè le mej de nò, ciapa la machina che ‘ndemm dal Gianni, s’el ghe ancamò.
El Toni el pareva ch’el gh’avess de trà su; alora gh’hoo dìi che, se’l voeuréva nò, mì gh’avevi sentì nagòtt e amìs come prima, ma l’era minga on fioeu, l’aveva lavorà con la dinamit in sacocia e adess l’era visin de diventà nonn, che me disess cosa l’era ch’el voeureva de mì, che mì la ciocolada la voeurevi nò, ma a la mia miè ghe piaseva bianca cont i nougatt e ‘l caramel.
-Andemm Ernestin, ti te ga reson.– El me dis, vardando’m drizz in di oeucc. -Hoo lavorà on chilometer sota tera, poeudi minga cagamm adoss per paura de quela facia de merda, e se anca la Madonina la ghe l’ha con lu sem in bòna compagnia.- mì son minga sicur de quel ch’el voeureva dìm, ma on’indea la ghe l’hoo.
La continuarà doman, se poeudi.
martedì, marzo 16, 2010
Berlusconi mette in pericolo la salute di chi ha una coscienza.
Il pericolo di gravi squilibri psichici riguarda tutti noi dotati di un poco di senso critico e di una qualche, pur limitata, dose di ragionevolezza, le secchiate di sciocchezze e contradditorie fanfaluche che, quotidianamente, getta sulla platea di proni giornalisti e leccapiedi, riportate con fervore da televisioni e giornali rischia di destabilizzare completamente la psiche degli italiani, dopo averne succhiato i portafogli con iniziative ardite quanto fallimentari.
Urge presentare il conto a questo bieco soggetto.
Urge presentare il conto a questo bieco soggetto.
martedì, marzo 02, 2010
Galantine di gatto, o di coniglio.
Questa ricetta con il gatto può essere messa in pratica solo in un paese libero, non in Italia, dove non resta che rassegnarsi al coniglio, quindi questo blog non può essere accusato di istigazione a delinquere in quanto anzi raccomanda, fin tanto che non cambierà questa iniqua suddivisione degli animali in “d’affezione” e “eduli”, di astenersi, sul territorio italiano, dal consumo di gatto.
Occorrente per 6 persone:
-1 grosso gatto adulto 4/5 kg o 1 coniglio stesso peso,
-1/2 kg olive verdi da snocciolare quelle vendute snocciolate sono notoriamente poco buone,
-1 grossa cipolla,
-2 carota medie,
-1 cucchiaio di pan grattato e 1 cucchiaio di farina di ceci ben nescolati,
-2 gambi di sedano o una bella fetta di sedano rapa,
-30 g di zenzero in salamoia,
-1/2 bicchierino di gin
-2 chiodi di garofano,
-qualche grattata di noce moscata o un bel pizzico di macis.
-un pizzico di curry (meglio se delle Antille),
-sale q.b.
Preparazione:
-dopo avere scuoiato l’animale e con attenzione rimosso le interiora, se si tratta di un animale non molto giovane può essere necessario farlo marinare tre giorni in frigo nella birra, dopodiché disossare l’animale a crudo (una bella prova per il cuoco e per il coltello) e, della carne, farne pezzi non più grandi di un dito,
-mescolare in una capace terrina la carne con le spezie e il pan grattato con la farina di ceci,
-porre la carne in un canovaccio bianco facendone uno o due cilindri compatibili con le dimensioni delle pentole disponibili, al loro centro si porranno le carote e si spargeranno le olive,
- si cucini l’involto in acqua salata che lo copra bene, meglio, se saranno due, uno alla volta nella stessa acqua che si regolerà di sale,
- lasciatolo raffreddare si tolga il canovaccio e si tagli in fette di circa 1/2 cm con un coltello ben affilato,
- si sciolgano dei fogli di gelatina di maiale nel brodo freddo e lo si porti a bollore, quando sia a temperatura ambiente lo si versi a cucchiaiate sulle fette (che saranno state raffreddate in frigo) ci si pongano delle fettine di zenzero ben distese e subito si ripongano in frigo, dopo qualche ora si controlli se la gelatina copre in strato continuo tutte le fette, semmai si aggiunga ancora qualche cucchiaio di brodo.
Ad accompagnare queste galantine una insalata di rucola e arance con olio sale e limone oppure una insalata di funghi e sedano con olio e limone o poche gocce di aceto all’estragone.
Il brodo che non era necessario per la gelatina lo si potrà servire in tazza, come antipasto caldo, con un uovo di quaglia aperto, ma non rotto, un giro di pepe bianco e qualche crostino all’aglio.
Occorrente per 6 persone:
-1 grosso gatto adulto 4/5 kg o 1 coniglio stesso peso,
-1/2 kg olive verdi da snocciolare quelle vendute snocciolate sono notoriamente poco buone,
-1 grossa cipolla,
-2 carota medie,
-1 cucchiaio di pan grattato e 1 cucchiaio di farina di ceci ben nescolati,
-2 gambi di sedano o una bella fetta di sedano rapa,
-30 g di zenzero in salamoia,
-1/2 bicchierino di gin
-2 chiodi di garofano,
-qualche grattata di noce moscata o un bel pizzico di macis.
-un pizzico di curry (meglio se delle Antille),
-sale q.b.
Preparazione:
-dopo avere scuoiato l’animale e con attenzione rimosso le interiora, se si tratta di un animale non molto giovane può essere necessario farlo marinare tre giorni in frigo nella birra, dopodiché disossare l’animale a crudo (una bella prova per il cuoco e per il coltello) e, della carne, farne pezzi non più grandi di un dito,
-mescolare in una capace terrina la carne con le spezie e il pan grattato con la farina di ceci,
-porre la carne in un canovaccio bianco facendone uno o due cilindri compatibili con le dimensioni delle pentole disponibili, al loro centro si porranno le carote e si spargeranno le olive,
- si cucini l’involto in acqua salata che lo copra bene, meglio, se saranno due, uno alla volta nella stessa acqua che si regolerà di sale,
- lasciatolo raffreddare si tolga il canovaccio e si tagli in fette di circa 1/2 cm con un coltello ben affilato,
- si sciolgano dei fogli di gelatina di maiale nel brodo freddo e lo si porti a bollore, quando sia a temperatura ambiente lo si versi a cucchiaiate sulle fette (che saranno state raffreddate in frigo) ci si pongano delle fettine di zenzero ben distese e subito si ripongano in frigo, dopo qualche ora si controlli se la gelatina copre in strato continuo tutte le fette, semmai si aggiunga ancora qualche cucchiaio di brodo.
Ad accompagnare queste galantine una insalata di rucola e arance con olio sale e limone oppure una insalata di funghi e sedano con olio e limone o poche gocce di aceto all’estragone.
Il brodo che non era necessario per la gelatina lo si potrà servire in tazza, come antipasto caldo, con un uovo di quaglia aperto, ma non rotto, un giro di pepe bianco e qualche crostino all’aglio.
martedì, febbraio 23, 2010
Edilizia drogata nella Valle del Belice
La Valle del Belice quarant'anni dopo il terremoto mostra chiaramente i segni dello scempio del non governo del dopo terremoto.
Paesi costruiti senza alcun senso dell'idea di comunità, anzi con un disordine e uno spreco del territorio che fanno rabbrividire, forse però sta per finire il tempo delle costruzioni inutili e selvagge, tra non molto scadranno i termini per usufruire dei finanziamenti a fondo perduto per la "ricostruzione".
C'è nella zona un gran fermento di compravendite di immobili diroccati con gli annessi "diritti a ricostruire" che danno modo di accedere ai finanziamenti prima che scadano i termini. Avvicinandosi tale scadenza gli ultimi ritardatari si sono mossi alla disperata, in molti casi, costruendo case molto più grandi delle loro necessità, solo per avere il massimo dei finanziamenti possibili, spesso senza avere il danaro per terminarle, a questo proposito anche il mercato delle case della prima ricostruzione è stato movimentato dalle numerose offerte sul mercato di case da parte ci coloro che avevano urgenza di fondi per mettere il tetto alla casa nuova, in gran parte costruita con i finanziamenti ottenuti; si segnala un forte deprezzamento per queste case gettate sul mercato in fretta, ad es. una palazzina indipendente di circa trent'anni in ottime condizione, con riscaldamento, costituita da due appartamenti ciascuno di tre locali più servizi e cucina abitabile con un piccolo giardino e terrazzo veniva posta sul mervato a sessantamila euro, ma non si tratta di un caso isolato, questo è il prezzo di mercato attualmente.
Il costo di costruzione di una casa nuova è invece abbastanza in linea con i costi nazionali eccetto che per l'incidenza del prezzo del terreno, finita la febbre degli stanziamenti, in molti si potrebbero trovare a dover gestire case, inutilmente grandi, il cui prezzo di mercato potrebbe essere talmente inferiore ai costi di costruzione affrontati da quasi azzerare il valore del contributo statale
Nel frattempo si saranno dovuti affrontare i costi di gestione, riscaldamento, raffrescamento, Tarsu e altre tasse locali che sono cresciuti, sia a causa delle grandi case costruite, sia a causa della grande espansione del territorio urbanizzato a scapito del territorio agricolo (da notare che nei paesi di un tempo pochissimi avevano giardini, avendo abbastanza da lavorare la campagna durante la giornata non sentivano alcuna necessità di avere la campagna in paese mentre tutte le nuove case hanno almeno un fazzoletto di terra intorno) che avrà, per i comuni, moltiplicato i costi d'esercizio di molti servizi: manutenzione delle strade, raccolta rifiuti, trasporto scolari, posa e manutenzione di acquedotti e fognature, nonchè polizia locale per l'aumentato territorio da presidiare.
Paesi costruiti senza alcun senso dell'idea di comunità, anzi con un disordine e uno spreco del territorio che fanno rabbrividire, forse però sta per finire il tempo delle costruzioni inutili e selvagge, tra non molto scadranno i termini per usufruire dei finanziamenti a fondo perduto per la "ricostruzione".
C'è nella zona un gran fermento di compravendite di immobili diroccati con gli annessi "diritti a ricostruire" che danno modo di accedere ai finanziamenti prima che scadano i termini. Avvicinandosi tale scadenza gli ultimi ritardatari si sono mossi alla disperata, in molti casi, costruendo case molto più grandi delle loro necessità, solo per avere il massimo dei finanziamenti possibili, spesso senza avere il danaro per terminarle, a questo proposito anche il mercato delle case della prima ricostruzione è stato movimentato dalle numerose offerte sul mercato di case da parte ci coloro che avevano urgenza di fondi per mettere il tetto alla casa nuova, in gran parte costruita con i finanziamenti ottenuti; si segnala un forte deprezzamento per queste case gettate sul mercato in fretta, ad es. una palazzina indipendente di circa trent'anni in ottime condizione, con riscaldamento, costituita da due appartamenti ciascuno di tre locali più servizi e cucina abitabile con un piccolo giardino e terrazzo veniva posta sul mervato a sessantamila euro, ma non si tratta di un caso isolato, questo è il prezzo di mercato attualmente.
Il costo di costruzione di una casa nuova è invece abbastanza in linea con i costi nazionali eccetto che per l'incidenza del prezzo del terreno, finita la febbre degli stanziamenti, in molti si potrebbero trovare a dover gestire case, inutilmente grandi, il cui prezzo di mercato potrebbe essere talmente inferiore ai costi di costruzione affrontati da quasi azzerare il valore del contributo statale
Nel frattempo si saranno dovuti affrontare i costi di gestione, riscaldamento, raffrescamento, Tarsu e altre tasse locali che sono cresciuti, sia a causa delle grandi case costruite, sia a causa della grande espansione del territorio urbanizzato a scapito del territorio agricolo (da notare che nei paesi di un tempo pochissimi avevano giardini, avendo abbastanza da lavorare la campagna durante la giornata non sentivano alcuna necessità di avere la campagna in paese mentre tutte le nuove case hanno almeno un fazzoletto di terra intorno) che avrà, per i comuni, moltiplicato i costi d'esercizio di molti servizi: manutenzione delle strade, raccolta rifiuti, trasporto scolari, posa e manutenzione di acquedotti e fognature, nonchè polizia locale per l'aumentato territorio da presidiare.
venerdì, gennaio 22, 2010
La televisione digitale e i suoi corollari
Se voglio portarmi in vacanza dei film da guardarmi in albergo, cosa utile specie se non si conosce la lingua locale, devo portare con me anche il lettore dvd a causa dei codici che limitano la leggibilità dei DVD nelle varie regioni del globo, ma non solo, ulteriori restrizioni al dirito di fruire, senza alcuna violazione di copyright, di prodotti simili sono alle porte, VEDI:
http://www.partito-pirata.it/liberate_la_TV_digitale.html
La globalizzazione a senso unico è quello che vogliono le aziende: loro devono poter vendere ovunque, ma il consumatore deve fruire solo dove stabiliscono loro!
http://www.partito-pirata.it/liberate_la_TV_digitale.html
La globalizzazione a senso unico è quello che vogliono le aziende: loro devono poter vendere ovunque, ma il consumatore deve fruire solo dove stabiliscono loro!
domenica, settembre 20, 2009
Agriturismo ad Acquaviva Picena
Tre giorni di settenbre trascorsi in questa bella località delle Marche in questo agriturismo posto in posizione periferica rispetto al paese, ma vicino alla strada per Offida (vedi foto sopra), bellissimo centro un poco più all'interno.
Avevo cercato un agriturismo con piscina e aria condizionata, anche se costava un po' di più perché so che in settembre l'Adriatico è spesso capriccioso e inoltre l'afa di agosto mi aveva veramente stancato e già dormire fuori dal proprio letto può essere seccante se poi si soffoca dal caldo c'è da rovinarsi le vacanze.
La piscina era verde di alghe,
inutilizzabile, l'aria condizionata ha funzionato la prima sera, nelle successive no, ma quel chè stato peggio: la finestra non aveva persiane, solo scuri e niente tende, quindi o dormire al piano terra con la finestra spalancata, in bella vista, o dormire in un sarcofago. Nota positiva: hanno un impianto solare per scaldare l'acqua e stanno costruendo un impianto fotovoltaico. Probabilmente nella stagione più fresca sarà più confortevole.
Spero.
La donna che dovrebbe fare le pulizie in camera ci ha chiesto: "Ha bisogno che faccia le pulizie?" il cui ovvio corollario era: "Siete così zozzoni che devo venire a pulire la stanza?" Ovviamente le si ha risposto :"No grazie", visto che avevamo appena fatto colazione e costei sembrava che volesse andarsene dopo averci preparato il caffelatte, nota positiva: le brioches erano buone, anche se ne erano state calcolate una e mezza a testa di media.
Il ristorante "La Paesana" degli stessi proprietari dell'agriturismo, è risultato buono e a prezzi contenuti, ma anch'esso non ci ha fatto la ricevuta fiscale.
sabato, agosto 22, 2009
Kamikaze esploso in auto
Durante una coda lungo l'autostrada del sole in provincia di Crotone, è esplosa un'auto, dalle prime risultanze degli esperti, pare che si trattasse di un tentativo di attentato ad un noto campeggio nudista, presso cui il kamikaze, che aveva mangiato per otto giorni solo fagioli, aveva prenotato un bungalow in muratura onde fare il più danni possibile.
L'esplosione pare si sia verificata a causa dei ritardi nel viaggio non preventivati e a causa delle foderine sintetiche dei sedili dell'auto, che hanno dato luogo ad una scintilla proprio durante il movimento di riassestamento su entrambe le natiche dopo un'emissione di gas effettuata dal soggetto per allentare la tensione intestinale.
nessun altro ferito, ma il viadotto su cui viaggiava il kamikaze è stato chiuso per accertamenti.
L'esplosione pare si sia verificata a causa dei ritardi nel viaggio non preventivati e a causa delle foderine sintetiche dei sedili dell'auto, che hanno dato luogo ad una scintilla proprio durante il movimento di riassestamento su entrambe le natiche dopo un'emissione di gas effettuata dal soggetto per allentare la tensione intestinale.
nessun altro ferito, ma il viadotto su cui viaggiava il kamikaze è stato chiuso per accertamenti.
domenica, agosto 02, 2009
Val di Funes
Da un paio di settimane un vecchio amico, ora in carrozzina per la sclerosi multipla, mi ha chiesto di accompagnare lui e la sua fidanzata, che non ha patente, in Val di Funes, dove trascorreranno un paio di settimane, l'andata era prevista per mercoledì 29 luglio. La notte precedente, all'una e mezza, mi sveglia un dolore tra il petto e la scapola sinistra, il mio innato ottimismo mi fa subito escludere l'infarto, ma, cercando una posizione confortevole, arrivano le quattro, alle sei e mezzo, mentre faccio colazione mi accorgo che un herpes attenta al fascino del mio labbro inferiore, alle sette esco di casa e vado a prendere la sua fidanzata, alle otto siamo dal mio amico.
Mentre io scarico i suoi bagagli dalla mia auto, la fidanzata sale a prendere le chiavi del box, dove ci aspetta l'auto della sorella del mio amico che è più grande della mia e permette di caricare la carrozzina.
Così faccio lo scambio delle auto e, dopo avere sistemato i bagagli, mentre il mio amico commenta come "macchinosa" quella partenza, partiamo per la Val di Funes dove arriviamo alle tredici.
Dopo pranzo, anche a causa dell'herpes, dormo tre ore filate e la sera alle dieci e mezzo crollo di nuovo.
La mattina dopo alle nove riparto e arrivo a Milano verso la una, sto per andare a scambiare le auto, quando mi rendo conto della situazione paradossale in cui mi trovo, le mie chiavi del suo box sono a casa mia e le mie chiavi di casa, per non girare con peso "inutile" le ho lasciate nella mia auto, nel suo box. Aspettando di trovare una soluzione vado all'IKEA a prendere un po' di fresco e intanto faccio qualche telefonata, non è molto fresco e quando finalmente trovo una soluzione e voglio uscire in fretta, per andare a prendere le chiavi di riserva di casa mia da mia sorella, maledico tutti gli svedesi che hanno progettato quel labirinto.
Alle 15 e 15 mi trovo, diretto a Milano, sulla via Lorenteggio quando, a un semaforo verde, la macchina davanti a me improvvisamente frena e senza che sappia come e perché la tampono, quella, una Mercedes classe A, a sua volta tampona una Toyota RAV e questa a sua volta tocca una Alfa Romeo 147.
Sul momento sembra che nessuno si sia fatto niente, solo una bambina che si è spaventata nella Mercedes piange in braccio alla nonna, passa un'ambulanza che, vedendo piangere una bimba, a fianco di macchine ferme per incidente, si ferma a sua volta, in seconda fila, in una strada a di traffico intenso, dopo qualche minuto arrivano i vigili di Corsico e la nonna e il conducente della Toyota cominciano a dare segni di dolenzia: chi al fianco e chi al collo, i vigili chiedono se l'ambulanza li può portare al pronto soccorso, ma loro dicono che bisogna chiamare il 118, perché soltanto loro possono decidere chi può intervenire, così arriva una seconda ambulanza che porta via gli infortunati. Mentre la bimba, indenne, viene portata a casa dal padre, accorso nel frattempo.
Allora i vigili , che avevano ritirato i documenti di tutti gli automobilisti e delle auto coinvolte, procedono a fotografare i danni e a stendere i verbali in un furgone "ufficio", la nonna della Mercedes torna dal pronto soccorso, e le testimonianze sue, del conducente dell'Alfa Romeo e mia ci accompagnano fino alle 17.25, quando, con una multa per mancato rispetto della distanza di sicurezza, vengo cortesemente congedato.
Per fortuna la Skoda si muove senza problemi e così, dopo altre tre mezze traversate della città (prendere le chiavi di casa mia da mia sorella, prendere a casa mia le chiavi del box del mio amico, andare a casa sua per scambiare le auto e ritorno a casa) riesco ad arrivare al mio divano da dove comincio a fare relazioni telefoniche dei danni al mio amico, a sua sorella e al marito della sorella, sono stati tutti molto cortesi e comprensivi, più preoccupati della mia incolumità e di altri eventuali feriti che non dei danni, ma nel caso sia sfuggito: la temperatura di quel giorno a Milano era di circa 34 gradi con alta umidità relativa.
Mentre io scarico i suoi bagagli dalla mia auto, la fidanzata sale a prendere le chiavi del box, dove ci aspetta l'auto della sorella del mio amico che è più grande della mia e permette di caricare la carrozzina.
Così faccio lo scambio delle auto e, dopo avere sistemato i bagagli, mentre il mio amico commenta come "macchinosa" quella partenza, partiamo per la Val di Funes dove arriviamo alle tredici.
Dopo pranzo, anche a causa dell'herpes, dormo tre ore filate e la sera alle dieci e mezzo crollo di nuovo.
La mattina dopo alle nove riparto e arrivo a Milano verso la una, sto per andare a scambiare le auto, quando mi rendo conto della situazione paradossale in cui mi trovo, le mie chiavi del suo box sono a casa mia e le mie chiavi di casa, per non girare con peso "inutile" le ho lasciate nella mia auto, nel suo box. Aspettando di trovare una soluzione vado all'IKEA a prendere un po' di fresco e intanto faccio qualche telefonata, non è molto fresco e quando finalmente trovo una soluzione e voglio uscire in fretta, per andare a prendere le chiavi di riserva di casa mia da mia sorella, maledico tutti gli svedesi che hanno progettato quel labirinto.
Alle 15 e 15 mi trovo, diretto a Milano, sulla via Lorenteggio quando, a un semaforo verde, la macchina davanti a me improvvisamente frena e senza che sappia come e perché la tampono, quella, una Mercedes classe A, a sua volta tampona una Toyota RAV e questa a sua volta tocca una Alfa Romeo 147.
Sul momento sembra che nessuno si sia fatto niente, solo una bambina che si è spaventata nella Mercedes piange in braccio alla nonna, passa un'ambulanza che, vedendo piangere una bimba, a fianco di macchine ferme per incidente, si ferma a sua volta, in seconda fila, in una strada a di traffico intenso, dopo qualche minuto arrivano i vigili di Corsico e la nonna e il conducente della Toyota cominciano a dare segni di dolenzia: chi al fianco e chi al collo, i vigili chiedono se l'ambulanza li può portare al pronto soccorso, ma loro dicono che bisogna chiamare il 118, perché soltanto loro possono decidere chi può intervenire, così arriva una seconda ambulanza che porta via gli infortunati. Mentre la bimba, indenne, viene portata a casa dal padre, accorso nel frattempo.
Allora i vigili , che avevano ritirato i documenti di tutti gli automobilisti e delle auto coinvolte, procedono a fotografare i danni e a stendere i verbali in un furgone "ufficio", la nonna della Mercedes torna dal pronto soccorso, e le testimonianze sue, del conducente dell'Alfa Romeo e mia ci accompagnano fino alle 17.25, quando, con una multa per mancato rispetto della distanza di sicurezza, vengo cortesemente congedato.
Per fortuna la Skoda si muove senza problemi e così, dopo altre tre mezze traversate della città (prendere le chiavi di casa mia da mia sorella, prendere a casa mia le chiavi del box del mio amico, andare a casa sua per scambiare le auto e ritorno a casa) riesco ad arrivare al mio divano da dove comincio a fare relazioni telefoniche dei danni al mio amico, a sua sorella e al marito della sorella, sono stati tutti molto cortesi e comprensivi, più preoccupati della mia incolumità e di altri eventuali feriti che non dei danni, ma nel caso sia sfuggito: la temperatura di quel giorno a Milano era di circa 34 gradi con alta umidità relativa.
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